SHAUN HAMILL.
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LA CASA DEGLI INCUBI.
Parte 1.
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Titolo originale: A Cosmology of Monsters.
Traduzione di: Christian Pastore.
2020. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un promettente debutto di un nuovo, geniale autore.
Noah Turner vede i mostri. Suo padre Harry li ha visti da giovane e, per celebrarli, ha costruito il Wandering Dark, una casa stregata che si  trasformata nel business dell'intera famiglia. Sua madre Margaret, da donna pragmatica qual , si rifiuta di crederci, troppo concentrata a evitare che i figli vadano in pezzi.
La sorella maggiore, la drammatica e vulnerabile Sydney, non ammette di vedere altro che il bagliore accattivante del riflettore del teatro... fino a quando questo non la inghiottir, facendola sparire nel nulla.
L'altra sorella, la brillante ma goffa Eunice,  logorata da una voce interiore che ogni giorno le ricorda la propria inadeguatezza e diversit e, pur di non farla vincere, Eunice compir un gesto estremo.
Noah Turner vede i mostri. Ma, a differenza degli altri membri della famiglia, sceglie di lasciarli entrare... Una decisione non priva di conseguenze, che comporter anche un grande e definitivo sacrificio. Esempio perfetto di horror classico e romanzo di formazione, La casa degli incubi ci ricorda attraverso la storia e la metafora della famiglia Turner che i veri mostri sono le persone che ci vivono accanto, spesso anche noi stessi. Perch la vita sa rendere un mostro chiunque, ma si pu sempre decidere di tornare indietro.
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L'AUTORE.
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Shaun Hamill  cresciuto ad Arlington, Texas, nutrendosi principalmente di narrativa horror e film di mostri. Ha studiato Letteratura inglese all'universit del Texas e ha conseguito un
Master in scrittura creativa allo Iowa Writers Workshop. Vive nei tenebrosi boschi dell'Alabama con la moglie, i suoceri e il suo cane.
La casa degli incubi  il suo primo romanzo, conteso in asta negli Stati Uniti e in corso di pubblicazione in vari Paesi europei.
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NOTA. Per le citazioni tratte da opere di H. P. Lovecraft, quella iniziale  presa da I racconti di Necronomicon, Newton Compton, Roma 1993, traduzione di Gianni Pilo; quella da Kadath  tratta dall'opera omonima. Newton Compton, Roma 2012, traduzione di Gianni Pilo; tutte le altre citazioni sono tratte da Tutti i racconti, Mondadori, Milano 2017, a cura di Giuseppe Lippi.
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Dedica.
Questo libro  per mia madre, Patrice Hamill, per la mia mentore, Laura Kopchick, e per mia moglie, Rebekah H. Hamill.
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LA CASA DEGLI INCUBI.
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Lui era qualcuno che metteva in scena la nostra psiche. In un modo o nell'altro riusciva a penetrare le nebbie nei nostri corpi; era in grado di cogliere con precisione alcune delle nostre paure segrete e di riversarle sullo schermo. La storia di Lon Chaney  una storia di amori non corrisposti. Porta allo scoperto quella parte di te, perch chiunque abbia paura di non essere amato, ha paura di non esserlo mai, ha paura che una parte di s sia grottesca e che il mondo gli volter le spalle.
Ray Bradbury.
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Dopo essersi coricato, aveva fatto un sogno senza precedenti: aveva sognato citt ciclopiche di blocchi titanici e monoliti svettanti fino al cielo, tutti stillanti melme verdi, e sinistri di un orrore nascosto. Geroglifici coprivano mura e colonne e, da un punto indefinito al di sotto, proveniva una voce che non era voce; una sensazione caotica che solo la fantasia poteva trasmutare in suono, ma che egli tent di rendere
con il guazzabuglio impronunciabile di lettere: Cthulhu Fhtagn.
H. P. Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu.
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PARTE PRIMA.
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UN'ILLUSTRAZIONE E UNA VECCHIA CASA.
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CAPITOLO 1.
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Iniziai a collezionare i messaggi di suicidio di mia sorella Eunice a
sette anni. Ce li ho ancora tutti nel cassetto in basso della scrivania, a
tenerli insieme  una graffetta nera.  grosso modo l'unica cosa che
mi abbiano lasciato portare qui. Negli ultimi mesi li ho riletti spesso,
cercando un po' di conforto, speranza, o almeno in una piccola indicazione
di avere fatto la scelta migliore per tutti noi.
Eunice a un certo punto scopr che conservavo i suoi messaggi e
cominci a indirizzarli a me direttamente. In uno dei miei preferiti
c' scritto: Noah, non esiste nessun lieto fine. Ci sono solo buone
aree di sosta.
La mia famiglia  incredibilmente maldestra con i finali. Non li
gestiamo con stile, mai. D'altra parte non siamo granch neanche
con gli inizi. Io, per esempio, ignoravo del tutto il primo quarto di
questa storia fino a poco tempo fa. Ho passato la maggior parte della
mia infanzia e della mia giovinezza a gironzolare intorno ai sepolcri
chiusi ermeticamente sul passato della nostra famiglia. E proprio da
questo tipo di strazio che intendo preservarvi, chiunque voi siate. E
perch questo avvenga sar costretto a partire dai confini pi remoti
dell'ombra che grava sulla mia famiglia, ovvero da mia madre, la
rossa, pallida e slanciata Margaret Byrne, nell'autunno del 1968.
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CAPITOLO 2.
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Come me, mia madre nacque piuttosto tardi rispetto a quando si
sposarono i suoi. A differenza di me, tuttavia, godette del privilegio
di essere stata messa al mondo da genitori benestanti. Suo padre,
Christopher Byrne, lavorava come compratore per i grandi magazzini
Dillard, ed era in ottimi rapporti con William T. Dillard in persona.
Margaret non conosceva bene suo padre; pensava a lui come a
un attraente forestiero che odorava di sigarette e tornava sempre
dalle trasferte a New York con qualche regalo, per lo pi incisioni
originali dei musical di Broadway che aveva visto mentre si trovava
da quelle parti. Tuttavia non le era mai mancato niente. Era cresciuta
nel Tennessee, in una grande casa nei dintorni di Memphis, con una
lauta paghetta, bei vestiti, macchine e, quando era venuto il momento,
un'istruzione di tutto rispetto nella scuola in cui avevano studiato i
suoi genitori: la Tilden University, un piccolo istituto conservatore
di stampo cristiano a Searcy, in Arkansas.
Non dovrai mai preoccuparti dei soldi, aveva detto la madre
a Margaret, e in effetti nel 1965 poteva anche essere la verit. Mio
nonno aveva avuto talmente successo nei grandi magazzini che nel
1966, quando mia madre si iscrisse al primo anno di universit, moll
l'azienda per aprire un proprio negozio. Ciononostante, l'attivit
non ingran, e nell'estate del 1968, mentre Margaret era a casa per
le vacanze, sua madre le diede la notizia: il negozio stava fallendo.
I Byrne avrebbero continuato a pagare la retta di Margaret per un anno
ancora; lei sarebbe per stata costretta a rinunciare alla macchina, alla
paghetta mensile e all'alloggio universitario.
Quando Margaret fece notare ai suoi che le ci sarebbero voluti
almeno altri due anni per conseguire la laurea in letteratura inglese,
per non parlare del dottorato in biblioteconomia, sua madre replic:
Ti consiglio di trovarti un buon partito con cui sposarti all'universit,
anzich preoccuparti della laurea.
Scoraggiata ma non troppo, Margaret fece del suo meglio per
destreggiarsi in una situazione pi o meno impossibile. Quando in
autunno torn a Searcy, trov lavoro da Bartleby's, l'unica libreria della
citt, e prese in affitto una stanza dalla proprietaria, Rita Johnson, una
vedova la cui unica religione era la parola scritta, e il cui credo politico
si avvicinava pi a quello delle femministe alla Betty Friedan che a
quello di Richard Nixon. La signora Johnson viveva in un'accogliente
casa a due piani nei pressi dell'universit, per l'affitto chiedeva una
miseria e non imponeva praticamente nessuna regola. Che Margaret
facesse tardi non le importava, purch non portasse ragazzi al primo
piano; inoltre poteva usare la TV e il giradischi quando ne aveva voglia,
a patto che tenesse il volume basso.
Tutta questa nuova libert rappresentava un cambiamento brusco
e quasi sconvolgente, rispetto al rigido protocollo dell'alloggio universitario.
Margaret non avrebbe mai voluto andare alla Tilden, con
quel suo patto di decenza da sottoscrivere tassativamente e l'obbligo
ferreo di presenziare alla funzione della domenica mattina. Se si era
iscritta l era solo perch era l'unica scuola che il padre le avrebbe
pagato. Affrontava malvolentieri tutti quei rituali religiosi sperando
in una laurea, in un lavoro, in una vita indipendente. E vivendo dalla
signora Johnson, ebbe un primo assaggio di quello che una vita simile
avrebbe potuto essere.
A Margaret piacevano il nuovo ambiente, la sua nuova libert,
soprattutto la luce soffusa e i corridoi stretti della libreria. Le piaceva
sistemare le novit che arrivavano e disporle per argomento sugli
scaffali, e dare una mano ai clienti, spiriti affini a caccia di storie.
L'unica nota stonata nella sua vita lavorativa era rappresentata da
un giovanotto di nome Harry. Si presentava in negozio pi o meno un
paio di volte alla settimana, e le faceva domande di cui lei sospettava
conoscesse gi le risposte: Chi ha scritto Grandi speranze? Dove
trovo le biografie? La ringraziava sempre per l'informazione, ma, a
dispetto di quello a cui si dichiarava interessato, Harry si accampava
immancabilmente sul pavimento nel reparto fantascienza, dove si
metteva a leggere senza mai comprare nulla.
Aveva all'incirca la sua et, o cos sembrava, e Margaret dava
per scontato che anche lui studiasse alla Tilden. Si domandava dove
trovasse il tempo per leggere cos tanto e frequentare l'universit.
Oltretutto, se andava alla Tilden, probabilmente poteva permettersi
i libri. Perch scroccarli? Quell'Harry le dava sui nervi, ma ogni
volta che Margaret tirava fuori la cosa, lui rimetteva sullo scaffale la
mercanzia, si scusava e se ne andava.
Per un po' Margaret lavor trentadue ore alla settimana, frequent
i corsi e studi nei tempi morti; questo stile di vita si rivel per pi
duro di quanto non si fosse aspettata. Il lavoro - anche se nella quiete
della libreria era relativamente facile - era comunque estenuante. Alla
fine di una giornata in negozio le facevano male i piedi e il suo cervello
era come una spugna strizzata. A quel punto Margaret desiderava
solo sdraiarsi sul divano della signora Johnson e guardare un po' di
TV. Nelle serate in cui s'imponeva di studiare, il processo le sembrava
lento, ripetitivo, tutt' altro che spontaneo. Faticava a concentrarsi e
aveva bisogno di rileggere i paragrafi (o le singole frasi) pi e pi volte
per coglierne vagamente il senso. Si sentiva stanca tutto il tempo, si
svegliava tardi, saltava le lezioni e sbrigava i propri doveri scolastici
all'ultimo momento o non li sbrigava e basta. Sul finire di settembre
i suoi voti non erano mai stati cos bassi.
La sua rete di protezione, imbastita dalla voce spettrale e sarcastica
della madre, si materializz nelle fattezze di Pierce Lombard, un
ragazzo che vedeva al corso di Storia della civilt occidentale. Alto,
magro e con un taglio di capelli fuori moda da un decennio, Pierce
aveva palpebre cascanti che risaltavano per via delle borse scure
sotto gli occhi, sembrava sempre assonnato e dimostrava una decina
d'anni in pi di quanti in realt ne avesse (venti). Per la invitava
fuori almeno una volta alla settimana, e proveniva da una facoltosa
famiglia di magnati del pollame. Quando una persona, verso la met
del ventesimo secolo, faceva la spesa al supermercato nel Sud degli
Stati Uniti, c'erano buone probabilit che finisse per comprare almeno
un pollo Lombard. A volte Pierce cercava di spiegare a Margaret come
funzionasse l'azienda, ma ogni volta lei tendeva a distrarsi.
Non andavano spesso al cinema, perch Pierce disapprovava la
maggior parte delle pellicole (era un conservatore, ed era particolarmente
religioso pure per la media della Tilden), e anche quando
ci andavano lui stava seduto impettito senza mai ridere o sorridere.
Capitava che al buio Margaret guardasse lui invece del film. Ai tempi
Pierce sembrava un trentenne. Che et avrebbe dimostrato nel giro
di dieci anni, o di venti, quando le responsabilit di pollivendolo
avrebbero iniziato a logorarlo?
Era beneducato, le apriva immancabilmente le porte, diceva sempre
per favore e grazie. Quando con la Mercedes andavano a pomiciare
da qualche parte, i baci di Pierce sembravano scrupolosamente
calcolati per non oltrepassare il confine fra passione e buone maniere;
teneva le mani sui fianchi di Margaret, sulla sua pancia o sul suo viso.
Margaret, una ragazza perbene e ancora vergine, immaginava che
il vero amore dovesse essere uno sport a contatto diretto, intenso e
pericoloso, il tipo di cosa che poteva avvenire sui binari ferroviari,
o per terra in un bosco, due corpi che si dibattevano per esprimere
purezza di spirito. Si chiedeva se Pierce, che a sua volta era un
ragazzo perbene, prima di tributarle quel tipo di passione stesse
aspettando che lei dimostrasse un'affinit spirituale, perci una sera
d'inizio ottobre allung una mano verso le sue parti basse e gliele
strizz. Pierce, sbigottito, le allontan la mano di scatto e si rintan
nell'angolo pi distante del sedile.
Si pu sapere perch l'hai fatto? le chiese.
Perch ne avevo voglia.
Non  questo il punto, comment lui. Non va bene.
Dopodich la riport a casa e non le diede nemmeno il bacio della
buona notte.
Margaret aveva sempre pensato che fra persone civili la religione
andasse bene praticarla in pubblico, non in privato. Di certo nessuno
credeva seriamente alla roba su cui la domenica si dichiarava d'accordo.
Pierce era un ragazzo, non avrebbe dovuto insistere di pi per vedere
che cosa avrebbe potuto rimediare? C'era realmente chi credeva che
a Ges fregasse qualcosa di come uno poteva disporre delle proprie
parti intime? Pierce avrebbe piuttosto dovuto essere contento che lei
avesse mostrato interesse verso il suo membro, no?
Dopo essere stato palpeggiato, Pierce smise di chiamarla, e in
classe o a messa inizi a sedersi distante. Il ritrovato tempo libero
non miglior i voti di Margaret, che non super tre esami di seguito.
Quando a met semestre le restitu il compito con una grave insufficienza
vergata sulla prima pagina, il professore di algebra mormor:
Si dia una regolata, signorina Byrne.
Margaret sentiva montare una rabbia cieca verso l'ingiustizia
dell'intera situazione. Perch mai doveva essere un suo problema
se il padre era un pessimo imprenditore? Perch doveva essere lei
a convincere un fessacchiotto dalla faccia assonnata a godere del
suo corpo? Come si poteva pensare che qualcuno ce la facesse, in
circostanze simili?
Il giorno in cui le era stata restituita la prova di algebra, si era
trascinata la rabbia al lavoro. Intuendo la tempesta emotiva che stava
attraversando, la signora Johnson la lasci da sola a riordinare il
reparto fantascienza, il che sarebbe stata una buona cosa, tuttavia a
bloccare il corridoio con il dorso appoggiato agli scaffali c'era Harry,
seduto per terra con un grosso libro aperto davanti a s e la scritta
SIETE PREGATI DI NON LEGGERE I LIBRI appesa proprio sopra la testa.
Margaret incroci le braccia e lo guard di traverso. Alle spalle
della ragazza il sole filtrava dalla finestra, e la sua ombra si allungava
nel corridoio oscurando Harry.
Ciao, Margaret, la salut lui con un sorriso. Volevo chiederti...
avete qualcosa di Philip Roth? E quando lei non gli rispose,
aggiunse: Tutto bene?
Sai leggere? Le parole sulle pagine che sfogli le capisci, vero? O
te ne stai seduto l solo perch vuoi sembrare intelligente a chi passa?
S, so leggere.
Quindi perch non... Margaret strapp il cartello con la scritta
dallo scaffale sopra di lui e cerc di scagliarglielo addosso. Era un
foglio sottile, e svolazz pigramente nell'aria come una foglia secca.
Harry lo guard atterrare sul pavimento, poi alz lo sguardo verso di lei.
Perch non... cosa?
Perch non... non... Insomma, ora che hai letto devi pagare!
Lo afferr per una spalla. Alzati.
Forse sorpreso dall'intensit della sua furia, Harry fece come lei
gli aveva ordinato, e con il libro ancora aperto fra le mani si lasci
condurre da Margaret al bancone dove c'era la signora Johnson.
Harry vorrebbe pagare, disse Margaret. Lo spinse verso la cassa.
Lui le lanci un'occhiata mesta, ma appoggi il libro sul bancone.
Era un grosso torno dalla copertina rigida patinata, qualcosa che
si potrebbe trovare in bella mostra sul tavolino del salotto a casa di
qualcuno.
La signora Johnson prese il libro e controll il prezzo sull'aletta.
Sei sicuro, Harry?
Lui grugn un s, e la signora Johnson batt lo scontrino. Leggendo
l'importo Harry trasal, ma tir fuori uno scolorito e consunto portafoglio
e pag. La signora Johnson lo infil in un sacchetto. Harry
farfugli un grazie e usc. La donna si rivolse a Margaret: Cosa 
successo?
Niente.
Niente davvero, o niente perch non hai voglia di parlarne?
Faccia un po' lei, signora Johnson.
Bada a come parli, signorina.
Margaret si rimise a sistemare gli scaffali. Via via che la giornata
di lavoro and avanti, la sua rabbia diminu fino a sparire del tutto,
lasciandola disorientata rispetto al vigore e alla potenza del suo sfogo.
Certi dettagli continuavano a farsi vivi, cose che riguardavano Harry
e che prima lei non aveva mai notato: la manica sciupata della sua
camicia, con la stoffa lisa per i troppi lavaggi, i jeans sbiaditi sulle
ginocchia e un vago odore d'unto che Margaret non riusciva a identificare,
inevitabile se Harry si trovava nei paraggi.
Quando quella sera fin di lavorare, prov una lieve vergogna, che
aument nel momento in cui trov Harry ad aspettarla nel parcheggio.
Con le gambe incrociate e le mani in grembo. Macchine cos vecchie
nel campus non se ne vedevano quasi mai. Che fosse l grazie a una
borsa di studio? E se invece, come lei, Harry stesse cercando di barcamenarsi
mentre andava a scuola?
Rossa in viso, Margaret fece uno sforzo e gli si avvicin.
Era un libro costoso, rilev Harry.
Puoi restituirlo. Se hai tenuto lo scontrino, riavrai indietro i soldi.
Lui fece una smorfia. Non posso fare una cosa simile alla signora
Johnson.  sempre gentile con me.
Posso ripagartelo io? propose Margaret. Si frug nella borsa in
cerca del portafoglio.
Harry spostava la testa da un lato all'altro, come se stesse litigando
con se stesso.
Io stasera sarei andato al cinema. Direi che per rimediare potresti
comprare tu i biglietti.
Mi stai chiedendo di venire al cinema con te?
Guido io. A pagare l'ingresso ci pensi tu.
Cosa vuoi andare a vedere?
A Little Rock  appena uscito Rosemary's Baby.
Margaret aveva gi sentito parlare di quel film. La settimana prima,
durante la predica nella cappella, il prete lo aveva abbondantemente
messo al bando con parole roboanti: blasfemo, sacrilego, ripugnante.
Ogni studente che fosse stato sorpreso a guardare il film (o a leggere
il romanzo di Ira Levin da cui era tratto) sarebbe stato espulso. Da
nessuna parte nel monito del dottor Landon (o sugli avvisi sparsi
ovunque nel campus) c'erano per dettagli sul film. Cos' che lo
rendeva sacrilego? Perch mai era blasfemo?
Se Margaret avesse ancora vissuto nell'alloggio universitario non
avrebbe mai nemmeno considerato la possibilit di vederlo. Ma la
signora Johnson non avrebbe fatto la spia; secondo la proprietaria
della libreria qualsiasi storia doveva essere accessibile a chiunque, a
prescindere dai valori che esprimeva. Sarebbe stata orgogliosa che la
ragazza si facesse una sua idea.
Little Rock, tuttavia, distava circa ottanta chilometri da Searcy,
e Margaret non aveva ancora finito gli esercizi di chimica. Lo fece
presente a Harry.
Andr veloce sia all'andata sia al ritorno, replic lui.
Margaret abbass lo sguardo sul maglioncino e sulla gonna che si
era messa quella mattina per andare a lezione. Non era esattamente
lo stile adatto per un primo appuntamento, ma si stava parlando di
un rimborso, non di questioni di cuore. Quei vestiti sarebbero serviti
a fargli capire cosa dovesse aspettarsi. E va bene allora, andiamo.
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CAPITOLO 3.
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Era un horror, con protagonista quella ragazza che recitava in Peyton
Place. Parlava di una giovane coppia di sposi che, trasferitisi in un
appartamento, vengono adescati dagli anziani e cortesi satanisti
della porta accanto. Margaret compr i biglietti, Harry pag bibite e
popcorn. Durante la proiezione, le loro dita si toccarono un paio di
volte nel secchiello dei popcorn, ma Harry non prov n a stringerle
la mano n a metterle un braccio attorno alle spalle. Assorto, teneva
gli occhi incollati allo schermo.
Il film non era di quelli che terrorizzano facendoti saltare sulla
sedia, inquietava a un livello pi profondo e viscerale. Margaret fin
per immedesimarsi con il personaggio del titolo: Rosemary veniva
maltrattata e isolata dal marito e dai vicini, il diavolo la violentava, e
nel finale non le restava che fare da madre alla progenie derivata da
quell'unione sacrilega. Mentre Rosemary dondolava il suo bambino
nella culla nera e iniziavano a scorrere i titoli di coda, Margaret rest
seduta, era sconvolta. I film potevano concludersi anche cos? Con il
diavolo che trionfa e l'eroina sconfitta?
L'incantesimo dur fino a quando Harry non ruppe il silenzio nel
parcheggio. Se ci muoviamo, sarai a casa per le dieci e mezzo.
La ragazza lasci che lui aprisse la portiera e studi la sua faccia.
Aveva un lungo naso che incombeva su una bocca piccola e su un
mento aguzzo, e occhi castani sormontati da folte sopracciglia scure.
Se l'avesse visto dall'altra parte di una stanza a una festa non l'avrebbe
notato, ma la sua faccia in effetti non era spiacevole e faceva simpatia.
Sent che la foschia in cui l'aveva precipitata la pellicola si dissolveva.
Non hai fame? gli domand. Io sto morendo.
Diciamo che non mi dispiacerebbe mangiare.
La port in un McDonald's a qualche isolato di distanza, probabilmente
l'unico locale ancora aperto della cittadina. Mentre scendevano
dalla macchina, Margaret afferr il sacchetto della libreria che era
appoggiato in mezzo a loro. Voglio capire per cosa ho sacrificato
tutte queste ore di studio stasera.
Sarebbe meglio che aspettassi di aver finito di mangiare, prima
di tuffartici, disse Harry.  abbastanza truculento.
Le chiese di andare a cercare un posto dove sedersi mentre lui
ordinava. Margaret lo scelse accanto alla vetrina, tir fuori il libro dal
sacchetto e lo appoggi sul tavolo: Visioni di Cthulhu. Illustrazioni
ispirate dall'opera di H. P. Lovecraft.
In copertina c'era disegnata un'enorme, orrenda bestia dalle sembianze
vagamente umane, con braccia e gambe tozze, verdi e muscolose,
e artigli che spuntavano direttamente da mani e piedi invece che
dalle dita. Aveva la testa di un orrido calamaro, bulboso, dotato di
molti occhi, e terminava in un groviglio di tentacoli che ricadevano
sul petto e sul ventre rigonfio e smisurato della creatura. Un paio di
ali appuntite, ma che in un certo senso sembravano fragili, spuntavano
dalla schiena. Margaret si chiese come un mostro obeso di quello
stampo potesse librarsi in volo.
Spero che non ti abbia fatto passare la voglia di mangiare questa
roba. Harry era in piedi accanto a lei con un vassoio di hamburger,
patatine fritte e bibite.
Margaret indic la copertina del libro.  questo Cthulhu? Lo
pronunci chitulu, e dal sorrisetto di Harry si rese conto che non era
corretto.
 come lo ha interpretato un artista, s, le rispose lui. E si
pronuncia catulu.
Margaret tir il libro verso di s per permettere a Harry di posare
il cibo. Non  che faccia paura. Pi che altro  rivoltante, una specie
di versione mostruosa di un Buddha grasso, di quelli che si vedono
nei ristoranti cinesi.
Harry si mise a ridere e inclin un po' la testa per guardare meglio
l'immagine.  vero, un po' lo ricorda.
Ma dovrebbe fare paura?
Harry si sedette di fronte a lei. Nel racconto ci riesce. Ma forse
 una di quelle cose che non puoi riprodurre senza trascurare qualche
elemento essenziale. E un po' come se funzionasse solo quando lo
si immagina.
Margaret apr il libro a una pagina a caso e trov il disegno di un
altro mostro, pi indefinito, pi amorfo, un unico ammasso di carne
con quattro occhi neri e una bocca luccicante che ricordava una
vulva in cui se ne stavano allineate zanne appuntite, e-sul suo dorso
ondeggiava un'accozzaglia di tentacoli. Fluttuava tra le stelle, e sullo
sfondo appariva minuscolo un pianetino.
E questo tipo chi ?
Azathoth. Harry prese un hamburger dal vassoio e lo scart.
Margaret chiuse il libro con una certa riluttanza e lo appoggi
sulla sedia accanto a s. Pesc una patatina da uno dei cartoccetti
bisunti. Quindi ogni immagine del libro si basa su una storia di
questo Lovecraft.
Masticando, Harry annu.
 un librone, osserv lei. Deve essersi inventato parecchi
mostri.
Harry si copr la bocca con una mano e rispose malgrado avesse
la bocca piena. Un mucchio, s. E sono tutti collegati, fra l'altro.
In che senso?  come se fossero tutti imparentati, come una
famiglia?
Lui inghiott il boccone e bevve un sorso della sua bibita. Alcuni
lo sono. Ma quello che intendevo  che condividono tutti uno stesso
mondo,  l che esistono. Un po' come in quei film in cui Dracula
incontra la creatura di Frankenstein, hai presente?
Margaret fece spallucce. Ho visto un film in cui Gianni e Pinotto
incontrano l'uomo lupo.
L'idea di base  quella. Sono tutti l, coesistono nello stesso
spazio, respirano la stessa aria. Nello stesso modo in cui molti libri
di Faulkner si svolgono nella stessa contea.
Hai mai espresso questo paragone durante un corso di letteratura?
Per il momento no. Ho imparato la lezione.
Secondo te ai professori non interessa?
Harry stava per dire qualcosa, ma si blocc e si infil una patatina
in bocca.
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CAPITOLO 4.
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Raggiunsero la casa della signora Johnson poco prima di mezzanotte,
e restarono in macchina cercando di capire cosa dirsi a quel punto.
Be', disse alla fine Harry. Grazie per il film.
Grazie per aver comprato un libro costoso, replic Margaret.
 un piacere fare affari con lei. Rise della propria battuta, un suono
stridulo e fin troppo squillante.
Harry guardava fisso davanti a s, con la bocca storta arroccata
sul lato sinistro del volto. Immagino che ci rivedremo in negozio.
Buona notte, Harry. Margaret scivol lungo il sedile e lo baci
su una guancia, ruvida per via della barba di due giorni.
Scese dalla macchina e s'incammin nel vialetto, cercando di
stabilire se sentirsi sollevata o felice per il fatto che lui non ci avesse
provato. Il treno di quei pensieri and presto a sbattere contro lo stress
dei compiti. Non aveva ancora iniziato la sua relazione di letteratura
americana, e le equazioni di chimica giacevano in un limbo matematico.
Ehi!
Si volt. Harry correva verso di lei, in mano stringeva qualcosa. Si
ferm a meno di un metro da Margaret e le allung un piccolo tascabile
con il dorso screpolato: La tomba e altri racconti di H. P. Lovecraft.
In copertina, nera con le scritte bianche, c'era la fronte di un uomo
spaccata in due, e dal punto in cui avrebbe dovuto esserci un cervello
sgorgavano scarafaggi rossicci.
Potresti iniziare con questo. Mia madre me l'ha regalato quando
ho compiuto tredici anni.
La ragazza prese il libro. D'accordo, sembra interessante...
inizi a dire, ma Harry non la lasci terminare. Avvicinandosi ancora,
le prese il viso fra le mani e la baci. Tutto fin prima che Margaret
potesse capire cosa stava succedendo. Harry torn di buon passo alla
macchina e la lasci che saliva le scale frastornata, diretta alla porta
di casa, armeggiando con le chiavi mentre si diceva che avrebbe fatto
meglio a ordinare un hamburger senza cipolle.
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CAPITOLO 5.
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Margaret rest sveglia tutta la notte per finire La tomba, come se
i geni, i pazzoidi e le mostruosit pressoch indescrivibili riunite nel
libro custodissero la chiave per decifrare il giovane e strambo perdigiorno
con cui si era scambiata un rapido bacio alla cipolla.
Il libro non le fu di aiuto. Harry non le sembrava n un pazzo n
un mostro e, senza offesa, neanche un genio. Di lui cap soltanto che
aveva il gusto del macabro e una straordinaria pazienza verso una
prosa ermetica e molto elaborata. Lei trov Lovecraft praticamente
illeggibile. Se si poteva dire che nei vari racconti ci fossero dei
personaggi, era meramente perch il loro nome appariva sulla pagina,
tuttavia non crescevano mai, non cambiavano e non erano coinvolti in
nessuna relazione umana degna di questo nome. Ogni volta che quei
personaggi parlavano, sembravano testi accademici antropomorfizzati
provenienti da una dimensione alternativa. Le storie parevano per lo
pi incentrate su un unico superstite che esponeva il resoconto di un'esplorazione
di una qualche antica rovina e impazziva poi rendendosi
conto che la rovina era stata edificata (e a volte era ancora abitata)
da un abominevole essere primordiale. Il linguaggio era fiorito, ricco
di aggettivi, niente a che vedere con l'orrore e il terrore dirompente
evocato dalle illustrazioni di Visioni di Cthulhu.
Molti racconti, d'altra parte, avevano un che di seducente con le
loro macabre rivelazioni, con la graduale presa di coscienza da parte
del narratore che il rassicurante mondo reale abitato dagli esseri
umani fosse in verit solo un fragile velo pronto a essere strappato
e a rivelare un abisso di malvagit. Andava pi o meno al contrario
di quanto succedeva a Mos con il rovo ardente o a Paolo sulla via
di Damasco. Era lo stesso concetto su cui si fondava la religione - il
mondo non  il mondo - ma rovesciato.
Stava ancora accapigliandosi con questa idea, quando la mattina
successiva entr barcollando nell'aula di Storia della civilt occidentale.
Non si accorse che Pierce le si stava avvicinando finch non fu
seduto accanto a lei.
Hai intenzione di parlarmi ancora? gli domand Margaret.
Lui sospir, e le sue narici si dilatarono. Ammetto che forse ho
esagerato. Ma quello che hai fatto tu...
Margaret si appoggi allo schienale della sedia e inarc le sopracciglia.
Questa s che era bella.
Pierce si mise una mano sulla fronte. Sto cercando di scusarmi.
Si accigli, il che le sembr in un certo senso familiare.
Stai andando benissimo. Una meraviglia.
Che ne dici se stasera ti porto fuori e ci facciamo una vera chiacchierata
tra adulti? Concedimelo.
Per la prima volta in quasi una settimana, Margaret sent alla base
del cranio la sgradevole voce di sua madre. Le parole BUON PARTITO
si accesero al centro della sua mente come un marchio a fuoco. Era
troppo stanca per dire di no.
Pierce la port nel ristorante pi costoso di Searcy, un posto di
nome Captain Bill in cui si poteva ordinare un po' di tutto, pieno
di vecchie reti da pesca e arpioni appesi alle pareti e al soffitto. La
invit a ordinare ci che preferiva e chiese per s un'aragosta a mo'
di esempio. Margaret prese un'insalata. Non aveva mai mangiato aragosta.
Quando l'aveva visto fare ai suoi genitori, aveva trovato l'intera
complessa faccenda - i bavagli per mangiarla, la sovrabbondanza di
fluidi, i gusci spaccati che custodivano una quantit miserabile di
polpa - rivoltante. A ben vedere sua madre e suo padre avrebbero
potuto mangiare anche giganteschi scarafaggi rossastri. Quella considerazione
le ricord la copertina del libro di Lovecraft, La tomba,
facendole apprezzare ancora di pi la sua insalata.
La termin prima che Pierce finisse di spaccare, scavare, ficcarsi
in bocca e masticare il proprio cibo. Perfino con la luce soffusa del
ristorante la fronte gli brillava. Margaret prov a capire se avesse gi
iniziato a perdere i capelli. Fra l'altro, possibile che fosse cos sudato
solo per un'aragosta? Non era un buon segno, no?
Quando il cameriere arriv con il conto, Pierce lo piazz al centro
del tavolo mentre recuperava il portafoglio dalla giacca. Margaret lev
gli occhi dal conto, li punt su Pierce e lo sorprese a guardarla: voleva
essere certo che avesse visto la cifra. Lui fece finta di non essersene
accorto, gett sul tavolo diverse banconote e disse al cameriere di
tenere il resto.
In fondo ce la sta mettendo tutta, si disse Margaret.
Dopo cena (e dopo una manciata di mentine in omaggio), si diressero
in macchina al parcheggio vicino al parco. La notte era limpida
e stellata. Le costellazioni le fecero venire in mente l'Azathoth
delle Visioni di Cthulhu, il mostro-vagina che con i propri tentacoli
si proiettava nel firmamento. Mezzo addormentata si domand cosa
stesse facendo Harry in quel preciso istante, e si rese conto che prima
dell'appuntamento con Pierce avrebbe fatto meglio a schiacciare un
pisolino.
Stava giusto per avere un colpo di sonno quando il ragazzo le
disse: Non devi per forza startene seduta cos lontano. Margaret
gli si avvicin rapidamente quando lui, con dei colpetti sul sedile, le
indic lo spazio accanto a s.
Il ragazzo la cinse con un braccio e Margaret si abbandon contro di
lui. Non era cos sgradevole. C'era qualcosa di confortante. Di umano.
Ce l'hai ancora con me? domand Pierce.
No.
Se fosse cos, lo capirei. Mi sono comportato da vero imbecille.
Non ti preoccupare, e per rassicurarlo gli diede qualche pacca
sul petto. In effetti, si accorse Margaret, non le importava affatto.
Pierce fece un respiro profondo. La verit  che mi sono
spaventato... quando tu... hai fatto quello che hai fatto. Non ci frequentiamo
poi da molto, ed  successo cos in fretta. Non ho affrontato la cosa da
uomo. Sono scappato come un ragazzino e mi sono nascosto da te. A
Dio l'ho chiesto: Perch si  comportata cos? E una ragazza perbene,
e a un certo punto Lui mi ha risposto: Lo ha fatto perch ti ama.
Il corpo di Margaret si irrigid. Ci parli molto con Dio? Lei pregava
esclusivamente in chiesa, oppure quando si trovava a tavola con
altri cristiani, e anche in quelle occasioni si limitava a chinare il capo,
a chiudere gli occhi e a dire Amen al momento giusto. Durante la
preghiera la sua mente vagava altrove. Dava per scontato che tutti si
regolassero cos, anche se non stava bene dichiararlo.
Ci parlo tutto il giorno tutti i giorni, le rispose Pierce. Il punto
, a ogni modo, che Dio mi ha detto che tu mi ami, e mi ha detto
anche che se sono scappato via  perch ti amo anch'io, solo che non
ero pronto ad ammetterlo. Pierce scivol sul sedile e la scrut. La
sua fronte illuminata dalla luna risultava quasi abbagliante. In cima a
quella fronte spiccava una vena. Stava pulsando? Pierce stava bene?
Ti amo, Margaret. Lo so che corro troppo, ma i miei mi hanno detto
che quando  il momento lo sai e basta. Quindi se tu sei pronta a fare
sul serio, be', lo sono anch'io. Voglio che per il giorno del Ringraziamento,
quando saremo in vacanza, tu venga dai miei. Mi piacerebbe
presentarti alla mia famiglia.
Margaret si raddrizz. Pierce le sorrise con una sorta di benevolenza,
un'espressione che lei collegava alla faccia di suo padre la mattina di
Natale, l'espressione di un uomo che ti sta facendo un gran regalo.
Questo ... un grosso passo, consider.
Ti amo, Margaret, ribad Pierce. Si pieg verso di lei e la baci.
Margaret si lasci schiacciare sul sedile, permettendogli di strisciarle
sopra, non fece resistenza ai baci e alle sue mani impacciate. Mentre
lui le stava mordicchiando orecchie e collo, not qualcosa con la coda
dell'occhio, qualcosa fuori dal finestrino di Pierce.
Si spost un poco per vedere meglio, ma quel qualcosa non c'era
pi. Prov a riprendere il ritmo della pomiciata, afferr la faccia di
Pierce, lo baci, si fece ficcare in bocca una lingua simile a un grasso
e viscido verme. Riapr gli occhi e in quel momento, mentre lui
si accaniva con bramosia sul suo corpo per lo pi passivo, la vena
sulla fronte senza dubbio gli pulsava. Margaret smise di osservarlo e
guardando fuori dalla macchina, stavolta dalla propria parte, vide di
nuovo qualcosa, una grande sagoma dalle spalle larghe e curve, con
due luccicanti occhi color arancione che penetravano il vetro.
Margaret emise un verso soffocato, un grido di panico, piant le
mani nelle spalle di Pierce per spingerlo via e levarsi quella lingua
dalla bocca cos da metterlo in allarme, ma lui non fece che gemere
e palparla con foga maggiore. La vena si era allungata fino ad
attraversargli le sopracciglia, dividendo la fronte in due spiazzi di
pelle pallida e sudaticcia. Margaret si dimen tentando di liberarsi.
Sottopelle, la fronte di Pierce si muoveva. La vena puls due volte,
dopodich scoppi.
La testa di Pierce si spacc spalancandosi completamente, e centinaia
di minuscoli insetti rossi iniziarono a fuoriuscire e a scorrerle
sulla faccia, tra i capelli, negli interstizi fra i vestiti e la sua carne,
migliaia di zampette tremolanti in cerca di libert. Margaret allontan
il ragazzo con un calcio, url, si ritrasse di colpo e inizi a grattarsi
dappertutto. Doveva sbarazzarsi degli insetti, uscire dalla macchina,
se non lo avesse fatto sarebbe morta.
Afferr la maniglia della portiera alle sue spalle e la tir. La porta
si apr di scatto facendola cascare a terra. Pierce strisci sul sedile
verso di lei, Margaret cerc allora di rimettersi in piedi e di andarsene
prima di rivedere la sua faccia, di vedere gli insetti che gli scavavano
gli occhi, che straripavano dalle sue narici e gli si riversavano in bocca
per mangiarlo dall'interno... ma era troppo stanca per via della maratona
di lettura notturna, troppo sfiatata per via dell'urlo, e si mosse
troppo lentamente. Quando il volto di Pierce fu visibile al chiaro di
luna, non pot fare a meno di guardarlo.
Era un po' sudato, scombussolato, con la faccia rossa perch era
stato interrotto bruscamente nel suo impeto (e magari perch lei lo
aveva messo in allarme), ma per il resto era a posto. La vena era
scomparsa, la fronte cerea era di nuovo liscia e piatta.
Qualcosa non va? le chiese. Scese dalla macchina e s'inginocchi
davanti a lei.
Margaret sbatt le palpebre un paio di volte, respirando a fatica.
Sto bene, disse pi a se stessa che a lui.  tutto okay.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Margaret spieg che non aveva dormito molto la notte prima, e che
forse aveva avuto una specie di incubo a occhi aperti. Pierce recit
la parte del fidanzato premuroso e non le fece troppe domande. Lei
si rese conto di avere di nuovo fame, comunque, e ansiosa di evitare
ulteriori pomiciate, domand al ragazzo di andare a prendere qualcosa
d'asporto.
Si ritrov quindi in un McDonald's per la seconda serata di fila,
a guardare fuori dal finestrino mentre Pierce le ordinava patatine e
milkshake direttamente dall'auto. Si sentiva la faccia ruvida, come
se se la fosse strofinata con la carta vetrata. Non le andava di parlare,
non le andava di riflettere. Voleva solo guardare fuori dal finestrino.
Aspett che Pierce si mettesse d'accordo con la voce incorporea che
usciva dal microfono della cassa. Eppure anche quell'innocua conversazione
in cui s e no erano state scambiate cinquanta parole, riusc a
innervosirla. Ma come mai? E perch quel lieve senso di panico nel
petto? Margaret si volt ed esamin la macchina, cercando di individuare
la fonte del proprio disagio. Fu solo al momento di ritirare il
cibo che cap. Ad aprire la finestrella per prendere i soldi fu Harry.
I suoi occhi incrociarono quelli di Margaret dentro la macchina e
per l'evidente sorpresa la bocca gli si spalanc.
Sei sicura di volerlo? le chiese, abbozzando un sorriso e porgendole
il milkshake. Dentro potrebbero esserci radici di mandragora.
Prego? domand Pierce.
Margaret scosse appena la testa. Harry devi lo sguardo sul ragazzo.
Era tanto per dire, scusa.
Quanto hai detto che ti devo? s'inform Pierce.
Glielo disse e l'altro pag. Harry cont i soldi e richiuse la finestrella,
Pierce ripart. Mentre la riportava dalla signora Johnson, Margaret
reggeva il milkshake con entrambe le mani, ma non riusc a berne
nemmeno un sorso. Una volta a casa, prima di salire le scale, and in
cucina e lo rovesci nel lavandino. Radici di mandragora, come no.
Si addorment quasi di schianto. Sogn degli ululati, come se un
lupo o un qualche segugio stesse soffrendo atrocemente nelle vicinanze.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Quando Margaret la chiam per dirle del giorno del Ringraziamento,
sua madre esult. Faceva cos chiasso che la figlia fu costretta ad
allontanare il telefono dall'orecchio.
Eccola la mia bambina, disse la signora Byrne.
I miei voti sono in ribasso, replic Margaret. Sono rimasta
indietro in tutte le materie.
Devi solo tirare avanti abbastanza per concludere l'affare, tagli
corto la madre. Puoi farcela, principessa.
Mamma...
S?
Non mi sembra...
Non ti sembra cosa?
Non mi sembra giusto, pens Margaret. Invece disse: Non mi
sembra ancora vero.
Lo diventer, replic la signora Byrne, come intuendo ci che era
sottinteso nel tono della figlia. Devi solo impratichirti con l'amore
e aspettare che arrivi.
Ogni mattina, preparandosi per andare a scuola, Margaret si ripeteva
in continuazione il suo mantra. Siamo innamorati. Siamo innamorati.
Lavandosi i denti, provava a immaginare Pierce accanto a s, loro due
che sputavano a turno nel lavandino. Mentre si sistemava i capelli e
si vestiva si sforzava di sentire la sua mancanza, di chiedersi dove
fosse, cosa stesse facendo.
Provava a struggersi, fingeva di scalpitare per la lezione di Storia
della civilt occidentale. Era come se corresse tenendo alto sopra la
testa l'aquilone del loro rapporto, cercando di fargli prendere il volo
da solo. Ma quell'aquilone sembrava avere sempre bisogno di un
aiutino supplementare.
Harry aveva smesso di andare in libreria. Margaret sapeva bene
perch si teneva a distanza: le aveva nascosto che lavoro faceva, e non
solo lei lo aveva scoperto, ma lo aveva scoperto durante un appuntamento
con un altro. Uno che guidava una Mercedes. Al suo posto
anche lei si sarebbe tenuta a distanza. Povero Harry.
Margaret per aveva ancora il suo libro, La tomba, che gli aveva
regalato la madre. L'avrebbe voluto indietro, e Margaret non vedeva
l'ora di sbarazzarsene. Erano trascorse due settimane da quando
aveva dato di matto nella macchina di Pierce, eppure continuava ad
avere incubi popolati di figure incombenti e lontani ululati. Era quasi
certa che fosse colpa del libro. Fra i racconti contenuti in quella
raccolta, ce n'era uno intitolato Il segugio, su un paio di tombaroli
che disseppellendo un mago morto da secoli scoprono qualcosa di
sovrannaturale nella sua bara:
La creatura... mi guardava compiaciuta dalle orbite vuote e fosforescenti,
con i lunghi denti insanguinati che ridevano di me e della
mia inevitabile rovina. Poi, dalla bocca ghignante usc l'ululato di
un segugio gigantesco... allora gridai e fuggii...
Margaret prese in prestito una bicicletta dal garage della signora
Johnson e attravers pedalando la cittadina diretta al McDonald's.
Arriv all'ora di pranzo, e alla cassa trov Harry che cercava di
smaltire una lunga fila di clienti. Quando lei si mise in fila, lui non
se ne accorse, era completamente assorbito da chi gli stava davanti.
Appariva felice, come se qualsiasi cliente fosse proprio la persona
che sperava di vedere.
Quell'espressione dur fino a che Margaret non raggiunse la testa
della fila, poi all'improvviso Harry sembr interessarsi al registratore
di cassa.
Come posso esserti utile? le chiese.
Voglio restituirti il libro.
Bene, restituiscimelo.
Quando vai in pausa?
L'ho gi fatta.
E quando finisci il turno?
Harry sospir. Stacco alle tre.
Lei diede un'occhiata all'orologio, erano le 13,45. Allora prender,
disse aprendo il portamonete ed esaminandone il misero contenuto,
la porzione pi piccola di patatine. Le mangio qui.
Harry batt lo scontrino e le pass un vassoio con un cartoccetto
di patatine. Margaret lo port fino a un tavolo d'angolo, si sedette
e mangi il pi lentamente possibile, cos piano che, prima che le
finisse, le ultime patatine erano gi fredde e mollicce. Era comunque
passato solo un quarto d'ora. Margaret guard distrattamente la vetrina,
il cielo azzurro e luminoso che c'era fuori, poi osserv Harry
che prendeva gli ordini alla cassa. Come riusciva una persona a essere
sempre cos cordiale?
Finalmente, alle 15 e 5 minuti, Harry si trascin via di l e mugugnando
si accasci all'altro lato del suo tavolo. Non appena si
sedette, da lui si lev un odore di fritto, un'ondata che le rivolt lo
stomaco. Mentre parlavano, giocherellava con il cappellino bianco
di McDonald's.
Cosa posso fare per te, Margaret?
Lei spinse sul tavolo La tomba. Volevo che riavessi il libro.
Ti ringrazio, per non era necessario.
Ma te l'ha dato tua madre. Te l'ha regalato per i tuoi tredici anni.
Harry si massaggi la faccia e imbarazzato guard il soffitto. Ah,
gi.  per questo.
Che vuoi dire?
Niente.  solo che... se controlli la data di pubblicazione, il libro
 uscito solo due anni fa. I conti non tornano. Sempre che non pensi
che io abbia quindici anni.
Margaret recuper il libro e controll all'interno. Ma perch
mentirmi su una cosa simile?
Pensavo che le mie chance per un secondo appuntamento sarebbero
aumentate. Harry fece attenzione a come lei reagiva. Comunque
non  per questo che sei qui.
Margaret si spost appena, non sapeva bene come rispondergli.
 tutto a posto, disse lui. Ho afferrato. Ho visto come  vestito
il tuo ragazzo, e la sua macchina.  una decisione facile da prendere:
il ragazzo dell'universit, o un tipo del posto che per campare sta
dietro a una cassa.
Non avevo capito che non andavi alla Tilden, confess Margaret.
Credevo fossi come me, squattrinato e costretto a sbarcare il lunario
per poter studiare.
Immagino che avrei dovuto spiegarmi meglio, replic lui. Ma la
sostanza del discorso non cambia, volevo un secondo appuntamento.
Quindi non studi. Perch allora non sei in Vietnam?
Mio padre  morto e mia madre  una schizofrenica paranoide,
spieg. Mi hanno riformato. Fece girare il berretto su un indice.
Margaret apr la bocca per parlare, ma le parole non uscirono e parl
Harry: Ti dico che  tutto a posto, davvero. Non c' niente che tu
debba spiegarmi.
Non possiamo essere amici?
Il cappellino gli schizz via dal dito e atterr sul pavimento. Harry
si chin a raccoglierlo. Come la prenderebbe Capitan Mercedes?
Si chiama Pierce, lo corresse Margaret. E una brava persona.
Un buon cristiano.
E questo per te  importante?
Frequento una scuola cristiana. Tu non credi in Dio?
Harry lasci cadere il berretto sul tavolo. Mai conosciuto quel
tipo.
La ragazza sbuff spazientita.
Quindi la tua famiglia  ricca abbastanza per mandarti alla Tilden,
ma non abbastanza perch tu non debba lavorare, rilev Harry.
Pap dice sempre che siamo benestanti, ma non ricchi. Si pent
subito per quelle parole, detestava l'effetto che potevano fare.
Harry scroll le spalle. Immagino che ci siano ricchi e ricchi. Ma
da quaggi sembrano tutti uguali.
Margaret scroll le spalle a sua volta. Se lo dici tu. Fatto sta che noi
non abbiamo pi soldi. Per questo mi sono dovuta trovare un lavoro.
Io lavoro da quando avevo quattordici anni, disse lui. Lavoravo
gi quando andavo alle superiori.
Allora prova a fare lo stesso con l'universit.
Universit? Intendi quel posto in cui si ha lezione solo dodici
ore alla settimana?
C' molto di pi, disse Margaret. Esercizi da fare a casa. Relazioni.
Tesine a met anno e a fine anno.
Tu cosa studi?
Marketing, rispose Margaret, stupendosi per come le era uscita
facilmente quella bugia.
Harry alz gli occhi al cielo. E tu e quel buon cristiano del tuo
ragazzo avete entrambi in programma di lavorare nel marketing
dopo il matrimonio? Credi che nei prossimi dieci anni quello che
hai duramente studiato conter qualcosa, quando sarai una casalinga
con tre bambini?
Margaret si sent avvampare. Si chiama Pierce! ripet.
Buon per lui.
Gi. Margaret tamburell le dita sul libro. Tu invece sei un
adulto fatto e finito che legge ancora storie di fantasmi e di mostri.
Questo lo sapevi gi.
Non ci avevo pensato fino a ora, credo. Non ti senti un po' ridicolo?
Non  che dovresti leggere libri da grandi, magari?
Ritengo che l'horror sia la narrativa pi importante al mondo,
rispose Harry.
Margaret stava per raccontargli della cosa fuori dal finestrino di
Pierce, degli scarafaggi rossi, delle settimane di incubi. Ci manc
poco che gli urlasse contro, accusandolo di aver alimentato nella sua
testa quei terrori notturni con il suo stupido libro.
Invece all'ultimo cambi idea, decise di sbeffeggiarlo. Questa
roba? Indic il libro.  solo spazzatura presuntuosa e illeggibile.
Harry riprese il libro. Cosa vuoi da me, Margaret?
Niente. Volevo solo restituirti il libro... il tuo libro di bugie, come
 ormai venuto a galla.
Harry si mise a ridere, non sembrava per divertito davvero, solo
sorpreso.
Che c'? chiese la ragazza.
Lui sollev le mani in segno di resa. Niente. Mi piace il modo
in cui ti esprimi quando ti arrabbi. Non mi stupisce che tu voglia
studiare marketing.
In realt su questo ho mentito, ammise lei. Studio letteratura
inglese.
Harry si pieg in avanti, si prese la faccia tra le mani e inizi a
ridere ancora pi forte.
Non prendermi in giro, disse Margaret. Sono gi abbastanza
in imbarazzo.
Lui si asciug le lacrime, cercando di controllarsi. Si pu sapere
perch tutti e due cerchiamo di far colpo sull'altro a ogni costo?
Ascolta, mi spiace se ho detto che diventerai una casalinga disoccupata
con tre marmocchi. Sono stato tirato su da una madre single con due
lavori. Mi ha insegnato ben altro. Controll l'orologio e fece una
smorfia. A proposito, devo andare a casa a vedere come sta.
Si alzarono entrambi. Margaret lanci un'occhiata alla bici della
signora Johnson, legata con una catena alla ringhiera esterna, poi
guard Harry: Che ne dici di darmi un passaggio in macchina?
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Quando arrivarono a casa della signora Johnson, Harry scese dall'auto
e aiut Margaret a scaricare la bicicletta dal bagagliaio.
Dunque tu e il buon cristiano avete pi o meno intenzioni serie,
osserv.
Margaret lo colp al braccio con un pugno. Smettila. E comunque
s. Mi presenter la sua famiglia il giorno del Ringraziamento.
Non siamo neanche a Halloween, replic lui. Al giorno del
Ringraziamento manca ancora parecchio.
E con questo?
Harry chiuse il bagagliaio e ci si appoggi con le braccia conserte.
Mia madre ha continuato a uscire con altri, finch non si  sposata
con mio padre.  andata a un appuntamento anche la sera prima del
matrimonio.
Non  vero.
Giuro su Dio...
Dio in cui tu non credi.
Voleva essere sicura, mi ha detto.
Dove vuoi arrivare, Harry?
Tu non sei ancora sposata. E non  ancora il giorno del Ringraziamento.
Magari prima potremmo vederci qualche altra volta.
Margaret era perplessa. Non credo che a Pierce farebbe piacere.
Sono felice di non averlo chiesto a Pierce, allora. Chi se ne importa
di cosa vuole lui? Tu cosa vuoi? E visto che lei non rispose subito,
continu: Facciamo almeno un altro tentativo.
Non riuscirai mai a farmi cambiare idea.
Probabilmente no, ammise Harry. Ma non sono ancora disposto
a rinunciare a te.
Siamo innamorati, ripet Margaret tra s, cercando di materializzare
Pierce nella propria testa. Siamo innamorati.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Al loro secondo appuntamento, Harry port Margaret fuori Searcy e
segu di nuovo le indicazioni per Little Rock. Una volta l, tir fuori
dal taschino della camicia un pezzo di carta a cui diede un'occhiata
mentre vagava per il centro. Arrivarono in un quartiere residenziale
fatiscente fiancheggiato da vecchie case a vari stadi di decomposizione,
finestre rotte, portici crollati, grondaie ciondolanti. Un tempo
probabilmente erano state magnifiche, ma Margaret si domand chi
potesse viverci ancora.
Si fermarono all'angolo di una di quelle strade, all'ombra di una
casa a due piani con una torretta e un cartello piantato in giardino:
SPOOKY HOUSE, CASA INFESTATA! Una fila di persone partiva dalla
veranda e si allungava fino al marciapiede.
Cos' questo posto?
Nel 1968, un anno prima che inaugurassero a Disneyland la Haunted
Mansion, e ben prima della proliferazione di attrazioni fotocopia
in tutto il Paese, Harry non poteva ancora contare sulla definizione
universalmente comprensibile di casa infestata, doveva rifarsi al
sinonimo disponibile che pi le si avvicinava.
Dovrebbe assomigliare a una casa matta del luna park o a un'altra
giostra tipo trenino fantasma, spieg, facendo il giro dell'isolato in
cerca di un parcheggio. Solo che questa  una casa vera. Quindi 
un po' come entrare davvero in un posto con i fantasmi. Si allung
verso il vano portaoggetti e recuper un quotidiano piegato. Lei fece in
tempo a adocchiare un titolo (SCOMPARSO RAGAZZO DELLA ZONA)
prima che Harry lo girasse e glielo porgesse indicandole in un angolo
un breve annuncio pubblicitario.
Margaret orient il foglio in modo da poterlo leggere alla luce
del lampione, mentre lui in retromarcia s'infilava in un posto libero
sull'altro lato della strada, davanti all'attrazione. L'annuncio consisteva
in un piccolo riquadro nero con un banale fantasma da cartone
animato, con sotto una scritta bianca in grassetto: Venite alla Spooky
House e GODETEVI UN AUTENTICO INCUBO!
A te questo sembra divertente? chiese Margaret.
Se non ti va di andarci, non c' problema, rispose Harry. Possiamo
vedere un film, oppure ti riporto a casa. Margaret percep il
disappunto nella sua voce. La verit  che lui non vedeva l'ora di
entrarci, ma voleva anche comportarsi da cavaliere.
No, andiamo, concluse lei. Quando mi ricapiter l'occasione
di godermi un autentico incubo?
Si misero in fila, avanzando verso la porta ogni venti minuti circa,
via via che dalla recinzione accanto alla casa spuntavano gruppi sghignazzanti.
Alla fine raggiunsero la bigliettaia, una donna corpulenta
di una certa et, con i capelli grigi sciupati e una sigaretta agganciata
a un angolo della bocca. Harry pag. La donna gli diede il resto e gli
fece segno di entrare.
Dobbiamo... Come funziona? domand Harry.
Entrate e lo vedrete, rispose la donna con una voce che ricordava
delle pietre sfregate insieme.
La porta sulla facciata era aperta, ma davanti pendevano dei nastri
color arancione che impedivano di vedere all'interno. Margaret e
Harry li attraversarono, ritrovandosi in un atrio malamente illuminato,
con una lampadina intermittente sopra di loro e fioche lucine arancio
attorcigliate intorno alla balaustra delle scale che si inerpicavano fino
all'oscurit del piano di sopra.
Margaret si sporse in avanti per scrutare in cima alle scale. Qualcosa
si mosse, una forma trapelava dal buio e cercava di sottrarsi agli
sguardi. Facendo un passo indietro, Margaret urt Harry.
Stai bene? le chiese lui.
S, bene. Forse non era stata una buona idea.
Un gruppo di quattro adolescenti entr subito dopo di loro, due
coppie che ridacchiavano spingendosi a vicenda con energia palpabile
e rassicurante. Harry e Margaret si fecero da parte e lasciarono
andare avanti i ragazzini. Li seguirono attraverso l'atrio, che si apriva
a destra su un salotto. Su un austero divano dall'aria scomoda erano
sedute quattro persone vestite in modo strambo (il che non significa
spaventoso). Davano l'idea di essere una famiglia: c'erano il padre,
che indossava un completo e sfoggiava dei folti baffi neri, la madre,
con i capelli neri lunghi e lisci e una stretta veste che le fasciava il
corpo, un ragazzo grassoccio con una maglietta a righe e un taglio a
scodella e una bambina, con un vestito nero, due trecce scure che le
incorniciavano il musetto burbero e serioso. Fissavano un televisore
fuori sintonia, lo schermo mostrava solo puntini bianchi.
Benvenuti! disse il padre agitando una mano. Stiamo guardando
le previsioni del tempo.
A quanto pare nevicher ancora, Gomez, disse la madre al padre.
Gomez? Com' che a Margaret quel nome non suonava nuovo?
Nevica sempre, dichiar la bambina.
Sai, Mercoled, questa  un'eccellente osservazione, ammise
Gomez.
Mercoled? Gomez?
Ah,  come in quel telefilm, comment una delle adolescenti.
La... come si chiama?
La famiglia Addams, disse Harry, talmente piano che lo sent
soltanto Margaret. Lei incroci il suo sguardo, Harry la stava guardando
come per scusarsi. Margaret osserv bene gli imitatori degli Addams.
Se ne rese conto solo allora, ma La famiglia Addams non era una sitcom
che usava i mostri per far ridere? Non era una commedia degli
errori, pi che degli orrori? La pubblicit sul giornale non alludeva a
nulla di divertente, le era sembrato.
Visto che siamo bloccati dalla neve, dovete per forza unirvi a noi
per la cena, disse Gomez. Lurch!
Un tipo appena pi alto della media percorse il corridoio verso i
visitatori trascinando i piedi. Indossava uno smoking ed era truccato
in modo da somigliare al mostro di Frankenstein. Emise un lamento
cavernoso che aveva il tono di una domanda.
Lurch, ti spiacerebbe mostrare agli ospiti la nostra sala da pranzo?
gli chiese Gomez.
Il mostro in smoking emise un nuovo lamento. Margaret, Harry,
Gomez e gli adolescenti lo seguirono nel corridoio fino a un'ampia
sala da pranzo rischiarata da candele, dove un lungo tavolo era stato
apparecchiato per dodici. Girandoci intorno, Lurch sfil sei sedie per
farli accomodare. Nessuno si fece avanti per accettare l'invito, allora
lui si pieg e scoperchi una zuppiera al centro. Indic il contenuto,
un cumulo nero che con la luce tremula delle candele sembrava
contorcersi.
Di nuovo nessuno si fece avanti. Lurch allung una mano verso la
zuppiera, afferr una manciata del contenuto, qualsiasi cosa fosse, e lo
scagli contro gli ospiti. Il cumulo si disgreg a mezz'aria, e Margaret
fece in tempo a registrare la presenza di arti sottili, di un luccichio
plasticoso. Gli adolescenti si misero a urlare non appena la robaccia
nera li colp, rimbalz e casc al suolo. Vedendo meglio di che cosa
si trattava, Margaret sgran gli occhi. Ragni di gomma. Lurch stava
lanciando ragni di gomma. Quantomeno non erano rossi.
Santo cielo, comment Harry.
Lurch, non ti ho forse gi detto che non devi giocare con il cibo?
lo rimprover Gomez. Era vicino a Margaret pi di quanto lei avrebbe
gradito, e il fiato gli puzzava di sigarette. Adesso dovremo dare una
ripulita ai nostri ospiti! Si spost davanti al gruppo per accompagnare
tutti verso una porta in fondo alla sala, e Margaret si sent sollevata.
Dallo spiraglio fra la porta e il pavimento filtrava del fumo.
Entrarono in una cucina talmente piena di nebbia che Margaret
non riusciva nemmeno a vedersi i piedi. In mezzo alla stanza un
uomo in camice bianco con dei grossi occhiali rimestava qualcosa in
un calderone fumante.
 vivo! esclam piagnucoloso. Vivo!
Le spalle di Harry sembrarono cedere lievemente, e si copr la
faccia con le mani.
Che mi dici della zuppa, Henry? domand Gomez.
Sta venendo una favola, signor Addams, rispose l'uomo in
camice da laboratorio. Con il mestolo di metallo picchiava qualcosa
nel calderone e faceva schizzare acqua sul fuoco.
Sono lieto di sentirlo! esclam Gomez. Hai per caso qualche
panno pulito? In sala da pranzo c' stato un piccolo incidente.
Niente di pulito, replic Henry. Mi spiace. Ecco, c' questo,
a meno che... Se una cosa  insanguinata significa che  sporca?
Sollev uno straccio bianco tinto di rosso scarlatto. Gli adolescenti
fecero un verso disgustato.
Gomez si gir e si rivolse di nuovo ai visitatori. Credo che nel
bagno al piano di sopra ci siano degli asciugamani, se volete seguirmi
da questa parte.
Noi non ci siamo sporcati, gli fece presente Harry. Possiamo
uscire da dove siamo entrati?
Sarebbe un vero peccato, rispose Gomez. Al piano di sopra
abbiamo appena ristrutturato la stanza degli ospiti. Non potete davvero
perdervela. Lurch?
Lurch riapparve sulla soglia della cucina.
Accompagna di sopra i nostri ospiti, hanno bisogno di asciugamani
puliti.
Lurch brontol e fece segno a tutti di tornare in sala da pranzo.
Margaret si avvi per prima, con Harry subito dietro.
La casa  piccola, le sussurr all'orecchio, e Margaret sent sul
collo il calore del suo respiro. In fondo non deve mancare ancora
molto. Poi, un secondo dopo: Scusa.
Alla testa della comitiva, la ragazza sal le scale e una volta sul
pianerottolo si scans per far passare gli altri. Si trovavano in un corridoio
angusto e mal illuminato, ai cui lati erano allineate delle porte
chiuse. Davanti alla parete che fronteggiava le scale c'era anche un
vaso con una grande pianta, che con il resto c'entrava poco. Margaret
si sporse oltre la balaustra e guard il piano inferiore. Pens alla
sagoma che aveva visto appena entrata, quella che la fissava dall'alto,
ovvero da dove si trovava lei in quel momento. Non le era sembrata
una montatura quella parte del giro, non era uno scherzo come tutto
il resto. Le era sembrato vero. Si spost dalla balaustra e si trov
davanti il gruppo compatto.
E adesso dove andiamo? chiese uno degli adolescenti.
La porta in fondo al corridoio si spalanc. Lurch si volt e scese
le scale, lasciandoli soli. Loro avanzarono. Non saltarono fuori n
spiriti maligni n demoni. La casa sembrava pi silenziosa di prima.
Deserta. La stanza era immersa in una luce rosea e malsana ed era
stata agghindata come la camera da letto di un'anziana signora. Una
vecchia toeletta spiccava sulla sinistra, e all'angolo opposto c'era un
letto matrimoniale. Si reggeva su una struttura di metallo, la testiera e
la pediera erano cos alte da farlo sembrare una culla per adulti. Sotto
le coperte si notava una protuberanza, immobile.
Appese alle pareti c'erano delle vecchie fotografie in bianco e
nero: bambini piccoli che sorridevano o ridevano su una spiaggia
in un giorno d'estate, il ritratto di un soldato in alta uniforme con il
berretto storto, che ai tempi doveva essere considerato un segno di
spavalderia, una coppia di sposini che correva fuori da una chiesa a
capo chino e con le mani alzate per ripararsi da una pioggia di riso, la
foto di un incidente, il muso di una macchina nella fiancata di un'altra,
in una il lato del passeggero era accartocciato e incavato, sul paraurti
posteriore dell'altra si vedeva la scritta OGGI SPOSI e uno strascico di
barattoli vuoti. Una seconda foto di un incidente era appesa accanto alla
prima; mostrava un corpo sotto un lenzuolo insanguinato su un lato.
Sbucava una mano, ben visibile, con un pizzo bianco che arrivava al
polso e una fede nuziale con diamante che brillava alla luce del sole.
Margaret fiss a lungo quella foto. Era vera? Era una messinscena?
Non capisco, disse una ragazzina. Fa paura, d'accordo, per
dov' il divertimento?
E poi cosa c'entra con la famiglia Addams? domand Margaret.
Non ne ho idea, rispose Harry.
Una delle due ragazze indic il bitorzolo nel letto. Quello cos'?
Vai a vedere, le sugger l'altra.
Non ci penso proprio.
Ne discussero ancora alcuni istanti, poi il pi alto e piazzato dei
due maschi si offr di indagare. Il ragazzo pi basso lo segu tenendosi
a uno o due passi di distanza, il busto sbilanciato all'indietro
rispetto alla met inferiore del corpo, come se lo trattenesse il suo
stesso buonsenso.
Il ragazzo alto sovrastava il bitorzolo nel letto dando le spalle alla
stanza. Allung le mani verso le coperte.
Margaret si inumid le labbra secche e ripens alla sagoma che
l'aveva guardata dal finestrino della macchina di Pierce. Si accost
a Harry e lui le prese una mano.
Lo spilungone afferr le coperte e le strapp via. Il suo amico grid,
le due ragazze strillarono e Margaret fece un passo verso la porta.
Lo spilungone, immobile con la coperta in mano, fissava in basso.
Margaret non riusciva ancora a vedere che cosa stesse osservando.
Cos'? domand Harry. Si stacc da Margaret e avanz per
guardare meglio. Lo spilungone lasci cadere la coperta e sollev il
bitorzolo dal letto. Si gir tenendolo in mano, cos che ognuno capisse
che si trattava di un cuscino su cui era stampato un ritratto infantile
di Dracula. Le ragazze scoppiarono a ridere, e Harry torn al fianco
di Margaret.  ufficiale, questo posto fa pena. Ce ne andiamo?
S, grazie, concord Margaret.
Uscirono dalla stanza, lasciando da soli i ragazzini. Quando raggiunsero
di nuovo il vaso con la pianta sul pianerottolo, tuttavia, trovarono
un cancelletto di metallo a bloccare le scale che portavano di sotto.
Salendo non l'avevo notato, osserv Harry. Cerc di aprirlo
con uno strattone. Il cancelletto sferragli un po', ma non si smosse.
E adesso? chiese Margaret.
Adesso vediamo. Harry cominci ad armeggiare con il cancello.
Margaret guard dietro di s, verso la stanza rosa, e si rese conto
che la casa era ancora pi silenziosa. Cosa stavano combinando l
dentro i ragazzini?
Allung l'orecchio, pronta a udire un rumore inequivocabile di
sbaciucchiamenti. Era talmente concentrata a origliare da non accorgersi
che la pianta nel vaso si stava muovendo, finch non se la
ritrov addosso.
Url. Terrorizzata, si dimen per liberarsi, e la pianta, forse sorpresa
da una reazione cos concitata, la lasci andare di colpo. Margaret
casc addosso a Harry, che fin contro il cancelletto. Rimbalzarono
a terra tutti e due, andando a sbattere contro il pavimento di legno.
Margaret cerc di rialzarsi facendo perno su di lui, ma le loro
gambe si ingarbugliarono e fin di nuovo a terra. Picchi la testa sul
pavimento. Il dolore, anche a occhi chiusi, le fece vedere le stelle.
Sbatt le palpebre un paio di volte per rimettere a fuoco la situazione,
consapevole solo alla lontana che il suo corpo si stesse muovendo,
che qualcuno, prendendola per le spalle, la stesse rimettendo in piedi.
Forza, le disse Harry. Le prese le mani e la trascin fino a un'altra
porta che si era appena aperta in corridoio, lontana dalla stanza
rosa, dalla pianta, dalle scale e dal cancelletto. La nuova stanza era
del tutto spoglia, illuminata da un'unica lampadina, e al posto di una
finestra c'era un buco nero.
Harry lasci Margaret, si avvicin al buco nero e guard dentro.
Poi guard di nuovo Margaret, con la bocca aperta e gli occhi tutt'a
un tratto distanti, assenti. Prima che lei potesse chiedergli che cosa
non andasse, una figura fece il suo ingresso dalla porta alle loro spalle,
bloccando ogni ulteriore pensiero razionale. Alta e curva, avvolta in
un mantello cremisi, la creatura aveva una lunga faccia ricoperta di
pelo e un cospicuo numero di enormi zanne. Non aveva mani, ma
zampe dotate di lunghi artigli ricurvi. Gli occhi scintillavano di un
arancione acceso. Indic Margaret con uno degli artigli ed emise un
verso sordo che non aveva niente di umano, degno di un animale.
Margaret lanci uno strillo. Harry la acchiapp, la sollev e lei
lo guard negli occhi, le sembrava di nuovo presente. Lui sorrise e
disse: Fidati di me, poi la spinse nel buco nero.
La ragazza inizi a scendere rapidamente nel buio, con le pareti
di plastica nera dello scivolo che le scricchiolavano contro il corpo.
Sent arrivare veloce qualcosa alle sue spalle, qualcosa di grosso e
rumoroso che non riusciva a vedere. Nel momento in cui volt la testa
per dare un'occhiata e capire se si trattasse di Harry o della bestiaccia
vestita di rosso, lo scivolo fin e si ritrov proiettata nell'aria tersa
e pungente della sera. Rest a mezz'aria, senza peso per un istante,
prima di atterrare con un tonfo su una superficie grande e soffice.
Era sdraiata su un morbido materasso, in quello che doveva essere
il cortile sul retro della casa. C'era anche un adolescente l con lei, le
urlava delle parole. Con il cuore che le batteva all'impazzata e la testa
non ancora lucida, impieg qualche secondo a capire cosa le stesse
dicendo: Spostati da l. Era ancora orizzontale sul materasso quando
lo scivolo sput fuori Harry, che fin giusto sopra di lei.
In quel momento del 1968, mentre giacevano nella posizione
del missionario all'esterno della Spooky House, mia madre guard
in faccia Harry e sent andare in briciole la vita agiata che avrebbe
potuto avere con Pierce. Al suo posto vide davanti a s una serie di
anni assai diversi, pi impegnativi: una piccola e frettolosa cerimonia
nuziale, troppi bambini, un'esistenza in un quartiere operaio, una
parsimonia al limite della spilorceria, vestiti usati, negozi di roba
smessa. Si sent impotente oltre che propensa a impedire che tutto
questo divenisse realt.
A mio padre non disse nulla di tutto ci. Gli pos invece le mani
sul volto e disse: Sono sicura che mia madre ti odier.
...
.
...
La sequenza dei Turner 1: Margaret.
...
.
...
Quando Margaret accede al fluido sogno a occhi aperti
della Citt, quella miscela di ricordi e incubo,
le sembra di trovarsi nel minuscolo appartamento in
cui ha vissuto con Harry nella parte pi povera di
Lubbock, uno squallido bilocale con la moquette logora
e i pannelli di finto legno a rivestire le pareti, per
quanto dietro i mucchi di scatoloni pieni di libri,
fumetti e riviste di Harry che delimitano la stanza
le pareti siano a malapena visibili.
C' roba di Harry dappertutto. Il tavolo del cucinotto
 sepolto sotto la sua macchina da scrivere,
le scartoffie della scuola e alcuni bozzetti del
panorama metropolitano che lei non riconosce mai.
Lui le promette sempre di dare una sistemata a quel
macello, a quanto pare per non si decide a farlo.
 un modo di vivere stressante, significa aggirarsi
fra le cose di un altro in punta di piedi, sentirsi
a disagio perfino in casa propria.
Tump.
Il rumore sembra provenire dalla camera da letto,
e Margaret abbandona il soggiorno stracolmo per
indagare. Non appena apre la porta della stanza e
l'attraversa, scopre di essere a letto. Harry dorme
accanto a lei con la bocca leggermente aperta. Indossa
la mascherina di Margaret, il che le permette
di tenere la luce accesa per leggere. La maschera 
color lavanda e sul bordo c' un pizzo sbarazzino,
tuttavia per Harry non  mai stato un problema metterla,
 una cosa di lui che Margaret adora.
Tump.
Stavolta il rumore sembra venire da qualche punto
dentro la stanza, ma Margaret non sa dire da dove.
Tump. Tump-tump.  come se la camera stessa fosse
contenuta nel rumore. Margaret si sistema il libro
sulla pancia e per la prima volta prende atto di
essere incinta. Tump. Tump-tump. La sua pancia 
grande, tonda come un pallone troppo gonfio pronto a
scoppiare. Il rumore viene da dentro la stanza o da
dentro di lei? Posa le mani sul ventre. Tump-tump. La
pancia sembra andare a ritmo, fare eco a quel rumore.
Margaret scuote Harry per la spalla, ma lui si gira
su un fianco dall'altra parte, via da lei.
Tump. Tump-tump.
Le sue viscere si contraggono con repentina e
brutale energia, e lei annaspa, si chiude a riccio
sul ventre. Qualcosa non va. Chiude gli occhi e a
denti stretti cerca di assorbire aria attraverso le
labbra secche. Il dolore si attenua lentamente, fino
a diventare un fastidio indistinto all'altezza dei
fianchi. Magari non ha digerito qualcosa, tutto qui.
Magari ha mangiato qualcosa che per il bambino non
andava bene.
Si alza ed esce dalla stanza da letto. Aveva intenzione
di andare in bagno, deve per aver sbagliato
strada, visto che non  pi nell'appartamento.
Margaret  in piedi in un corridoio buio e stretto,
disseminato di foto incorniciate. In fondo c'
un'unica porta chiusa. Tump. Tump-tump. Il rumore 
talmente flebile da essere percepibile, pi che udibile,
e risuona attraverso il vecchio pavimento di
legno. Margaret si mette una mano sulla pancia. Il
pancione con il bambino non c' pi. Non  di nuovo
piatta, non proprio, ma quel pallone e i relativi
crampi sono svaniti.
Si volta per guardare la porta che ha da poco varcato,
ma inaspettatamente si trova davanti solo una
porzione di muro spoglio. Tump-tump. Il corridoio
pulsa, vibra, la porta in fondo si apre verso l'interno.
Un rumore debole, simile a quello di un naso
che fiuta, scivola fuori come una brezza. Margaret
in quella stanza non vorrebbe andarci, eppure non
pu fare a meno di proseguire.
La stanza  buia. Preme un interruttore e la inonda
con una luce rosa pallido nauseabonda.  una cameretta
da neonati, vuota. Non ci sono giocattoli, non c' un
fasciatoio, non ci sono mobili e nemmeno un'allegra
carta da parati. Ci sono solo diverse foto in bianco
e nero incorniciate alle pareti, una sedia a dondolo
e un lettino con le sbarre. Margaret si dirige verso
il lettino, ma il piagnucolio di prima  cessato. Il
lettino  vuoto, le coperte gettate all'indietro. Da
quant' che si trova l?
Afferra le sbarre. Oh Dio. Oh Dio.
D un'occhiata alla stanza, non vede niente di
anormale. Si mette in ginocchio gemendo e guarda
sotto il lettino. Non c' nessun neonato, ma c' una
foto incorniciata a prendere polvere. Margaret la
raccoglie.
 un'immagine di lei e Harry in municipio il giorno
del loro matrimonio. Lui indossa un vecchio completo
del padre che non gli sta esattamente a pennello,
sul suo corpo secco risulta troppo largo e cascante;
sembra un bambinetto che se l' infilato per gioco.
Lei ha un sobrio vestito verde regalatole dalla signora
Johnson (verde, non bianco, la signora Johnson
voleva che lo sfruttasse pi di una volta). I genitori
di Margaret non compaiono nella foto perch si
sono rifiutati di partecipare, c' per la pallida
madre di Harry, Deborah, che guarda torva qualcosa
fuori dall'inquadratura.  la versione di Deborah pi
allegra che si sia mai vista, sembra una che finge
di essere felice pur con un mal di denti pulsante.
Il bambino fa un verso, distraendo Margaret dalla
foto. Il rumore si  spostato nel corridoio. Appoggiandosi
al lettino la donna si rimette in piedi. La
sua pancia  di nuovo tonda, tesa. Il bambino piange
nel corridoio e qualcosa si muove, come risvegliato
da quel verso, nel grembo di Margaret. Lei esce dalla
cameretta con la foto in mano, e scopre di essere di
nuovo in camera propria.
Trova Harry sveglio, seduto nel letto. Due creaturine,
tirando su col naso, si stanno arrampicando su
di lui. La loro forma potrebbe ricordare vagamente
quella umana, ma non hanno pelle. Le fanno venire in
mente le tavole anatomiche del libro delle superiori,
i muscoli che brillano, la carne fibrosa che a ogni
movimento si flette e si distende. E poi ci sono le
teste: lunghi musi simili a teschi, nasi prominenti,
occhi dello stesso arancione acceso dei coni segnaletici.
Quelle due cose si arrampicano su e gi per
il corpo di Harry, strappandogli la carne a morsi.
Harry, mormora Margaret.
Che cos'hai l? Lui indica la foto incorniciata,
Margaret gliela passa e la osservano attentamente
insieme, il rumore dei piccoli che masticano le pulsa
in testa come un'emicrania. Harry indica sua madre.
 una brava persona. Non  colpa sua se  cos.
Ma certo, replica Margaret. Vorrebbe toccarlo,
rassicurarlo, teme per di essere addentata dai mostriciattoli.
Io non sono come lei. Non ho la sua malattia.
Lo so, dice Margaret.
Mettiti a letto, suggerisce Harry.
Non penso di averne voglia.
Lui la guarda perplesso. Non importa se ne hai
voglia o no.
Uno dei bambini gli si arrampica sul petto e con
un morso gli strappa un pezzo di guancia. Harry non
sembra farci caso. Il piccolo dentro Margaret si
agita, prigioniero del suo grembo tira calci. Tump.
Tump-tump.
Harry. Harry, dobbiamo fuggire.
Fuggire?, replica lui.
Margaret ha di nuovo i crampi allo stomaco. No,
non sono crampi.  come se dei chiodi arrugginiti le
raschiassero le budella. Si protende verso il bordo
del letto, ma perde l'equilibrio e finisce di schiena
sul pavimento. Rotola su un fianco, si tiene la
pancia.
Questi non sono i nostri bambini, dice a denti
stretti.
Harry si sporge per poterla guardare sul pavimento.
Magari le sta di nuovo rivolgendo un sorriso perplesso,
ma sul suo volto non  rimasta abbastanza pelle per
stabilirlo. Lembi irregolari ciondolano come tende
nella brezza. Harry sembra incredibilmente distante.
Certo che sono i nostri bambini, Margaret.
Le loro facce appaiono al bordo del letto e la
scrutano dall'alto con gli occhi color arancione.
Tubano e gorgogliano. Dondolano avanti e indietro,
aspettano il momento propizio per scagliarsi sul pavimento.
Sono l per dare una mano, per tirare fuori
il terzo bambino dal suo grembo con i loro dentini affilati.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
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...
LA TOMBA.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
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...
Nell'estate del 1982 Margaret e Harry Turner erano sposati ormai
da tredici anni. Avevano entrambi passato i trentacinque, i loro corpi e
i loro volti si erano arrotondati, non erano ancora grassi ma iniziavano
ad allargarsi, i vestiti nuovi che compravano erano pi abbondanti,
le taglie pi generose. Vivevano in una bella zona di Vandergriff, in
Texas, in una casa di mattoni con le loro due figlie: Eunice, che stava
per compiere sei anni, e Sydney, che di anni ne aveva gi fatti dieci
(alla mia entrata in scena mancava pi o meno un altro anno). Harry
lavorava per il dipartimento autostrade di Fort Worth, e Margaret
era una casalinga da quando si era ritirata dall'universit e lo aveva
sposato, nella primavera del 1969.
Nulla di eclatante, ma ognuno sembrava essere piuttosto soddisfatto.
Questo fino a quando, un giorno, Margaret si risvegli da un
inquietante sogno tinto di rosa, scoprendo che sul lato di Harry il
letto era vuoto.
A svegliarla fu un suono martellante. Annebbiata e stordita, Margaret
si sollev su un gomito e guard la camera buia. Stando alla
sveglia sul comodino erano le 4 del mattino. La porta della camera
da letto, che di solito di notte era chiusa, era aperta. Margaret si alz,
infil le pantofole, attravers il corridoio, oltrepass le camere delle
figlie, ancora silenziose tutte e due, e raggiunse il soggiorno, dove
trov spalancata la vetrata scorrevole che dava sul cortile.
Harry era l, nell'erba che avrebbero dovuto tagliare, scalzo, nudo
e immobile; le dava le spalle.
Harry, lo chiam.
Non diede segno di averla sentita. Margaret lo raggiunse. Aveva
le palpebre abbassate, mezze chiuse, e fissava la staccionata che
delimitava il giardino con sguardo assente.
Harry, ripet Margaret.
Lui borbott qualcosa. Possibile che stesse ancora dormendo?
Non era mai stato sonnambulo, eppure quell'espressione non le era
nuova. Gli mise una mano su un braccio.
Mi ha visto, disse Harry. Conosce il mio odore. Le parole
gli uscirono chiare ma prive di qualsiasi inflessione, e a Margaret
diedero i brividi.
Perch non rientriamo? gli propose.
Un labirinto, fu la risposta di lui.
Lei lo tir per un braccio; non fece resistenza mentre lei lo riaccompagnava
in camera.  sabato,  troppo presto per alzarsi, disse,
e lo fece adagiare delicatamente nel letto. Meglio dormire ancora,
giusto?
Ho mal di testa, rispose Harry con lo stesso tono piatto e spento
di prima.
Dormi un altro po', vediamo se ti passa.
Lui chiuse gli occhi, rest immobile. Margaret torn nel letto accanto
a lui, ma bench pochi minuti dopo Harry stesse gi russando
leggermente, lei ormai era del tutto sveglia. Si alz, mise su il caff
e inizi a prepararsi per la giornata.
Poco dopo i rumori e gli odori che venivano dalla cucina svegliarono
le mie sorelle: Sydney, che aveva i capelli scuri di mio padre,
praticamente neri, e come lui la bocca piccola, un incarnato pallido e
occhi castani dalle palpebre pesanti, ed Eunice, che come mia madre
aveva invece i capelli rossi, gli occhi verdi e una pelle qua e l rossastra
(quasi a chiazze). Sydney era impertinente e cocciuta, spesso
arrabbiata. Eunice era docile, facile da gestire. Le due bambine, che
a non saperlo non sarebbero sembrate affatto sorelle, ormai sveglie
divorarono fameliche la colazione e aiutarono la mamma a spuntare
la lista per la festicciola di Eunice, che compiva sei anni.
Harry si svegli per la seconda volta verso le 8. Si fece la doccia,
si vest e si vers una tazza di caff che vuot in un paio di rapidi
sorsi, dopodich annunci che sarebbe andato a ritirare la torta di
compleanno. Quando usc non salut Margaret con un bacio. Lei e le
figlie rimasero in cucina, da dove lo sentirono accendere la macchina
e fare retromarcia nel vialetto.
Pap sta bene? domand Eunice.
 triste per il tuo stupido compleanno, rispose Sydney.
Chiedi subito scusa, Sydney, la riprese Margaret. Di' a tua
sorella che ti dispiace.
Mi dispiace che pap non ti voglia bene, Eunice.
Sydney! sbott la madre con fare minaccioso.
Stavo scherzando, disse la bambina. Era quanto di pi simile a
una scusa fosse disposta a concedere, ma a Eunice sembr bastare e
cos Margaret lasci perdere.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Se avesse dovuto descrivere Eunice, Margaret non avrebbe mai detto
che fosse popolare, tuttavia la sua festa registr una buona affluenza.
Il signore e la signora Henson, che vivevano in fondo alla via, accompagnarono
la figlia Krissy, mentre il signore e la signora Sangalli
arrivarono insieme all'asmatico figlioletto Hubert. Un paio di colleghi
di Harry, Rick e Tim, portarono i loro marmocchi, e anche Sydney
aveva invitato delle amiche. Le bambine pi grandi sgattaiolarono in
camera di Sydney per sfuggire a ci che lei aveva carinamente definito
una festa da bambini, ma avevano tutte portato un regalo e prima
di sparire ci tennero a salutare Eunice e a farle gli auguri.
Per Margaret fu una sorpresa vedere l anche la coppia della porta
accanto. Daniel e Janet Ransom si erano trasferiti poche settimane
prima, e Margaret li aveva invitati solo per educazione. Daniel era
il nuovo insegnante di recitazione al liceo, e Janet insegnava danza
classica in una sala del posto.
Siete stati cos gentili a venire, disse loro non appena ebbe un
attimo libero. Pensavo che non ve ne importasse.
Non abbiamo intenzione di restare senza figli per sempre, disse
Janet. E abbiamo pensato, insomma, che fosse una buona idea tastare
il terreno. Era minuta, con le ossa sottili come un uccellino ed
esile come un ragazzo; i capelli castani erano ben raccolti dietro la
testa in uno chignon. Janet era simile a come Margaret si era sempre
immaginata Kitty di Anna Karenina: una splendida e delicata statuina
di porcellana. Margaret non era mai stata altrettanto longilinea, e in
quel momento, pi grossa e pi grassa che mai, accanto a Janet e al
suo attraente marito si sentiva brutta e sgraziata.
Non darle retta, intervenne Daniel.  a caccia di nuovi clienti.
Margaret scoppi a ridere. Janet sembrava imbarazzata.
Ho con me qualche opuscolo della scuola di danza, se pensi
che a Sydney o a Eunice possa interessare, disse Janet, lanciando
un'occhiataccia a Daniel.
Lui si gratt la nuca. Certo che avete un sacco di libri horror,
osserv, indicando gli scaffali su una parete vicina, pieni di opere di
Stephen King, Angela Carter, Peter Straub, Shirley Jackson, William
Peter Blatty, Ira Levin, James Herbert, Ramsey Campbell, Thomas
Tryon e, ovviamente, H. P. Lovecraft.
Dovreste vedere cosa abbiamo in magazzino, replic Margaret.
Avevano preso un box in un deposito in centro e l'avevano riempito
con scatoloni di vecchi tascabili, riviste pulp e fumetti. Harry si era
separato malvolentieri dalla sua adorata collezione, gli era per toccato
ammettere che per il momento in casa non avevano abbastanza spazio.
Quindi, Margaret, tu di cosa ti occupi? le chiese Janet.
Io sono una mamma casalinga. Ma adesso che le ragazze sono
pi grandi stavo pensando di riprendere a studiare. Di iscriversi
nuovamente all'universit ne parlava dal 1969, tuttavia la cosa non
era ancora andata in porto.
Non so se ce la farei a restarmene tutto il giorno a casa con i bambini,
confess Janet. Penso che mi verrebbe voglia di uccidermi.
Giornate simili capitano anche a me, credimi, comment Margaret.
La battuta non le era riuscita bene, e, visto che nessuno si mise a
ridere, si conged con la scusa di dover tenere d'occhio la situazione.
Gli altri adulti erano appoggiati ai vari banconi della cucina o seduti al
tavolo in sala da pranzo, intenti a sorseggiare da bicchieri di plastica
o ad accaparrarsi fette di pizza dai cartoni impilati.
I bambini erano tutti fuori, nell'impietosa calura d'agosto, a giocare
dentro e intorno alla casa gonfiabile che avevano fatto mettere in
giardino. Anche Harry era seduto fuori con Rick e Tim, ufficialmente
per evitare qualche pericolosa birichinata.
Margaret si ferm davanti alla porta a vetri e diede un'occhiata
al marito. Fissava il vuoto tra Rick e Tim che ridevano. Dalle dita
della mano destra gli penzolava una bottiglia di birra. Era rimasto
sulle sue, in silenzio, anche quando aveva fatto ritorno con la torta.
Chiss se si ricordava di aver camminato nel sonno. Stava bene?
Questa versione di Harry non aveva niente a che vedere con l'uomo
che Margaret conosceva.
Harry si alz dalla sedia e s'incammin verso la porta a vetri. Margaret
gli fece ciao con la mano, sorridendogli complice. Lui sembr
attraversarla con lo sguardo. Si muoveva un po' a scatti, in modo legnoso,
come se fosse acciaccato dopo aver compiuto un grosso sforzo.
In quello stesso istante, con i capelli rossi che ondeggiavano dietro
di lei come un fal estivo, Eunice rimbalz fuori dalla casa gonfiabile
con il sorriso che hanno tutti i bambini eccitati per la propria festa di
compleanno. Harry non la vide e non la ud, quindi quando la bambina
gli arriv addosso da dietro lo colse impreparato. Margaret allung
la mano verso la maniglia della porta mentre Harry, sbilanciatosi in
avanti, lasciava cadere la birra. La bottiglia esplose contro il cemento
del patio, una piccola nova di vetro verde e schiuma.
Eunice si stacc dal padre e fin a terra non appena lui si raddrizz.
Harry le gir attorno e l'afferr per le spalle. Ma che cazzo hai
che non va? L'urlo arriv attutito dalla porta a vetri, ma si sent
comunque bene.
Tim, il pi robusto dei due colleghi di Harry, trascin via la bambina
sconvolta. Rick tir Harry per un braccio, iniziando a parlargli
con il timbro profondo e calmo di uno che si era trovato a sedare un
buon numero di risse da bar.
Harry si liber dalla presa e con un pugno colp dritto al naso
l'amico, che si copr la faccia con le mani e fin per calpestare i cocci
di bottiglia, sbriciolandoli sotto le scarpe da ginnastica.
A quel punto il corpo di Margaret si sblocc. Apr di scatto la
porta, corse all'esterno e si piazz fra Rick e Harry. Per un attimo
pens di aver commesso il peggior errore della sua vita. Suo marito
aveva uno sguardo da indemoniato, spaventato e insieme furibondo.
La donna sollev le mani e mormor: Ehi, ehi. Va tutto bene. 
tutto a posto.
Harry si pass la lingua sulle labbra e dondol avanti e indietro
sui piedi, respirando a fatica, i pugni stretti. Margaret sent il sudore
colarle in mezzo alle spalle e depositarsi in fondo alla schiena. Le
prudeva la pelle.
Si rivolse a Harry il pi tranquillamente possibile. Calma. Va
tutto bene. Sei solo stato preso alla sprovvista.
Lui sbatt le palpebre, e qualche pezzo fondamentale di colpo si
ricompose nella sua testa. Era di nuovo se stesso. Si guard intorno,
vide la casa gonfiabile e i suoi terrorizzati occupanti, Rick su una
sedia con le dita sporche di sangue chiuse su naso e bocca, Tim che
cercava di consolare Eunice che piangeva con qualche pacca sulla
schiena, Sydney e le sue amiche riunite davanti alla porta a vetri come
fossero in visita a uno zoo.
Margaret prese sottobraccio il marito e per la seconda volta quel
giorno lo riaccompagn dentro casa; passarono davanti alle bambine,
percorsero il corridoio e arrivarono in camera da letto.
Sdraiati, gli disse.
Non sono stanco.
Fa niente. Per oggi non hai pi diritto a stare in giardino. E usc
sbattendo la porta.
Mentre accompagnava gli ospiti alla porta accamp vaghe scuse sul
fatto che Harry non si sentisse bene, e promise che avrebbe chiamato
subito un medico per chiarire ogni dubbio. Di fronte al dissolversi
della festicciola Eunice rimase basita, e corse in camera sua con la
faccia rossa rigata di lacrime. Sydney si sedette sul divano, con espressione
vacua, e guard un film in TV mentre Margaret spazzava i vetri
nel portico, gettava i piatti di carta, svuotava i bicchieri di plastica e
portava tutti i rifiuti in garage. Lasci appesi i palloncini e i festoni
anche se sembravano ormai fuori posto, una facciata posticcia che
nascondeva qualcosa di sgradevole.
Si sedette sul divano con Sydney e le mise un braccio intorno
alle spalle. La bambina rest rigida accanto a lei senza distogliere lo
sguardo dallo schermo.
Lasciami in pace, mugugn.
Margaret non insistette e si alz per andare a dare un'occhiata a
Eunice. Trov la figlia pi piccola a letto, girata verso la parete. Si
sedette e le massaggi la schiena.
La mia festa, piagnucol la bambina.
Lo so, tesoro. Mi spiace, ma pap non sta bene e io... S'interruppe,
non sapeva cosa dire. Non volevo che pap facesse ammalare
qualcuno, potrebbe essere contagioso. In questo momento si sta facendo
un sonnellino. Che ne dici se adesso te ne stai un po' sdraiata
tranquilla, e stasera finiamo la tua festa?
E la mia casa gonfiabile?
Nulla ci vieta di tenercela un giorno in pi. Su questo si sarebbe
fatta valere con Harry, se fosse stato necessario. Accettare era il
minimo che potesse fare. Margaret baci Eunice su una guancia, poi
and nella camera matrimoniale.
Harry era ancora nel letto, fissava il soffitto. Si stava massaggiando
le nocche indolenzite della mano destra. Margaret chiuse la porta e
rest l appoggiata.
Lo so, disse Harry. Lo so.
Dire che ti sei comportato come un pazzo sarebbe un eufemismo.
Non so cosa sia successo.
Stamattina camminavi nel sonno. Lo ricordi?
Dall'espressione allibita del marito, cap che non ne aveva idea. Fin
dall'inizio della loro relazione, rispetto a un'eventualit simile erano
sempre stati in guardia. Per via di sua madre, per appurare che non
fosse a sua volta schizofrenico, Harry si era gi sottoposto a diversi
esami, ma l'esito era sempre stato del tutto negativo.
Perch i sintomi apparissero in teoria sarebbe stato tardi, ma non
impossibile. Margaret non riusciva a scrollarsi di dosso l'espressione
che aveva lui quella mattina, gli occhi spenti, lo sguardo distante.
Perch le era sembrata cos familiare?
Senti... non credo che si ripeter, disse Harry. Non ... Non
 quello che temi. Non lo so cos', ma quello non . Se, e dico se,
dovesse succedere qualcos'altro di simile, ti prometto che andr da
un medico, va bene? E quando lei non gli rispose, aggiunse: Per
favore, Margaret. Fammi provare prima a modo mio.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Si riunirono nuovamente nel tardo pomeriggio per finire di festeggiare
il compleanno di Eunice. Harry gioc con le bambine nella casa
gonfiabile, nel frattempo Margaret riscald la pizza avanzata. Lei e
Harry permisero alle figlie di mangiare pizza e torta insieme, con
un'abbondante porzione di gelato ad accompagnare il tutto. Finito
di cenare, lasciarono che Eunice si lanciasse sul tavolino ricoperto
di pacchetti. Si sistemarono in salotto, circondati da nuove bambole,
giochi in scatola e vestitini, e guardarono un film alla televisione.
Margaret era sdraiata sul divano, Harry sul pavimento con le bambine
rannicchiate addosso. Di tanto in tanto Margaret faceva scorrere
una mano tra i capelli del marito, deliziata per come si arricciavano
intorno alle sue dita.
Quella sera, quando le bambine furono a letto felici e contente,
Harry e Margaret fecero l'amore. Le pareti della casa erano davvero
sottili, dovettero quindi muoversi con cautela, fare piano. Questo diede
a Margaret il tempo di studiare il volto di Harry e di veder tornare la
delicatezza e la gentilezza che lo caratterizzavano.
I suoi teneri baci sembravano ribadire che quel pomeriggio era
stato un caso e che era tutto a posto. E dopo, mentre erano sdraiati
vicini, sudati e appiccicaticci, lui pronunci le vecchie parole: Ti
amer fino alla fine e anche dopo, qualsiasi cosa succeda.
Era una specie di motto che aveva coniato durante la prima notte
di nozze, una dichiarazione cos solenne che Margaret gli aveva riso
in faccia. Da allora per loro era diventato come un codice, parte del
linguaggio privato della vita matrimoniale, una frase ironica ma
sincera, qualcosa da pronunciare levando gli occhi al cielo con una
mano sul cuore.
Qualsiasi cosa succeda, gli fece eco Margaret in tono convinto,
e gli appoggi la testa sul petto.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
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...
Nel corso delle settimane che fecero seguito alla festicciola, Harry
pag quanto necessario all'assicurazione per far risistemare il naso a
Rick, iscrisse Sydney alla scuola di danza classica di Janet Ransom e
regal a Eunice un Commodore 64 insieme a una sfilza di floppy disk.
Quando Harry consegn i suoi doni, Margaret si finse emozionata
e condivise la gioia delle figlie, ma non appena si trov sola con
il marito, mentre si preparavano per andare a letto, gli fece notare:
Capisco che ti sentissi in colpa, e che pagare le spese mediche di
Rick fosse la cosa giusta da fare, ma tutti quei soldi in gingilli per le
bambine non avresti dovuto spenderli.
Harry sollev lo sguardo dal libro in cui era immerso, La zona
morta. Le nostre figlie, fra venti o trent'anni, ricorderanno proprio
questo genere di cose.  questo che rende memorabile l'infanzia.
Quel computer costa quasi seicento dollari, disse Margaret
spalmandosi la crema sulle mani. Per non parlare di tutti i giochi
che hai comprato.
Harry si lasci cadere il libro sul petto. Cosa vuoi che faccia?
Che vada adesso in camera di Eunice e le porti via il computer?
No, ma niente pi spese pazze, per favore. C' ancora il Natale
da mettere in conto.
Lo guard, era furioso e stava cercando di ritrovare la calma. Ma
quando gli era montata tutta quella rabbia? Hai ragione, ammise
Harry. Avrei dovuto parlartene prima.
Ciononostante, il giorno dopo rientr dal lavoro un'ora pi tardi,
e quando Margaret lo incroci nel garage scopr che il baule della
station-wagon era pieno di legna e sacchetti del negozio di ferramenta.
Ma che diavolo significa? gli domand.
Per Halloween costruir una casa infestata, spieg Harry.
Anche se Halloween era la sua festa preferita e l'aveva sempre
festeggiato con le bambine, Harry, a quanto ne sapeva la moglie, non
aveva pi messo piede in una casa infestata dalla loro gita alla Spooky
House nel 1968. Dire che rest sbigottita sarebbe poco.
Avevamo fatto un patto, gli ricord.
Ma  stupendo! esclam Sydney. Travolse la madre e si fece
largo nel garage, apr il bagagliaio e inizi a scaricare.
Fermati, Sydney, le ordin Margaret. Pap sta per riportare
tutto al negozio.
La bambina si ferm con un sacchetto in mano, a met strada fra
la macchina e la porta da cui si accedeva alla casa. Guard il padre.
Non riporter nulla, tesoro, le garant lui. Non preoccuparti.
Andate in camera, bambine, disse Margaret.
A capo chino le due uscirono in fretta dal garage. Margaret indic
la legna nella station-wagon. Avevamo detto niente pi spese pazze.
Dopo un attimo Harry le porse la mano. Vieni fuori con me.
Margaret si lasci guidare dentro casa e poi in cortile. Aveva le
caviglie scoperte, e mentre camminavano l'erba le faceva il solletico.
Harry si ferm in mezzo al cortile e gir lentamente su se stesso,
trascinandola nella sua orbita.
Cosa vedi? le chiese.
Vedo che  ora che tu tagli l'erba.
Per farlo stavo aspettando l'autunno, ma non  ancora arrivato.
Il nodo di frustrazione che Margaret sentiva dentro si allent un
poco. Sei stato tu a volerti trasferire in Texas.
No,  solo che in Texas ho trovato lavoro, ribatt lui. Ma dimmi...
cos'altro vedi?
Margaret chiuse gli occhi, fece un respiro profondo e li riapr.
Osserv attentamente il cortile, uno spiazzo quadrato di terra erbosa,
ampio, piatto e appena un po' in discesa, delimitato su tre lati da
un'alta staccionata di legno. Sul retro, subito fuori dalla porta, c'era un
piccolo patio di cemento, con una griglia per il barbecue, un tavolo, e
qualche sedia di plastica intorno. Nell'erba c'era una canna di gomma
arrotolata, ancora attaccata al rubinetto che spuntava dal muro della
casa. Margaret si rese conto che lei e Harry si trovavano esattamente
nello stesso punto in cui, un paio di settimane prima, l'aveva sorpreso
a camminare nel sonno.
Non glielo disse. Invece rispose: Vedo un normalissimo cortile.
Capisco, replic lui. Anche per me era cos, fino al compleanno
di Eunice. Ma durante la festa, mentre ero seduto nel portico, mentre
fissavo la casa gonfiabile mi  scattato in testa qualcosa. Ho visto che
tutto questo era la base per qualcos'altro. Qualcosa di grandioso. E
adesso non riesco a togliermelo dalla mente. Si tocc la tempia e
fece una smorfia.  un po' come questo dolorino che non vuole
saperne di andarsene.
 per questo che hai perso la testa e ti sei messo a urlare e a
picchiare la gente?
Non saprei. Harry fece ricadere la mano e s'incup. Sia come
sia, devo ammettere che nella vita mi manca qualcosa. E non ha
niente a che vedere con te o con le bambine, si sbrig ad aggiungere
prendendole di nuovo la mano. Quel gesto sembr frettoloso, automatico.
No,  come se... Insomma, ogni giorno mi alzo, mi infilo
la camicia e mi metto la cravatta, affronto il traffico per raggiungere
un ufficio dove trascorro la maggior parte delle mie ore da sveglio,
dopodich torno a casa talmente sfinito che riesco solo a guardare
un po' di televisione prima di sprofondare nel sonno. E a volte penso
che, nella migliore delle ipotesi, questo  tutto ci che mi toccher
fino a quando non andr in pensione, al che sar troppo vecchio e
debole per fare qualsiasi cosa, a parte trascorrere gli ultimi anni della
mia esistenza davanti alla TV, aspettando la posta e sperando che una
delle mie figlie ormai grandi mi faccia una telefonata o mi venga a
trovare. Poi morir e punto.
Alcuni direbbero che nella vita ti sei pi o meno realizzato,
comment Margaret.
Tu lo diresti?
Alterando un po' la realt, Margaret stava per dirgli che s, era
una vita straordinaria, e che avrebbe fatto meglio a tacere. Ma gran
parte della rabbia di prima era sfumata, e il freddo che sentiva dentro
di s era troppo intenso per poterlo ignorare. Mi conosci fin troppo
bene. Avrei potuto avere una vita sicura, di successo, e ho scelto te.
Volevo un po' di avventura.
Tu sei pi in gamba di me, replic Harry. Per la scuola ho
risparmiato davvero un sacco di soldi, e poi mi sono laureato in
ingegneria. Volevo dimostrarti che potevo prendermi cura di te, che
non saremmo stati poveri. Avrei dovuto essere pi coraggioso, come
lo sei stata tu.
Una casa infestata. Margaret collegava le case infestate alla creatura
lupesca che aveva visto alla fine della visita alla Spooky House, la
creatura con gli occhi color arancione e il mantello rosso che l'aveva
fissata come se l'avesse presa di mira, subito prima che Harry la
spingesse sullo scivolo. Era la stessa creatura che aveva visto fuori
dalla macchina di Pierce Lombard, appena prima di avere quell'allucinazione,
l'orda di scarafaggi che gli usciva a fiotti dalla fronte. Non
aveva mai parlato con Harry n dell'una n dell'altra cosa. E non gli
aveva nemmeno mai raccontato dei suoi sogni con gli ululati, i lupi
e i bambini strambi. Non le sembr per quello il momento adatto
per tirarlo fuori.
Quindi spiegami, lo invit, stringendogli la mano pi forte.
Perch costruire una casa infestata qui in cortile dovrebbe fare la
differenza?
Non lo so bene, rispose Harry. Per mi sembra importante.
Sento che facendolo capir cosa fare dopo.
Margaret gli prese il viso fra le mani e lo volt verso di s. Ti
faccio una proposta. A te piacerebbe costruire questa specie di casa
e comportarti da irresponsabile. Io per voglio qualcosa in cambio.
Cio?
Neanch'io sono soddisfatta. Fece un respiro profondo e tir
fuori ci che la tormentava da quando aveva parlato la prima volta
con Janet Ransom. Voglio finire gli studi, laurearmi. E potr farlo
solo se non avremo preoccupazioni economiche. Questo significa che
devi continuare a lavorare, Harry, anche se fai un lavoro che detesti.
Dunque ecco la proposta: tu puoi costruire questa tua cosa, ma devi
continuare a metterti la cravatta e affrontare il traffico fino a che non
sar laureata e avr trovato un lavoro io. Ce la farai?
Una specie di tremolio attravers il volto di Harry, difficile interpretarlo
con la poca luce rimasta. Credo di s, le rispose, e Margaret
si rese di colpo conto del perch la sua faccia da sonnambulo le fosse
sembrata familiare. Era esattamente la stessa faccia che aveva fatto
alla Spooky House, la sera in cui lei aveva avvistato la creatura con
il mantello rosso. Un'espressione che sembrava indicare il vuoto
completo dietro i suoi occhi.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
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...
Margaret permise a Harry di chiamare le bambine in salotto e dare
loro la notizia, mentre lei in cucina gli riscaldava il polpettone.
Costruirai una vera casa? gli chiese Eunice.
Non dovr essere vera, tonta, intervenne Sydney. Come non
era vera la casa gonfiabile del tuo compleanno.
Sydney, non rivolgerti in quel modo a tua sorella, la sgrid
Margaret.
 stata un po' sgarbata, ma ha ragione, fece notare Harry a
Eunice. Sar una casa per modo di dire. Costruir tutto in garage e
ricomporremo i pezzi in cortile.
Quindi pi che una casa, sar un cortile infestato, comment
la bambina.
Tecnicamente s, replic Harry. Ma se facciamo le cose come
si deve, una volta dentro la gente si scorder che  il nostro cortile.
Sar davvero convinta di vedere mostri e fantasmi.
Ma perch dobbiamo fare paura alla gente? domand Eunice.
Perch a volte avere paura  divertente, spieg Harry. E penso
che noi quanto a questo saremo bravi. Progetter e costruir quasi tutto
io, ma anche voi potrete progettare una stanza e poi io la costruir.
Davvero posso inventarmi tutto quello che voglio e tu lo farai?
chiese Sydney.
S, entro certi limiti, rispose il padre.
Io posso occuparmi dei costumi, dichiar Margaret, stupendosi
lei stessa. Non aveva per nulla intenzione di offrirsi volontaria, ma in
quel momento si ritrov a scontrarsi con il principale problema della
sua vita adulta. Lei non aveva mai desiderato figli. Era stato Harry a
volerli. Lei sperava che l'arrivo della prima bambina l'avrebbe resa
una madre con tutti i crismi, il tipo di donna che brillava d'orgoglio
per la sua progenie. Invece sia la nascita di Sydney sia quella di Eunice
l'avevano lasciata indifferente. Aveva fatto il suo dovere, le aveva
svezzate, ci aveva giocato, aveva cantato e letto per loro, le aveva
nutrite, ma non aveva mai provato per le sue figlie lo stesso profondo
e ardente afflato d'amore che provava per il marito. Sarebbe stato
confortante pensare che per tutti i genitori andasse cos, che fossero
necessari anni per amare i propri figli, ma Harry aveva pianto per tutte
e due non appena erano nate, e sembrava genuinamente eccitato nel
rivederle ogni giorno quando tornava dal lavoro. Non sembrava far caso
all'erosione del suo tempo e della sua privacy, e Margaret credeva che
in un modo o nell'altro le bambine sapessero cogliere istintivamente
la differenza fra i sentimenti di Harry e i suoi. Con loro si sentiva
sempre in difetto, ansiosa di dimostrare un livello d'amore adeguato.
Sei sicura? le domand Harry. Sembrava sorpreso e riconoscente.
S, conferm Margaret.
Per il resto della serata restarono seduti intorno al tavolo della
cucina a buttare gi progetti sulla carta millimetrata.
Mio padre, ingegnere, era un accumulatore maniacale e un meticoloso
archivista, dunque la maggior parte di quei bozzetti  sopravvissuta.
Li conservo nella mia scrivania, insieme agli schizzi delle idee che
avevano avuto le mie sorelle: una stanza piena di teste di bambole,
una stanza in cui avrebbe dovuto darti la caccia una mummia, e la
mia preferita, ovvero una stanza all'apparenza normale, come se il
giro della casa infestata fosse ormai finito, ma in cui a un tratto si
spegnevano le luci e voci incorporee iniziavano a sussurrare scomode
verit. Sul disegno Eunice aveva scritto: La Stanza dei Segreti Malefici.
Alla fine della serata, Harry prese tutte queste idee disparate e le
mise in ordine sul tavolo della cucina. Si gratt il mento e aggrott
la fronte.
Per il momento abbiamo tirato fuori a casaccio un mucchio di
roba inquietante, dichiar. Quello che dobbiamo fare adesso 
trovare qualcosa di davvero grosso e spaventoso, e cercare un filo
conduttore fra gli incubi pi piccoli e questo pi grande. Secondo
me, aggiunse picchiettando a ripetizione una gomma da cancellare
sui fogli, dovremmo fare un cimitero. Davanti alla casa potremmo
mettere delle finte lapidi e una cancellata appuntita, e nel cortile dietro
costruiremo una tomba. Ogni stanza potrebbe essere una tomba o
una cripta di diverso tipo. Potremmo fare una tomba egizia con una
mummia, un'altra invece potrebbe somigliare a quelle sepolture in
superficie che fanno in Louisiana.
Come mai in Louisiana seppelliscono la gente all'aria aperta?
domand Sydney.
Perch la Louisiana  una grande palude, le rispose Eunice.
Quando cercano di seppellire qualcuno sottoterra, il corpo sguscia
fuori. Non vogliono restare gi.
Sia Margaret sia Harry la guardarono stupiti. Lei sembr sorpresa
a sua volta dall'attenzione che aveva improvvisamente suscitato.
 vero? chiese Sydney.
S, rispose Harry. Stava ancora guardando Eunice. Ma tu come
fai a saperlo?
La bambina lanci un'occhiata colpevole alla libreria in salotto,
poi incoll lo sguardo al tavolo. Non me lo ricordo.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
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...
La vita fece il suo corso. Harry andava a lavorare tutte le mattine, e
Margaret richiese un modulo d'iscrizione alla University of Texas di
Vandergriff. La sera Harry trasformava la catasta di legname in pareti
componibili, soffitti e pavimenti. Eunice gli faceva compagnia in
garage, indossava piccoli occhiali protettivi e faceva i compiti mentre
lui prendeva le misure e segava.
Sydney inizi le lezioni di danza, e secondo Janet Ransom era un
talento naturale. Ogni volta che Margaret la vedeva eseguire una via
l'altra le cinque posizioni davanti allo specchio in camera da letto
notava la sua espressione fiera e concentrata, una sorta di tumulto
estatico. Sembrava che a guidarla verso l'affinamento delle posizioni,
verso una loro esecuzione armoniosa, ci fosse qualcosa. Con un fervore
simile Eunice si dedicava al suo nuovo computer. Ogni giorno, dopo
la scuola, si ritirava in camera, si piazzava di fronte all'ingombrante
tastiera marroncina e non si spostava da l a meno che qualcuno non
glielo ordinasse. Harry aveva scelto bene i regali. Margaret non avrebbe
mai pensato per conto proprio a nessuna delle due cose. Le scocciava
rendersi conto che, per quanto lui trascorresse la settimana lavorativa
lontano dalle figlie, in un modo o nell'altro riusciva comunque a
intuire meglio di lei le loro esigenze e i loro desideri.
Per ci che riguardava invece le proprie ambizioni, Harry rest
a corto di legna prima di finire l'intelaiatura della Tomba; di ritorno
dall'ufficio si mise quindi a battere il vicinato in cerca di cantieri
incustoditi o di padroni di casa che avevano abbattuto le staccionate.
Raccolse talmente tanta legna da restare a corto, stavolta, di spazio
nel garage. Fu quindi costretto ad accatastarne parecchia accanto alla
casa, riparandola sotto un telone. Con questa nuova scorta fabbric
altre pareti e pavimenti, superfici piane e inerti impilate in garage
come sottili blocchi da assemblare. Perch il progetto avesse spazio
a sufficienza per realizzarsi, Harry e Margaret erano ormai costretti
a parcheggiare nel vialetto.
Per un po' tutto sembr andare bene, fino a quando, una notte,
Margaret venne risvegliata di soprassalto da un urlo.
Le bambine, pens subito, annaspando fra gli ultimi filamenti rosa
di un sogno in dissolvenza. Le bambine stanno urlando. Raggiunse
Harry che aveva gi aperto la porta della stanza di Eunice e accendeva
la luce. La piccola era seduta nel letto, schiacciata contro la testiera;
era lei che emetteva quel rumore tremendo e cos netto, quella sirena
di allarme in grado di mozzare il fiato a qualsiasi genitore.
Che c'? grid Harry nel trambusto. Che cosa  successo?
Si sedette sul letto e le prese la faccia tra le mani. Gli occhi della
bambina ricordarono a Margaret quelli che aveva Harry quando aveva
dato in escandescenze alla festa di compleanno. Avevano qualcosa di
selvaggio, di disumano.
Eunice apr e chiuse la bocca pi volte, poi indic la finestra che
dava sul cortile. L c'era un uomo.
Cosa? esclam Margaret.
Figlio di puttana, disse Harry. Con una spallata scans Margaret
e usc dalla stanza.
Sydney spunt scombussolata da camera sua, con i capelli annodati
in un groviglio inestricabile.
Cosa succede? domand.
Niente, tesoro, torna a dormire, le rispose Margaret. Harry,
aspetta. E se davvero in cortile ci fosse stato qualcuno? Harry era
scalzo e disarmato.
Non torner a dormire finch non mi avrete spiegato cosa succede,
s'intestard Sydney.
L per l a Margaret venne voglia di tirare uno schiaffo sulla bocca
a quella figlia bellicosa e disubbidiente. Sua madre avrebbe fatto cos.
Ma la preoccupazione ebbe la meglio sulla rabbia estemporanea. Si
precipit quindi dietro a Harry. Il marito aveva lasciato aperta la porta
scorrevole e stava perlustrando il cortile con una torcia in mano. Faceva
scorrere a destra e a sinistra il fascio di luce davanti a s.
Torna dentro con le bambine, le ordin.
Non sarebbe meglio chiamare la polizia?
Ma cosa succede, insomma? Sydney aveva seguito Margaret ed
era impalata dietro di lei a braccia conserte.
Tu vai da tua sorella e fai la brava, le intim Margaret.
Maledizione, Margaret, mi faresti il favore di rientrare? disse
Harry.
Era una richiesta sensata. Date le circostanze, era meglio che le
bambine non restassero da sole. Ma mentre attraversava il giardino
diretta verso la porta, un dolore pungente le trafisse l'incavo del piede
destro. Strill.
Harry punt la torcia su di lei. Cosa c'?
Ho solo calpestato qualcosa. Non ti preoccupare.
Si trascin zoppicando dentro casa, accese la luce della cucina e
si sedette al tavolo. Appoggi il piede ferito sul ginocchio sinistro.
Sotto era cos sporco che a parte il terriccio non si vedeva nient'altro.
Si ripul con il dorso di una mano, e cos facendo una nuova fitta di
dolore le percorse i nervi. Doveva trattarsi di una scheggia.
Saltell fino alla camera di Eunice, con la gamba destra sollevata
all'indietro come un fenicottero, e si appoggi allo stipite della porta.
Sydney era seduta sul letto insieme alla sorella, le teneva la mano e le
stava bisbigliando qualcosa. Si interruppe vedendola entrare.
Sydney, vai a prendere le pinzette, sono nel cassetto in alto del
bagno, la preg Margaret.
Ma si pu sapere che succede? domand la figlia.
Vacci subito, disse Margaret perentoria, ma sentendosi in colpa
aggiunse: Ho calpestato qualcosa in cortile, mi si  infilato nel piede
e non riesco a toglierlo. Potresti darmi una mano?
Sydney si alz. Margaret zoppic fino al letto e con una smorfia
di dolore si sedette. Prese la mano di Eunice e prov a sorriderle.
Cosa ha scoperto pap? chiese la bambina.
Per il momento nulla, ma sta ancora cercando.
Io l'ho visto davvero un uomo. Tu ci credi, vero?
Sydney torn con la pinzetta, al momento giusto per interromperle.
Eunice e Margaret si sistemarono sul pavimento e la madre appoggi
la testa sulle ginocchia della figlia. Sydney sedeva sul letto con il
piede di Margaret sulle gambe. Margaret chiese a Eunice di tenerle
la mano, non perch avesse sul serio bisogno di sostegno ma per distrarre
la bambina. Sydney individu la scheggia, e dopo un paio di
tentativi andati a vuoto riusc a estrarla. L'oggetto abbandon il corpo
di Margaret con un'ultima dolorosa fitta di commiato.
Presa, esult Sydney, sollevando le pinzette in modo che la
madre potesse vederla.
Non mollarla, le raccomand Margaret. Cerca di non farla
cadere sul letto di tua sorella.
Non succeder, promise Sydney. Al senso di trionfo si era sostituito
il solito piglio scontroso.
Margaret si mise a sedere e si fece dare le pinzette. Esamin la cosa
che stringevano: una lunga scheggia sottile di vetro verde. Doveva
appartenere alla bottiglia che settimane prima, durante la festa, era
cascata di mano a Harry. Da allora quel patio lei lo aveva spazzato e
rispazzato. Come faceva quel pezzo di vetro a essere ancora l?
Si spalm una pomata antibiotica sul piede, mise un cerotto e port
la scheggia in cucina. Aveva intenzione di buttarla, ma si rese conto
che per un motivo o per l'altro non era cos convinta sul da farsi. Decise
di infilarla in un sacchetto di plastica e nasconderla in fondo al
cassetto in cui teneva presine e strofinacci. Non avrebbe saputo dire
che cosa l'avesse spinta a farlo, lo fece e basta.
Harry rientr mentre lei stava richiudendo il casotto e aggrott
la fronte. Stava per farle una domanda.
Trovato niente? chiese Margaret per sviare la sua attenzione.
Lui appoggi la torcia sul tavolo da pranzo. Ho fatto avanti e
indietro nel cortile tre volte, ma non ho visto nulla. Probabilmente
ha avuto un incubo.
Cercarono allora di tranquillizzare le bambine, ma Eunice non voleva
saperne di essersi sognata tutto. Lo so cosa ho visto, insistette.
A volte non  facile capire quando si dorme o si  svegli, le spieg
la madre. I sogni possono sembrare molto reali. Perch adesso non
ce ne andiamo a nanna e ne riparliamo domattina?
Posso dormire nel vostro letto? chiese Eunice.
No, fu la risposta di Margaret.
S, rispose Harry nello stesso istante.
Vengo anch'io, s'intromise Sydney. Non voglio essere l'unica
a dormire da sola dopo quello che  successo.
E cos l'intera famiglia Turner si strinse nel lettone di Margaret
e Harry, con i genitori ai lati e le bambine all'interno. Le bambine
si addormentarono quasi subito, e Harry poco dopo con Sydney
rannicchiata contro di lui. Eunice, invece, fin da quando era ancora
nella pancia era stata una calciatrice, e ogni volta che Margaret stava
per scivolare nel sonno, con un piede o un ginocchio le assestava un
colpo ai fianchi, al ventre, alla coscia o alla schiena. Verso le quattro
del mattino, stufa di quegli assalti, Margaret si alz dal letto, si
prepar una tazza di caff e si sedette davanti alla TV. Su un canale
locale stavano trasmettendo una vecchia pellicola. Era un film muto
su un ipnotizzatore professionista che sfruttava un sonnambulo per
uccidere. Quando spunt il sole, Margaret si sentiva perfino peggio
di quando era a letto sveglia e bersagliata a cadenza irregolare dai
colpi di Eunice.
Harry e le bambine uscirono barcollando dalla stanza poco dopo le
sei, attirati dall'odore di bacon e pane tostato. A tavola le chiacchiere
si limitarono a qualche semplice richiesta: passa questo, mi daresti
quello e via dicendo. Margaret salut Harry che andava a lavorare,
accompagn a scuola le bambine, e una volta che ebbe la casa tutta
per s and nel portico con scopa e paletta e lo spazz di nuovo. Poi lo
spazz ancora e infine lo spazz per la terza volta. Dopo ogni spazzata
controllava il contenuto della paletta, trovando per solo polvere. Si
rendeva conto che questo avrebbe dovuto rincuorarla, invece sentiva
una certa delusione, come se si fosse persa un indizio, un segno.
Appoggi la scopa contro il muro laterale della casa e and a
dare un'occhiata alla finestra della stanza di Eunice. Era piccola e
rettangolare, posta in alto sul muro della casa. Un uomo avrebbe
dovuto essere piuttosto grande per essere visto dall'interno, per non
parlare del fatto che avrebbe dovuto arrampicarsi. Ma perch anche
solo provarci, quando le altre stanze avevano finestre pi basse e pi
grandi? Forse perch, fra le tante, quella era l'unica finestra che non
si vedesse dalla strada? Per arrivare abbastanza in alto da forzarla ci
voleva una scala oppure bisognava essere abbastanza forti da sollevarsi
da soli con una mano e armeggiare con l'altra per aprirla.
Margaret entr in casa, ripose la scopa e recuper uno sgabello.
Lo port in cortile, lo sistem sul morbido terreno al di sotto della
finestra e ci sal per capire meglio come stessero le cose.
Avvert una brutta sensazione di nausea alla bocca dello stomaco.
A destra della finestra tre profondi solchi segnavano un mattone, e il
lato sinistro dell'intelaiatura era stato piegato verso l'esterno di quasi
tre centimetri. Aggrappandosi alla finestra per non perdere l'equilibrio,
Margaret vomit sul prato. Sfreg i polpastrelli su quel solido
mattone fra gli spasmi, con il petto che le bruciava.
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CAPITOLO 7.
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Quando Harry torn a casa dal lavoro, Margaret lo fece salire sullo
sgabello perch guardasse con i suoi occhi. Lui pass le dita sul
mattone, tocc la finestra e si rabbui.
Hai visto anche tu, no? gli chiese Margaret.
Harry scese dallo sgabello. Ho visto qualche imperfezione in
un mattone e la finestra fuori sesto, ma non  detto che significhino
qualcosa. Tutti i mattoni hanno piccoli difetti, giusto? Quello potrebbe
essere cos da quando hanno costruito questo posto. E che l'intelaiatura
sia in quelle condizioni potrebbe essere dovuto semplicemente all'usura.
Non saprei. Non sono stato dietro alla casa come avrei dovuto.
Quindi mi stai dicendo...
Ti sto dicendo che non vedo alcun motivo per farsi prendere dal
panico. Harry pieg lo sgabello per riportarlo dentro.
Capisco che possa suonare strano, lo incalz Margaret seguendolo
nel patio. Ma dopo quello che ha visto Eunice ieri sera non
credi che...
Harry scagli lo sgabello contro la casa e si volt cos rapidamente
da farla arretrare di un passo. Cristo. La vuoi piantare?
Lei arretr di un altro passo.
Devi inventarti dal nulla nuovi problemi perch sai che poi toccher
a me risolverli? Ti annoi fino a questo punto?
Ma sei fuori di testa? ribatt Margaret. Mi vuoi spiegare su
che razza di pianeta direbbero che un problema simile  inventato?
Eunice ha visto qualcosa, e la finestra sembra avere qualcosa che non
va. Non credo di essere isterica.
Harry chiuse gli occhi e si strofin le tempie. No, hai ragione,
concord, e nella sua voce non c'era pi astio. Ieri notte per non ho
trovato nessuna traccia, quindi, a meno che non sia riuscito a volare
fin lass, non vedo come avrebbe potuto esserci qualcuno. Eunice 
una bambina. Non dobbiamo permettere che i suoi incubi condizionino
le nostre ore di veglia. Raccolse lo sgabello e lo port dentro.
Invece di seguirlo, Margaret si sedette su una sedia del patio. Era
la prima volta che Harry alzava la voce contro di lei senza poi scusarsi.
Come poteva affermare che quella finestra non avesse niente
di strano? Era pazzo? O lo era lei?
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CAPITOLO 8.
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Perfino lavorando dopo cena tutte le sere finch non era ora di andare
a letto, Harry continuava a essere in ritardo con la Tomba. Dalla
prima settimana di ottobre si mise a lavorare fino a notte fonda e a
dormire sul divano, quando dormiva. Fabbric maschere di cartapesta,
mostri gommosi, dipinse le pareti componibili e discusse parecchio
con le bambine sulle idee che avevano per le stanze; decisero infine
per una tomba in stile orfanotrofio per Eunice, e per una da ballerina
vampira per Sydney.
Harry port a casa ragnatele spray, piccole confezioni di insetti
finti e denti da vampiro di plastica. Quell'attrezzatura destinata a
Halloween si accumul in garage e si rivers anche in cucina, dove
Margaret aveva sistemato sul tavolo la macchina da cucire. Non
aveva mai cucito cos tanto: glielo aveva insegnato sua madre, trasmettendole
per anche l'impressione che fosse un lavoro umile
e che lei avrebbe dovuto ricorrervi solo in situazioni di emergenza
(vale a dire se in vacanza si fosse strappata una camicia, o in caso
di povert estrema). Margaret fu sorpresa e intrigata quando scopr
di possedere un vero e proprio talento: i primi costumi le riuscirono
altrettanto bene o addirittura meglio dei modelli proposti dal negozio
di stoffe.
Caspita, esclam Harry quando lei gli mostr il completo sbrindellato
a regola d'arte, bianco e con due lunghe code, che aveva fatto
per lui. Bench nuova, la stoffa in un modo o nell'altro risultava logora
come se avesse pi di un secolo, e le cuciture erano cos sbilenche che
si faceva fatica a seguirle con gli occhi. Potresti farlo di mestiere,
aggiunse.
Margaret quasi non riusc a godersi il complimento. In quel periodo
vomitava ormai pi o meno ogni mattina. Aveva fatto i conti:
aveva un ritardo di due settimane. Cucendo riusciva a non pensarci.
Harry diede il via ai lavori all'aperto. Trasform le pareti componibili
in un labirinto di stanze e corridoi, proprio l in cortile. Lavorava
ogni sera dopo il tramonto, e aveva attaccato due torce con il nastro
adesivo al casco protettivo per farsi luce mentre martellava e trapanava.
Quando i lavori cominciarono a protrarsi anche dopo le otto,
e poi dopo le nove, i vicini se ne lamentarono. Anzich modificare
i propri ritmi, Harry li reclut perch dessero una mano, alcuni li
volle come personaggi, e coinvolse Janet Ransom come consulente
mimico per gli attori. Adul i nuovi compari per quei talenti fino
ad allora insospettabili, e di colpo nessuno ebbe pi niente da ridire
sul rumore (forse anzi ne furono perfino galvanizzati.
Oltre ai lavori in cortile, Harry inizi a costruire una piattaforma
sul tetto spiovente della casa, per metterci una specie di segnale.
Voglio che lo veda tutto il vicinato, tutta la citt, e che vengano
tutti qui per Halloween, dichiar.
La sera Margaret, prima di addormentarsi, sentiva la voce attutita
del marito e un rumore di passi che facevano inesorabilmente avanti
e indietro sopra la sua testa, come se un ospite impaziente aspettasse
di essere invitato dentro.
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CAPITOLO 9.
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Due settimane prima di Halloween, Harry prese un giorno di ferie e
port la famiglia in macchina fino a Tyler per fare visita a sua madre,
Deborah, che quel giorno compiva gli anni. Il viaggio occup gran
parte della mattinata. Deborah Turner aveva avuto da ridire su tutti quei
chilometri da fare gi quando Harry e Margaret le avevano proposto
la prima volta di trasferirsi alla Weirwood Home.
Non verrete mai a trovarmi, aveva detto ai tempi.  troppo
distante.
Non aveva avuto torto. Era tanto se Margaret e Harry ce la facevano
a farsi vivi ogni due mesi, ma Weirwood era la migliore clinica
psichiatrica per pazienti a lungo termine di tutto il Texas. C'erano
spaziose camere singole, un giardino rigoglioso e ben curato, un fitto
programma di attivit ricreative, e il personale aiutava gli ospiti a
gestire il denaro, a mantenersi in salute e a fare ginnastica.
Margaret aveva avuto delle remore a sistemare la suocera a Weirwood.
Quando lei e Harry si erano appena trasferiti in Texas, aveva
suggerito che Deborah andasse a stare da loro.
Non sarebbe una soluzione pi rispettosa nei suoi confronti?
aveva detto.
Harry aveva stretto le mani intorno alla tazza e si era messo a
fissare il caff che si era depositato sul fondo. A rispondere ci aveva
messo un po'. E un pensiero gentile, ma non andrebbe come pensi.
Credo che tu... Si era interrotto e si era grattato il mento. Aveva
dato dei colpetti davanti a s sul tavolo con l'opuscolo informativo
di Weirwood. Credimi,  questa la soluzione migliore.
Deborah era stata subito accompagnata in quel posto. Si era fatta
degli amici, aveva decorato la sua stanza, sferruzzava a pi non posso.
Quando Harry, Margaret e le bambine andavano a trovarla, sembrava
soddisfatta, si lamentava solo di quanto crescessero Sydney ed Eunice
fra una visita e l'altra.
Oh no! diceva sempre prendendo il loro viso tra le mani. Smettete
subito di crescere!
Anche quella visita inizi come al solito, con gli abbracci e le
esclamazioni di rito, a cui su un tavolo da picnic in giardino fecero
seguito una grigliata e una torta.
Dopo pranzo, Harry e le bambine scorrazzarono nei dintorni insieme
a uno dei cani della clinica, un golden retriever di nome Daisy.
Si lanciavano una palla da tennis e Daisy correva dall'uno all'altro
cercando di prenderla al volo. Margaret e Deborah restarono sedute
al tavolo a guardarli, sorseggiando una bibita. Margaret ogni tanto
lanciava a Deborah un'occhiata di soppiatto, finch l'anziana signora
disse: Cos' che ti preoccupa, tesoro?
Eh? reag Margaret, presa in contropiede.
Sono vecchia ma non stupida, disse Deborah. E nemmeno
cieca. C' qualcosa che ti tormenta da quando hai messo piede qui.
Margaret fece fatica a risponderle. Dire certe cose ad alta voce, in
un modo o nell'altro le faceva esistere, le rendeva reali.
Quando hai capito che sei... che non stavi bene? chiese a
Deborah.
Deborah si gir verso di lei. C' qualcosa che non va in Harry?
O nelle bambine?
Le bambine stanno bene, credo. Ma Harry ultimamente  stato...
strano.
Io ho iniziato ad avere certe brutte giornate alle superiori, raccont
Deborah. C'erano giorni in cui le luci erano troppo intense e i
suoni troppo forti. Era come un dopo-sbronza, senza per aver bevuto.
A volte restavo sveglia per una settimana, dopodich dormivo per tre
o quattro giorni di fila. Non potevo farmi nuove amicizie n tenermi
strette quelle vecchie. Il mio umore cambiava all'improvviso. Il giorno
delle mie nozze non ho provato nulla, e al funerale di mio marito mi
scappava da ridere. Capitava che mentre parlavo con qualcuno, quello
mi facesse notare che le mie parole non avevano senso. Finch era
vivo, Bill mi aiutava a gestire e a nascondere la cosa. Ma quando fu
arruolato io e Harry restammo soli, e tutto si fece molto pi difficile. A
un certo punto mi sembrava che la gente al supermercato mi fissasse,
che sparlasse di me. Quando leggevo gli ingredienti su una zuppa in
scatola o guardavo un fondo di caff nella tazza ci vedevo scritti dei
messaggi segreti.
Bevve un po' della sua bibita. Avevo un album in cui infilavo
etichette di cibarie, ritagli di giornale e un mucchio di post-it che
venivano dall'ufficio in cui lavoravo. Ero sicurissima che qualcuno
stesse cercando di dirmi qualcosa, dovevo solo scoprire cosa. Poi, una
sera, la polizia mi trov sul ciglio dell'autostrada, a una quindicina di
chilometri da casa, a piedi nudi, in camicia da notte e senza nessuna
idea di dove mi trovassi. La polizia l'aveva chiamata Harry, quando si
era svegliato e aveva scoperto di essere da solo in casa. Dovevo aver
camminato nel sonno. Chiss che cosa mi sarebbe potuto succedere,
se non lo avesse fatto. Probabilmente il resto lo sai gi. Ospedali,
farmaci, Harry che va a vivere con gli zii per un po'.
Harry non mi ha mai raccontato niente di tutto questo, replic
Margaret.
Non mi sorprende. E stato un brutto periodo per tutti e due, ammise
Deborah. Nessun bambino dovrebbe ritrovarsi nelle condizioni
di cavarsela da solo con un genitore malato di mente. Deborah guard
intensamente la pancia di Margaret, che le prese la mano. Non riusc
a raccontarle nulla della recente condotta di Harry. Qualsiasi cosa
fosse successa in futuro, avrebbe dovuto affrontarla con le sue forze.
Le domand invece: Non ti  pi sembrato di ricevere messaggi
segreti?
Deborah le sorrise a denti stretti, per nulla divertita. No.
Cosa pensavi di dover fare? Ai tempi, intendo, quando ancora
li ricevevi.
L'anziana signora ci riflett un momento. Nulla di sensato. Per
questo la chiamano pazzia.
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CAPITOLO 10.
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Ripartirono per Vandergriff verso le cinque. In macchina le bambine
si appisolarono sui sedili posteriori, Margaret e Harry ascoltarono la
radio. Margaret ripens alla chiacchierata con Deborah, rimuginando
nella propria mente le risposte dell'anziana signora. Era talmente
preoccupata da accorgersi a malapena che Harry aveva la fronte aggrottata,
si sfregava le tempie e inalava aria attraverso i denti serrati.
Poi, quando mancava circa un'ora e mezzo a destinazione, boccheggi,
sband nella corsia d'emergenza e fren cos bruscamente che
Margaret fu sbalzata in avanti contro la cintura di sicurezza.
Ma cosa... sbott Margaret. Le mani di Harry schizzarono via
dal volante. Una sbatt contro il finestrino e l'altra la colp di striscio
alla testa. Margaret si butt verso destra, pi per la sorpresa che per il
dolore, e le bambine si svegliarono e si misero a gridare. Le gambe di
Harry si irrigidirono, i piedi schiacciarono i pedali mandando il motore
su di giri. Dalla gola gli uscivano dei lievi gorgoglii. Era come se stesse
annegando. Inarc la schiena, sbattendo la nuca contro il poggiatesta.
Un attacco epilettico. La mente di Margaret si attacc saldamente a
quella parola, stringendola come se fosse un salvagente. Cosa doveva
fare? Nei film la gente infila sempre qualcosa in bocca allo sventurato
- un cucchiaio di legno, per esempio - per evitare che si morda la
lingua. Ma dove lo trovava lei in quel momento un cucchiaio? Fanculo.
Fanculo. Fanculo. Le bambine stavano strillando, il che rendeva tutto
molto pi difficile.
Zitte! url Margaret. Zitte, lasciatemi pensare!
Harry si afflosci e croll in avanti, con il mento sprofondato nel
petto e gli occhi chiusi. Le bambine si zittirono. Il viso di Sydney
era coperto di lacrime, tirava su col naso a ogni respiro. Gli occhi di
Eunice erano asciutti, ma era pallida. Harry respirava a stento con
la bocca spalancata. Si asciug il volto con la manica della camicia.
Margaret si rese conto di avere una mano sul proprio petto e l'altra
sospesa poco sopra la spalla di Harry. La lasci ricadere.
Lui apr gli occhi, fece un respiro tremolante e guard la moglie.
Dove siamo? chiese.
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CAPITOLO 11.
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A guidare fino a casa fu Margaret. Lasci Eunice e Sydney dai
Ransom, poi port Harry al pronto soccorso del Vandergriff Memorial.
Rimasero seduti ore nell'affollata sala d'attesa, fino a che non vennero
accompagnati in un ambulatorio. Erano le tre di notte quando una dottoressa
fece capolino e promise di occuparsi di loro il prima possibile.
Vai a recuperare le bambine e riposati un po', disse Harry.
Quando sar il momento di venirmi a prendere, ti chiamer io.
Anche se a Margaret seccava ammetterlo, era sollevata all'idea di
lasciarlo l. Aveva bisogno di un po' di spazio per se stessa. Lo baci
sulla fronte - aveva le labbra secche e lui la fronte salata -, poi and
a recuperare le bambine. Le riaccompagn a casa rassicurandole con
blande promesse, le mise a letto e punt la sveglia presto per avere
il tempo, l'indomani mattina, di avvisare la scuola che le bambine
sarebbero rimaste a casa.
Non riusc a prendere sonno. Cerc qualcosa da guardare alla TV
ma non trov nulla. Contro ogni buonsenso, sfil dalla libreria di
Harry un'antologia intitolata Grandi storie americane del terrore.
Dando un'occhiata all'indice, scopr un titolo che conosceva fin
troppo bene: Il segugio di H. P. Lovecraft. Sapeva che avrebbe fatto
meglio a rimetterlo sullo scaffale, ma per la prima volta dal 1968 non
resistette a rileggere quel racconto. Stavolta a colpirla in particolare
fu il seguente brano:
La casa solitaria in cui abitavamo sembrava ospitare un essere
malefico di cui non potevamo indovinare la natura, e ogni notte
l'abbaiare del segugio demoniaco echeggiava sempre pi forte nella
brughiera battuta dal vento. Il 29 ottobre trovammo, sotto le finestre
della biblioteca, una serie di impronte che  assolutamente impossibile
descrivere.
Devi aiutare pap.
Presa alla sprovvista e strappata bruscamente via dalla storia,
Margaret lasci cadere il libro. Sydney era in piedi davanti a lei. Non
l'aveva neanche sentita entrare in soggiorno.
Non sta bene spiare la gente, le disse Margaret. E pap lo
sto gi aiutando. Lo stiamo aiutando tutti.  con i medici, e la cosa
migliore che possiamo fare adesso per lui  riposarci, cos quando
verr a casa potremo prendercene cura.
Sydney lanci alla madre un'occhiata pragmatica, distaccata, pi da
supervisore annoiato che da bambina. Non  questo che volevo dire.
E cosa volevi dire, allora?
Sydney s'incup, sul suo viso si alternarono diverse cose difficili
da esprimere. Perch non lo ami pi?
Hai dieci anni, Sydney. Non hai neanche un'idea di cosa significhi
amare.
Stronzate, ribatt la bambina, e si precipit fuori dalla stanza.
Troppo stupita per reagire, Margaret accett la parolaccia della figlia
e ci riflett. Il soggiorno le sembr minuscolo, le pareti tutt'intorno
le si chiudevano addosso. Sent un crampo allo stomaco, e con una
smorfia di dolore si premette la pancia con le mani, poi riprese il libro
e fin il racconto di Lovecraft. Quando lo aveva letto la prima volta,
di fronte a quel melodramma delirante aveva alzato gli occhi al cielo
infastidita, stavolta per le frasi finali le si stamparono in testa, non
riusciva a scrollarsele di dosso:
La follia cavalca i venti della notte... artigli e denti affilati su
migliaia di cadaveri, nell'arco di secoli... la morte che vomita sangue
in mezzo a un festino di pipistrelli e sorge dalle nere rovine dei
templi sepolti di Belial... Ora che l'abbaiare di quella mostruosit
defunta e senza carne si fa pi forte e il fruscio delle ali si fa sempre
pi vicino, cercher nella mia pistola l'oblio che  il solo rifugio da
ci che  innominato e innominabile.
Dove sei? bisbigli Margaret nel silenzio della casa. Che cosa
vuoi?
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CAPITOLO 12.
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Trattennero Harry in ospedale pi o meno fino all'ora di cena del
giorno successivo. Quando Margaret e le bambine andarono a prenderlo,
lui le stava aspettando fuori, nell'area adibita al carico/scarico;
sembrava stanco morto ma in forma, tutto sommato. Arriv alla
macchina e con un sospiro di sollievo si accasci sul sedile davanti.
Appoggi la testa contro il finestrino, e quando Margaret mise in
moto chiuse gli occhi.
Quindi cosa ti hanno detto? chiese Margaret.
Per il momento nulla. Vogliono che mi faccia vedere da uno
specialista. Che faccia altri esami. Tir fuori un biglietto da visita
dal taschino, ma lo rimise via prima che Margaret potesse leggerlo
come si deve.
Tutto qui? Non hanno neanche fatto un'ipotesi?
Harry scosse la testa. Non vogliono sbilanciarsi con una diagnosi
prematura. Potrebbero esserci di mezzo un'infinit di cose, meglio
quindi aspettare di saperne di pi.
Era come sentirsi autorizzati a fingere che non ci fosse niente di
cui preoccuparsi, e se mia madre colse quell'occasione fin troppo al
volo non posso biasimarla pi di tanto.
Comunque, diverse settimane dopo, lei compr un test di gravidanza,
a cui si sottopose mentre era in casa da sola.  a questo punto
della storia che compaio io, ancora dietro le quinte, d'accordo, per
a giudicare dal colore nella provetta del kit, eccomi l. Mia madre,
seduta sul bordo della vasca, si prese la faccia tra le mani. Un bambino.
Che razza di disgrazia.
Si massaggi la pancia nel punto in cui io, immaginava, fluttuando
stavo guadagnando massa e forma. Mi spiace piccolo, mormor.
Mi sarebbe piaciuto replicare, appoggiare una mano sulla parete del
suo grembo e consolarla. Proseguii invece nella beata ignoranza del
mio piccolo mondo perfetto, al suo fianco, ma non proprio, nella
disperazione.
E non fui io l'unico nuovo sviluppo problematico. Cinque giorni
prima di Halloween, Margaret ricevette una telefonata da una certa
Wilma Cabot che si occupava delle ammissioni alla University of
Texas di Vandergriff, e venne a sapere che il suo assegno per l'iscrizione
era stato respinto.
Fu come se un blocco di ghiaccio si fosse piazzato dentro Margaret.
Sono sicura che c' un errore.
Non lo metto in dubbio, replic Wilma, e la sua cortesia non
fece che aggiungere strati di ghiaccio nelle viscere di Margaret. Resta
per il fatto che la sua tassa d'iscrizione non  stata pagata.
Quindi la mia domanda di ammissione non  pi valida? Come
poteva non essere coperto quell'assegno? Il suo conto corrente ammontava
a circa un migliaio di dollari. La tassa da pagare solo a dieci.
Lo  ancora, signora, le rispose Wilma. Se entro la fine di novembre
ci far avere un assegno valido, o un vaglia, possiamo ancora
mandare avanti la pratica.
Margaret promise di andarci personalmente con il denaro entro
un paio di giorni, ringrazi Wilma e attacc. Si spost alla scrivania
dove conservava tutti i rendiconti economici ed esamin quelli degli
ultimi mesi. A quanto pareva era tutto in ordine.
Harry tard a tornare a casa, e quando arriv verso le sei e mezzo
era sul pick-up di Rick, mentre questi faceva retromarcia nel vialetto.
Quando apr la porta del garage, Margaret trov i due che scaricavano
dalla macchina una bara d'argento tirata a lucido.
Cosa diavolo sarebbe quella? domand.
Ciao, Margaret, la salut Rick. Sembrava in imbarazzo, come
se fosse stato sorpreso a fare qualcosa di sconveniente.
Non  il momento, Rick, replic lei, e torn a rivolgersi Harry.
La bara non avevi intenzione di fabbricarla tu?
Siamo agli sgoccioli, spieg il marito.  meglio cos.
Ma quanto l'hai pagata?
Niente, le rispose, ma Rick a disagio abbass lo sguardo e aggiunse:
L'ho avuta dal teatro comunale in centro.
E ve l'hanno lasciata prendere cos?
Ma s, santo cielo, rispose Harry. Si gratt nervosamente il collo.
Rick raggiunse il vialetto e si appoggi al cofano del pick-up, dando
loro le spalle. E va bene, qualcosina me l'hanno fatto pagare.
Quanto?
Pi o meno cento dollari.
Ma Harry!
Be'? Quando non servir pi, la ceder al corso di teatro del
liceo. Daniel Ransom ci dar una mano a gestire la gente in coda. Se
decider di vivere qui in pianta stabile, probabilmente diventer una
parte importante nella vita di Sydney. Lei vorr recitare in qualche
spettacolo, entro qualche anno.
Studi l'espressione della moglie, e quello che vide non parve
piacergli. Sentiamo, qual  il problema?
Oggi ho ricevuto una telefonata dall'universit. Il mio assegno
per pagare l'iscrizione  stato respinto.
Davvero? replic Harry. Margaret non avrebbe saputo dire se
quello stupore fosse simulato o genuino.
Avevamo fatto un patto. Ora per i nostri assegni risultano scoperti,
e tu hai investito una piccola fortuna in un unico oggetto di
scena solo per convincere il nostro vicino a dedicarsi due o tre ore a
strappare biglietti?
Che ne dici di calmarti? Mi pagheranno venerd. Telefona all'universit
e domanda se puoi portare l'assegno luned prossimo.
Non  questo il punto, ribatt Margaret. Non dovresti mettermi
nelle condizioni di preoccuparmi per quanto spendi a mia insaputa.
Non siamo quel tipo di coppia, in teoria.
Harry si pass entrambe le mani tra i capelli. I soldi ormai sono
andati, Margaret. Mi spiace che per tutti questi anni, malgrado ti
abbia incoraggiato a riprendere gli studi, tu te ne sia rimasta comoda
a casa senza combinare nulla. Mi spiace che, dopo averti aspettato
per pi di un decennio, mi sia deciso a fare uno straccio di cosa per
me, e mi spiace che sia successo proprio quando hai dimostrato un
improvviso interesse per la tua istruzione. Ho gi proposto una soluzione
al problema, dunque, per favore, dimmi cos'altro vuoi da me.
Margaret rivoleva la vita che aveva solo sei mesi prima. Voleva
essere ancora in grado di preoccuparsi per suo marito, voleva provare
un amore semplice, privo di ambiguit, cos che una parte di lei
non dovesse sperare che fosse malato o pazzo. Voleva fare a meno
di chiedersi se fosse meglio dare alla luce un bambino in quella famiglia
allo sbando o liberarlo di nuovo nell'etere cosmico. Voleva
tutte queste cose, ma non riusciva a trovare il modo di comunicarne
nemmeno una.
Niente, rispose. Non voglio un bel niente da te.
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CAPITOLO 13.
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Quando era ancora molto piccola, Eunice per un pelo non aveva fatto
perdere il senno a mia madre con la sua insonnia, e mamma non aveva
potuto lasciarla sola tutta una notte fino a che non aveva compiuto
due anni. Ma anche a quel punto non credo che Eunice dormisse
davvero. Era diventata brava a svagarsi in silenzio, sfogliando i propri
libri, imparando a leggerli alla luce di una torcia, e di tanto in tanto
immagino che sgattaiolasse in salotto a guardare la TV, dopo che tutti
gli altri si erano addormentati.
Quando nostro padre le compr il Commodore 64, tuttavia, non
rischi pi di essere beccata davanti alla TV. Per un paio di settimane
si accontent dei giochi che le aveva procurato pap, ma si stanc
in fretta di quei compiti elementari e ripetitivi - collegare parole a
immagini, risolvere semplici problemi matematici, affrontare draghi
e navi spaziali - e da sola impar a usare il programma di scrittura.
Scriveva di notte, attenta a non fare rumore con i tasti.
Avendo solo sei anni (anche se per averne sei era precoce ed
eccezionalmente sveglia), Eunice non padroneggiava ancora tutte le
sottigliezze della formattazione e della grammatica, dunque nel 1982
il suo diario elettronico era privo di paragrafi con i relativi rientri o
interruzioni, il che rende l'intero progetto difficile da leggere. Quell'opera
giovanile costituisce comunque un interessante preludio al suo
lavoro successivo, un prezioso assaggio di un tempo a cui io mi sono
sempre accostato grazie a foto, stralci di diari, articoli di giornale e
a frammenti di ricordi incompleti dei membri superstiti della nostra
famiglia. Se menziono adesso tutto questo  per richiamare la vostra
attenzione su un appunto che Eunice scrisse nella settimana prima
di Halloween.
Pap non sta bene.  malato per un sacco di tempo
ma non vuole che nessuno lo sa. Mamma  triste ma
fa finta di no. Mamma e pap fanno finta tutti e due
tutto il tempo. Ieri ho chiesto a Sydney se pensava
che pap era strano e ha detto che sono stupida.
Ma non so se posso credere a Sydney. Una volta le
ho chiesto chi voleva sposare e lei mi ha detto che
aspettava la morte della mamma e poi sposava pap.
Quindi Sydney sta facendo finta perch pap fa finta
e Sydney vuole farsi bella con pap. Oggi pap
 caduto e tremava come quel giorno in macchina.
Eravamo nel cortile dietro. Mamma e Sydney erano al
negozio e io non sapevo cosa fare. Per  finita in
fretta e pap mi ha fatto promettere di non dirlo.
Cos ora sto facendo finta anch'io. Spero che Halloween
finisce presto, cos possiamo tutti smettere
di fare finta.
Questo appunto  prezioso per due ragioni. Primo,  la prova
che mio padre nascondeva a mia madre delle informazioni importanti
sulla propria salute. Secondo, e forse anche pi importante,
mi fa pensare che Eunice probabilmente non stesse dormendo
come aveva dichiarato quando aveva visto un uomo alla finestra.
Quando aveva alzato lo sguardo e si era accorta che qualcosa la
stava fissando doveva essere completamente sveglia, a battere sulla
tastiera nel buio.
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CAPITOLO 14.
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Il giorno dopo aver litigato per la bara, Margaret and dal suo ginecologo
per una conferma: in effetti era incinta. Si sforz di affrontare
stoicamente la notizia, ma il medico le diede l'indirizzo e il numero
di telefono di un consultorio a Dallas, casomai ce ne fosse bisogno.
Quando torn a casa nel pomeriggio, trov Harry in giardino. Stava
tirando su una recinzione sbilenca e sgangherata.
Sei rientrato presto, gli disse.
Mi sono preso un po' di ferie, rispose Harry senza sollevare lo
sguardo. Tu da dove arrivi?
Dal negozio di stoffe, ment Margaret. Poi, per giustificare la
mancanza di sacchetti aggiunse: Non ho trovato quello che cercavo.
Anzich punzecchiarla su questo punto, continu a lavorare. Margaret
lasci a casa la borsetta e and a piedi a scuola per recuperare
le bambine. Al loro ritorno, Harry aveva finito la recinzione e stava
piantando nel prato delle lapidi di polistirolo. Se vi  gi capitato di
vedere una casa infestata di questo genere, sapete come funziona.
Sulle lapidi di solito ci sono nomi buffi - Frank N. Stein, Dr. Acula e
cos via. Ma le cose erano due: o Harry non conosceva come si deve
le regole d'etichetta per i cimiteri fasulli, o se n'era infischiato. Su
tutte le sue lapidi c'erano impressi i nomi di persone che conosceva: il
vicino della porta accanto Daniel Ransom, Rick e Tim del dipartimento
autostrade, se stesso, Margaret, e su due piccole croci vicine alla porta
d'ingresso, Eunice e Sydney. Quando a Eunice casc l'occhio sulla
croce con il suo nome sopra, scoppi in lacrime.
Perch l'hai fatto? chiese al padre.
Harry smise di lavorare.  una specie di firma, come quando
metti il tuo nome sui compiti. Volevo che la gente sapesse chi ha
lavorato alla Tomba.
E perch vuoi che muoia? disse Eunice, che a quanto pare non
aveva elaborato la spiegazione di Harry.
Secondo me  un'idea eccezionale, intervenne Sydney. Grazie,
pap.
Eunice abbass la testa e caric la sorella, colpendola al petto. Sydney
casc a terra di schiena con un grido rauco ed Eunice le piomb
sopra. Le blocc le braccia con le ginocchia e inizi a tempestarla di
schiaffi. Stai zitta! urlava. Zitta, zitta, zitta!
Sydney, pi grande e pi forte, liber il braccio destro e con un
pugno colp su un lato della testa la sorella, che barcoll da una parte,
ma mantenne l'equilibrio e continu con la sua raffica di schiaffi.
Harry, aiutami! lo preg Margaret. -
L'uomo, che aveva continuato a piantare nell'erba le sue lapidi
in file ordinate, a quel punto s'interruppe, attravers il cortile e tir
un manrovescio a Eunice, che ruzzol gi da Sydney e fin sul prato.
Rest l per terra raggomitolata con le mani sopra la testa. Sydney si
rialz, super di corsa Margaret ed entr in casa.
Perch diavolo l'hai fatto? url Margaret a Harry.
Lui sgran gli occhi e guard prima la figlia e poi la moglie. Una
specie di rimorso trapel rapidamente sul suo volto, poi fece spallucce.
Mi avevi chiesto aiuto.
Non mettere mai pi una sola mano addosso a nessuna di noi,
lo minacci lei. Altrimenti ti ammazzo. Sono stata chiara?
Per un attimo Margaret pens che le avrebbe comunque messo
le mani addosso. Harry era l impalato, respirava affannosamente a
mascelle serrate, poi attravers di nuovo il prato, raccolse la lapide
da dove l'aveva lasciata cadere e si rimise al lavoro.
Margaret aiut Eunice ad alzarsi e la port dentro casa per valutare
i danni. Aveva un labbro spaccato, ma per il resto stava bene. Margaret
avvolse un po' di ghiaccio in uno strofinaccio e glielo premette sul viso.
Mi dispiace, si scus Eunice. Mi ero spaventata.
Lo so, tesoro. Margaret non aveva mai visto Eunice azzuffarsi
con nessuno, neanche all'asilo. Quel giorno c'erano parecchie novit,
e nessuna era buona.
Adesso avr sempre paura, disse la bambina.
Margaret guard nel corridoio verso la porta chiusa della stanza
di Sydney. Le parve di sentirla piangere.
Pap ci vuole ancora bene?
Margaret s'impose di guardarla negli occhi. Ma certo.
Dopodich Eunice non incroci pi il suo sguardo. Tenne gli occhi
inchiodati al tavolo e lasci che il ghiaccio le si squagliasse sulla faccia.
Margaret pass una mano tra i capelli rossi e flosci della figlia, e a
quel punto di colpo si decise: avrebbe lasciato Harry. Avrebbe dovuto
agire con intelligenza, fare le sue mosse silenziosamente - abortire,
iscriversi all'universit, trovare un lavoro -, ma sarebbe stata fuori da
quella terribile casa soffocante il prima possibile, lontana dall'ombra
mostruosa dell'uomo che aveva amato, sulla buona strada per una
vita migliore.
Massaggi la nuca di Eunice. Sistemer le cose, le disse. Sistemer
tutto. Resisti solo un altro po'.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Chiam il consultorio il giorno dopo, mentre Harry era impegnato in
giardino. Il primo appuntamento disponibile era il 9 novembre, e le
sarebbe costato centocinquanta dollari. La donna al telefono le fece
presente che avrebbe avuto bisogno di essere riaccompagnata a casa
da qualcuno. Margaret rispose che non sarebbe stato un problema e
riattacc.
Dopo la telefonata si sedette al tavolo in cucina e fece un paio di
conti. Centocinquanta dollari per l'aborto pi altri dieci per la tassa
d'iscrizione all'universit. Diverse centinaia per il deposito cauzionale
e il primo mese d'affitto per un trilocale. Come sarebbe riuscita
a racimolare tutti quei soldi? Non poteva chiamare i suoi genitori e
chiederli a loro, quell'arpia di sua madre non doveva sapere che il
suo matrimonio andava male, che stava andando in fumo in maniera
spettacolare, a dirla tutta. Non poteva chiederli a un amico, visto
che in realt non ne aveva. Maledizione, non sapeva nemmeno a chi
chiedere di riaccompagnarla a casa dall'ambulatorio.
Rosicchi la matita che aveva in mano, guard la cucina e poi il
salotto, la libreria stipata di libri horror. Tutte le vecchie riviste e i
fumetti di Harry erano ancora in un deposito in centro. Scatoloni e
scatoloni pieni di roba che doveva pur valere qualcosa. Se fossero
mancati un paio di fumetti Harry non l'avrebbe notato, e anche se
l'avesse notato, avrebbe dato per scontato che fossero andati persi
in uno dei vari spostamenti. Margaret per allora sperava di essersene
andata gi da un bel po'.
Fece un giro di telefonate ai negozi di fumetti della zona, chiedendo
se comprassero vecchie riviste pulp. Per lo pi non erano interessati,
ma un negozio le forn il numero di un collezionista locale di nome
Jamie White, che si disse disposto a incontrarla il pomeriggio successivo
direttamente al deposito.
Il giorno dopo Margaret prese la chiave di scorta dal mazzo che
Harry teneva in garage, e raggiunse in macchina il deposito. Era vicino
all'autostrada, all'estremit opposta della cittadina. Quando arriv,
si guard intorno in cerca di un uomo di una certa et che potesse
fare il paio con la voce che aveva sentito al telefono, ma nel parcheggio
c'era solo una donna appoggiata alla fiancata di una macchina.
Mentre Margaret parcheggiava e scendeva, la donna si raddrizz e le
si avvicin. Sembrava pi giovane di lei, ma non di tanto, e i capelli
castano chiaro li teneva raccolti in una coda. Indossava un paio di
jeans e una felpa di Topolino. Topolino era vestito come Gene Kelly
in Cantando sotto la pioggia, e come lui si appendeva a un lampione.
Margaret? chiese la donna. Le porse la mano e Margaret la
strinse. Io sono Sally. Avevamo un appuntamento, giusto?
Credevo che fosse con Jamie White.
Jamie  mio zio, spieg Sally. Voleva venire lui, ma le cose sono
andate per le lunghe con un altro cliente. A volte gli do una mano.
Margaret storse la bocca e strinse i pugni un paio di volte. Si sentiva
gi nervosa, e deviare anche di poco rispetto ai suoi programmi
la fece solo stare peggio.
Le assicuro che so il fatto mio, la rassicur Sally White. Ho
a che fare con questo tipo di roba di continuo. Ma se non si sente
tranquilla, sono certa che potr fissare un nuovo appuntamento con
mio zio...
No, la interruppe Margaret. Dev'essere oggi per forza.
D'accordo, allora, acconsent Sally in tono sorprendentemente
pacato. Mi faccia strada.
Il box di Harry era al quarto piano di un edificio climatizzato.
Quando Margaret alz la serranda e apparvero i bianchi scatoloni intonsi
accatastati dappertutto fino al soffitto, a Sally scapp un fischio.
Posso? domand indicando uno scatolone.
Margaret la aiut a tirarlo gi dalla cima della pila e a sistemarlo
sul pavimento del corridoio. Sally esamin il contenuto, maneggiando
con cautela qualsiasi cosa toccasse; ogni tanto scuoteva la testa o imprecava
sottovoce. Mostr a Margaret una copia di Weird Tales datata
febbraio 1928. In copertina c'era un uomo in impermeabile con una
pistola in mano, e accasciata su di lui una donna svenuta in abito da
sera. The Ghost Table, di Elliot O'Donnell, c'era scritto in grande.
 qui che  stato pubblicato per la prima volta Il richiamo di
Cthulhu, chi potrebbe immaginarlo? disse Sally. Non gli hanno
nemmeno dedicato la copertina. Ridacchi incredula.  come se
avessero pubblicato un numero di Action Comics senza Superman in
prima pagina. Per quanto abbiano fatto anche questo, ai vecchi tempi.
Non ci capisco granch di fumetti, ammise Margaret.
Guardi qui. Sally indic un elenco di nomi quasi in fondo alla
copertina: H. P. Lovecraft, Ray Cummings, Seabury Quinn, Frank
Owen, Wilfred Taiman, John Martin Leahy. Si tratta forse del pi
importante racconto di weird fiction di tutti i tempi, e il suo autore 
relegato in fondo alla pagina. Pazzi.
Sally fiss gli altri scatoloni impilati nel box. C' la stessa roba
dentro tutti quanti? domand.
Riviste e fumetti. Locandine. Cose cos.
Sally fece una smorfia, sembrava stesse litigando con se stessa.
Be'? chiese Margaret. Cosa c' che non va?
Sally sospir. Mio zio mi ha mandato qui oggi con un assegno.
Mi ha detto di offrirle fra i cinquanta e i duecento dollari, sempre che
ci fosse abbastanza materiale da giustificare la spesa, e sempre che
lei fosse disposta a vendermi tutto.
Tutto? Margaret fece scorrere lo sguardo nel box. Al di l di ci
che provava per Harry in quel momento, non poteva dimenticare gli
anni di passione e attenzioni che lui aveva dedicato a creare quella
collezione, n quanto gli era costato spostarla da casa e trasferirla
dall'altra parte della cittadina. Era grazie a quell'insieme di scatole
che Harry aveva sviluppato la propria visione del mondo, la propria
personalit. Era grazie a loro che aveva affrontato la malattia della
madre e la morte del padre. Margaret odiava se stessa per quel rigurgito
di sentimentalismo, ciononostante c'era eccome.
Mio zio non aveva idea di cosa avrei trovato qui, disse Sally,
e se fosse venuto lui in persona avrebbe potuto offrirle, non saprei,
magari cinquecento o mille dollari.
A Margaret sembr una fortuna, una fortuna che avrebbe potuto
risolvere i suoi problemi all'istante.
Pu chiamarlo e accertarsene?
Il fatto , spieg Sally, che per guadagnare cinquecento dollari
le basterebbe questo scatolone, se sapesse davvero cosa c' dentro.
Di solito il mio lavoro  fregare quelli che non hanno ben chiaro cosa
stanno vendendo, per poi rivendere le stesse cose a un prezzo molto,
molto pi alto. Normalmente non ho problemi a regolarmi in questo
modo, perch al limite si tratta di uno o due fumetti da una parte o
di una scatola piena di riviste dall'altra, ma questo, e con un gesto
le indic tutto il deposito, questo  troppo. Dovrebbe catalogarli,
scoprire quanto valgono davvero, dopodich potrebbe venderli da
sola o lasciare che qualcuno come mio zio, o come me, le faccia
un'offerta onesta.
In un altro momento Margaret l'avrebbe ringraziata per la sua
schiettezza, ma l per l avrebbe voluto invece mettersi a urlare.
 gentile da parte sua cercare di aiutarmi, replic senza perdere
il controllo, ma ho bisogno dei soldi oggi stesso. Perch quindi
non prende piuttosto questo scatolone, mi fa un assegno da duecento
dollari e siamo a posto tutte e due?
Non posso.
La prego, insistette Margaret con una voce che cominciava a
farsi disperata.
Sally la guard bene. A Margaret quello sguardo scaltro non
piacque, la faceva sentire vulnerabile.
C' di mezzo qualcosa di serio, quindi, concluse Sally. Non
era una domanda.
Margaret annu rapidamente. Sally spulci di nuovo nello scatolone
che le stava davanti, scelse una decina di riviste e le pos sul
pavimento. Prese la borsa, tir fuori una penna e un libretto degli
assegni ripiegato, se lo appiatt su un ginocchio, lo compil e lo
allung a Margaret. Duecento dollari. La sto ancora truffando, ma
non cos tanto.
Grazie, replic Margaret.
Sally prese dalla borsa un pezzo di carta, ci scarabocchi qualcosa
e glielo diede. Qui c' il mio numero di casa. Non scherzavo, prima.
Se ha davvero intenzione di vendere questa roba, posso aiutarla a
spuntare una somma equa. Mi ci vorr solo un po' di tempo per farmi
un'idea di ci che possiede.
Grazie, ripet Margaret.
Sally si alz in piedi e la aiut a rimettere lo scatolone in cima alla
torre e a chiudere la serranda. Si strinsero la mano.
Mi chiami, aggiunse Sally. Come compenso le chieder il
dieci per cento della vendita finale. Il che non  molto, tra parentesi.
...
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CAPITOLO 16.
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Margaret incass l'assegno in una Western Union e nascose i soldi
in fondo alla borsa, dentro un vecchio flacone di aspirine. Raggiunse
in macchina l'ufficio ammissioni della University of Texas, pag in
contanti la tassa, e il resto lo conserv per la seconda settimana di
novembre. Una volta passato Halloween, doveva mettere in conto
l'affitto dell'appartamento.
I lavori per la Tomba divennero sempre pi frenetici. La famiglia
si ricompatt. Nessuno faceva mai cenno agli attacchi di Harry o alle
sue esplosioni di rabbia. Margaret smise di pensare che ci volesse
un medico. Era come se avessero fatto un patto silenzioso: niente
pi grida, scazzottate o alterchi fino a novembre. Questo fece s che
potessero andare avanti comportandosi educatamente gli uni con gli
altri, forse addirittura con affetto.
La casa era sottosopra, un caos, pi che una casa sembrava il dietro
le quinte dell'attrazione in giardino. Sydney, che tempo dopo avrebbe
fatto qualche esperienza con il teatro scolastico, prese confidenza
per la prima volta con la strana gamma di odori di un backstage in
quell'autunno del 1982, nella sua stessa casa. Stoffa, colla, sudore e
polvere, tutti quegli odori insieme stagnanti nell'aria, come fantasmi
di vecchi spettacoli.
Poi, la mattina di Halloween, Harry piant in cortile un cartello
che in caratteri rossi e sanguinolenti annunciava: STASERA CASA
INFESTATA, INGRESSO LIBERO. Eunice scatt una foto con i miei
genitori accovacciati vicino al cartello, che ho recuperato l'ultima
volta prima di andarmene via da l. -,
Nella foto mamma e pap sono rannicchiati a destra e a sinistra
del cartello, con la casa e le finte lapidi alle spalle. Il sole era troppo
luminoso, ed Eunice si era scordata di togliere il flash, la foto appare
quindi sovraesposta, sbiadita, come se fosse stata scattata al principio
di un inverno nucleare. Mio padre indossa un paio di jeans e una
felpa dei Texas Tech. Anche se l'immagine non  nitida, riesco a
distinguere le borse scure sotto gli occhi. Mia madre ha i jeans e una
giacca sempre in jeans e sembra imbarazzata alla maniera in cui lo
sono tutte le madri del mondo davanti a una macchina fotografica; sia
lei sia pap per sorridono, e in quei sorrisi non c' nulla dell'energia
maniacale e dell'euforia artificiosa di cui mi hanno parlato in seguito.
Vedo semplicemente i miei genitori, felici. Riesco a capire perch si
amavano, innanzitutto.
Pi tardi quella mattina i tizi della Balloons World (gli stessi che
avevano procurato la casa gonfiabile per il compleanno di Eunice)
arrivarono con un pallone gigantesco e aiutarono Harry a installarlo
e a gonfiarlo sulla piattaforma del tetto. Prese forma incombendo sul
quartiere, spuntando come una visione mostruosa dal cielo stellato,
un enorme fantasma bianco visibile a grande distanza nella piatta e
ancora poco edificata cittadina di Vandergriff. Nei dintorni, quando
quel segnale entr annunciandosi nel loro campo visivo, i giocattoli
cascarono di mano ai bambini e ogni altro gioco s'interruppe. Era
un segnale dal mondo degli spiriti, Halloween aveva avuto inizio.
Le strade sarebbero state presto inondate di magia nera e il mondo
sommerso avrebbe rivelato il proprio volto.
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CAPITOLO 17.
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Gi a met pomeriggio sul marciapiede si era riunita una folla di
persone, non solo genitori e figli, ma anche adolescenti e ragazzi del
college. Gli amici e i vicini che si erano offerti di aiutare arrivarono
intorno all'ora di cena e trovarono numerosi cartoni di pizza ad attenderli.
(Se non possiamo pagarli, possiamo almeno rimpinzarli,
aveva detto Harry.) Quei fabbricatori di tombe spazzolarono il cibo
e si spostarono in soggiorno per travestirsi da vampiri, lupi mannari
o spettri.
Il signore e la signora Ransom erano gi fuori, stremati, a fornire
informazioni. La coda all'esterno si stendeva lungo tutto l'isolato
fino dietro l'angolo.
Margaret nel panico si occupava degli ultimissimi ritocchi ai
costumi, e nel frattempo Harry si occupava del trucco. Quando il
costume da monaco del signor Haggarty si strapp (da che gli aveva
preso le misure la prima volta aveva messo su qualche chilo), Margaret
fin il filo mentre lo riparava. Sped Eunice a recuperarne dell'altro,
ma la bambina torn un momento dopo: non era riuscita a trovarne
neanche un po'.
Credo che non ce n' pi, dichiar.
Reggi questo, disse la madre. Eunice afferr la stoffa strappata
e la ricompose sulla pancia del signor Haggarty, mentre Margaret
sfrecciava in camera da letto. C'era una remota possibilit che
avesse riposto nel cassettone un kit da cucito per le emergenze. A
quel punto sfil i cassetti e li svuot sul pavimento. Quando fin,
inizi a frugare fra i cassetti di Harry. Spieg le camicie del marito
senza trovare il kit. Subito dopo pass alle calze e al resto della
biancheria intima. Ancora niente, trov per qualcos'altro, qualcosa
che vide svolazzare con la coda dell'occhio, tanto rapidamente
che rischi di non farci caso. Si ferm, piazz quel cassetto vuoto
insieme agli altri sul letto e spost calze e mutande per vedere cosa
avesse scoperto.
Era un opuscolo patinato, piegato a met come per farlo stare
in tasca. Margaret lo afferr e lo apr. Glioblastoma e astrocitoma
maligno, era stampato sopra alcune foto di volti comuni: volti seri
ma tenaci, mostravano all'osservatore che non si sarebbero lasciati
battere da quella cosa (di qualsiasi cosa si trattasse). Un logo in basso
inform Margaret che era stato stampato dall'American Brain Tumor
Association.
Sfogli l'opuscolo, cercando di assorbire tutto il contenuto in un
colpo solo, concentrandosi non sulle singole frasi ma sui paragrafi,
sulle foto, sui diagrammi delle cellule cerebrali che non capiva (non
ne era in grado). Alcune parole le restarono appiccicate in testa: chirurgia,
radiazioni, emicranie, collassi, disinibizione. Giunta all'ultima
pagina trov un post-it con qualche altra parola appuntata, la scrittura
minuscola e compatta era di Harry: impossibile operare, radiazioni,
antipsicotici, cambiamenti nella personalit, 6 mesi/1 anno.
Margaret si sedette sul letto fra i cassetti a soqquadro. Harry era
stato da uno specialista. Aveva avuto la sua diagnosi. Glioblastoma.
Tumore al cervello. Un cane in agguato che non si faceva vedere
e conduceva l'eroe alla pazzia. Tutto tornava. Il denaro sparito. Il
comportamento folle, le urla, le botte, la crudelt. La casa infestata,
la determinazione maniacale nel portarla a termine a qualsiasi costo.
Da sei mesi a un anno, c'era scritto.
Oh, Harry, sospir.
Mamma! la chiam Sydney, riportandola al presente.
Arrivo! grid lei. Lasci perdere l'opuscolo e malferma sulle
gambe attravers la casa. Si aggrapp alla porta che dava sul soggiorno.
Erano tutti in cerchio intorno a Harry.
Non riesco a trovare altro filo, disse Margaret.
Dovremo farcela senza, replic lui. Guard gli attori e il resto
della squadra che aveva messo insieme. D'accordo, gente. Stasera
divertitevi, non dimenticate per che questo nostro lavoro  importante.
Notando l'aria scettica dipinta su alcuni volti che lo ascoltavano,
Harry alz una mano per richiamare l'attenzione. Aprite le orecchie.
Gli esseri umani sono creature piccole e insignificanti in un universo
grande e spaventoso, e in una storia dell'orrore, che sia rappresentata
in un film, in un libro o in un'attrazione da luna park,  un fatto con cui
dobbiamo confrontarci. Ma non conta quanto le cose facciano paura,
non conta ci che il pubblico sar tenuto ad affrontare o a sopportare,
c' sempre un lieto fine. Quando scorrono i titoli di coda, quando uno
finisce di leggere un libro o quando i nostri ospiti se ne andranno via
stasera, la loro vita proseguir. Poich hanno tenuto testa al buio, il
sole splender un po' pi luminoso domani, e i mostri della vita reale
non sembreranno pi cos brutti. Per un giorno, per un'ora, o anche
solo per un istante, la vita sar migliore. Sembr sul punto di dire
altro, scosse invece la testa. Sydney, accompagna tutti ai loro posti.
Mamma e io andiamo nella Baracca dello Scavafosse.
La truppa di interpreti si sparpagli. Margaret e Harry si diressero
in garage, che sembrava il set di un film d'altri tempi: rustiche pareti
di legno, un vecchio calendario, al centro una stufa fatta di cartone
con una lampadina arancione all'interno che simulava il fuoco, una
piccola scrivania accanto all'entrata con alcuni fogli sparsi sopra,
un paio di badili in un angolo, e in bella vista la sfavillante bara
argentea che Harry aveva comprato al teatro di Vandergriff. Margaret
fece per mettersi il costume, ma si blocc e guard la lussuosa
imbottitura di seta che rivestiva la bara, raggrinzita e sbiadita dopo
anni di utilizzo.
Vuoi ripassare le battute? le domand Harry.
No, sono tranquilla.
Bene. Harry si massaggi le tempie.
Tu come ti senti? Margaret tir su la lampo del costume e si
mise un cappello blu.
Harry aggrott la fronte.  come se qualcosa non andasse ancora.
Avrei potuto fare di pi. Doveva essere meglio di cos, tutto quanto.
Ce lo faremo bastare, replic Margaret. Ti aiuto a entrare
nella bara?
Mentre Harry ci si calava dentro lo tenne per le mani. Poi si pieg
per chiudergli il coperchio.
Senti, Margaret...
Aspetto un bambino, gli disse. Rivelarlo non era in programma.
Per quel che ne sapeva, era ancora dell'idea di abortire fra poco
meno di due settimane. Quella confessione schizz fuori di propria
iniziativa, per temporeggiare sul discorso che stava per farle Harry
non le era venuto in mente altro. Annunciare una vita, per evitare che
fosse annunciata una morte.
Mio padre reag alla notizia della mia nascita imminente con
un'espressione di dolore a malapena dissimulato. Ne sei sicura?
Sicurissima.
Lui apr la bocca per dire altro, ma fu interrotto da un botto sulla
porta del garage. Le lev gli occhi di dosso e li spost verso la porta,
poi torn a guardarla. Cos' stato? le domand.
Forse  Daniel Ransom che prova a dirci di sbrigarci.
Il rumore risuon di nuovo, e stavolta i botti furono due.
Forse, disse Harry. Margaret... ricominci, sembrava spaventato.
Lei non voleva sentire. Non quella sera. L'indomani si sarebbero
occupati del glioblastoma. Avrebbero discusso, dibattuto
tappa dopo tappa le terapie pesanti e quella possibilit, quella che
il suo attraente, premuroso, amorevole marito fosse schiacciato
dalla forza delle radiazioni, infiacchito dai farmaci che dovevano
arrestare le crisi e impedirgli di aggredire i suoi figli. L'indomani
avrebbero discusso su come regolarsi con me, il parassita che stava
prendendo forma nel grembo di Margaret. L'indomani avrebbero
affrontato la cosa che sulla soglia chiedeva di essere lasciata entrare.
Non quella sera, per.
Margaret si pieg in avanti e baci il marito. Ti amo. Fino alla
fine e anche dopo, qualsiasi cosa succeda.
Harry si allung verso di lei, come per tenersela vicina, ma lei
si raddrizz, si appiccic i baffi finti e s'incammin verso la porta.
Le bussate si erano fatte insistenti, incessanti. Facciamo prendere a
questa gente un bello spavento.
...
.
...
La sequenza dei Turner 2: Sydney.
...
.
...
Quando fa il suo ingresso nella Citt, Sydney  terrorizzata,
nel suo cuore riecheggia ancora un grido.
La paura scompare quasi di colpo, tuttavia, non appena
scopre di trovarsi all'esterno della casa in cui ha
trascorso la prima met della sua infanzia, un luogo
che le evoca amore, abbondanza e sicurezza. Sydney 
in fila, una fila che a partire dal garage percorre
l'intero isolato. Sono in costume tutti quanti, lei
compresa. Il tut rosa che indossa  sgualcito e sporco,
e braccia, spalle e faccia sono impiastricciate
di cerone bianco. Sul tetto, un gigantesco fantasma
gonfiabile oscilla avanti e indietro attirando visitatori.
Con il cielo che sullo sfondo si scurisce, il
fantasma ha un'aria sinistra, e un brivido di piacere
attraversa Sydney. Quella  la casa infestata che
ha costruito con suo padre quando aveva dieci anni,
l'ultima cosa che abbia fatto insieme la sua famiglia
prima che pap si ammalasse.
La porta del garage  aperta, ma dentro  stata
allestita una falsa facciata; sembra l'ingresso di
una piccola catapecchia, una parete segnata dal tempo
e dalle intemperie con una porta a destra e una
finestrella appannata a sinistra.
Il signor Ransom, il loro vicino,  davanti al
garage che divide la gente in gruppi prima di farla
entrare. Davanti a Sydney ci sono sei persone che per
poter accedere insieme sono disposte ad aspettare,
perci il signor Ransom le fa spostare e fa cenno
a lei e a quello che le sta dietro di avvicinarsi
all'entrata.
Non dovresti essere dentro, tu?, le chiede il signor
Ransom. Sydney  gi pronta a una ramanzina, ma
lui le strizza l'occhio. Non lo dir a nessuno. Gira
il pomolo della porta e la spalanca.
Insieme ad alcuni sconosciuti, Sydney s'infila
nella Baracca dello Scavafosse. A destra ci sono
un modesto tavolo da lavoro e una sedia, e in mezzo
alla stanza si staglia una grande bara. Sua madre,
Margaret,  seduta al tavolo con una tuta da lavoro
e un cappello blu, ha una parrucca grigia e i baffi
finti.  china su alcuni documenti, accanto a lei
c' il tappo metallico di un thermos pieno di caff.
Alza gli occhi e si finge sorpresa.
Be', salve a tutti! La sua voce, distorta e arrochita,
non riesce a suonare completamente maschile.
Non attendevo ospiti tanto presto, ma benvenuti comunque.
In realt, a dirvela tutta, mi farebbe comodo
una seconda opinione su un paio di faccende. Non 
che potreste darmi un aiuto?
Va bene!, esclama un ragazzino del gruppo.
Forza, allora, facciamo un giro, propone lo Scavafosse.
Margaret si alza e indica un'altra porta in
fondo alla stanza. C' qualcosa di strano da queste
parti, e non sono sicuro che...
La bara si scoperchia e un uomo con cilindro e frac
bianchi si drizza a sedere e ruggisce. Il gruppo si
mette a strillare, e anche Sydney inizia un po' a
strillare, pur sapendo che quello  solo pap truccato.
Non ha niente di umano.
Ecco, vedete,  esattamente il genere di faccenda
di cui vi parlavo, dice lo Scavafosse. Margaret apre
la porta, una porta che normalmente si apre sulla
cucina ma che invece d sul tunnel nero di pareti
componibili che si snoda all'interno della casa, fino
al cortile sul retro. Lo spirito maligno in frac, un
ghul, ulula alle spalle di Sydney e degli ospiti,
senza per inseguirli.
Ho dovuto rompergli le gambe con una badilata,
cos se ne sta tranquillo, confessa lo Scavafosse
guidando il gruppo nel corridoio. Lungo le pareti ci
sono dei pannelli aperti. Dal battiscopa spunta un
tentacolo che sfiora la gamba di Sydney. Lo sente
freddo, viscido sui collant. Non urla, ma scrolla
via il tentacolo e con il gruppo entra nella stanza
successiva.
Subito il gruppo svanisce e lei si ritrova senza
costume, via dalla casa infestata, sul divano in
soggiorno. La casa  ancora sottosopra per i preparativi
per Halloween della settimana prima. Sua madre
ha dato una ripulita sommaria, negli angoli per ci
sono ancora i rotoli di stoffa, e il tavolo in sala
da pranzo  ricoperto di trucchi e di travestimenti.
L'intera famiglia  tuttora esausta, alle prese con
la quotidianit ma immersa in un sonnolento torpore.
Seduta accanto a Sydney sul divano c' Eunice.
Mamma e pap, in posizione diametralmente opposta,
sono invece sul divanetto e si tengono la mano. A
partire da Halloween le cose sono migliorate, e Sydney
quanto a questo non sa bene come porsi. Non 
cos convinta che mamma meriti il perdono di pap.
Ci sono delle novit, annuncia sua madre.
Belle o brutte?, chiede Eunice.
Sia belle che brutte, risponde. Prima novit:
avremo un altro bambino.
Questa  quella bella o quella brutta?, interviene
Sydney.
La mamma ridacchia. Quella bella, spiritosona.
E la novit brutta?, domanda Eunice.
Pap si inumidisce le labbra. Ho un cancro.
Che cos' un cancro?, chiede Sydney. Ha gi sentito
la parola in TV, lo sa che  qualcosa di brutto, ma
non sa perch.
 una malattia, le risponde Eunice. Un ammasso di
cellule abnormi che dividono e distruggono i tessuti
del corpo.  come essere mangiati vivi.
Mamma e pap fissano Eunice con uno sguardo fra
l'attonito e l'inorridito.
Guarirai, vero?, domanda Sydney.
I suoi si scambiano un'occhiata. Ho bravi medici
e loro sono ottimisti, le dice pap, ma  una bugia.
A Sydney i grandi mentono sempre. Dicono che esiste
Babbo Natale e i mostri no, che si amano ancora quando
in realt non  cos, che ce la mettono tutta quando
 chiaro che non gliene importa un bel niente. Quella
 l'ennesima menzogna da aggiungere al mucchio.
Eunice rivolge un debole sorriso ai genitori. Sydney
sente che sta per vomitare. Scusate, dice. Corre
fuori dalla porta sul retro, via da quei bugiardi, ma
si ritrova di nuovo nella Tomba la sera di Halloween,
in mezzo a un gruppo di visitatori che stanno seguendo
lo Scavafosse in una stanza completamente buia. Il
gruppo ridacchia nervosamente.
L'oscurit viene spezzata da un unico attimo di luce
accecante; qualcosa si muove, ma  troppo veloce per
capire di cosa si tratti prima che la stanza ripiombi
nel buio. Gli altri visitatori fanno un balzo. A uno
di loro scappa uno strillo.
La luce ritorna, stavolta lampeggia due volte, poi
tre. Sydney riesce a vedere una sagoma all'altro capo
della stanza, piccola ed esile, e riconosce se stessa,
la versione di s che ha un ruolo nello spettacolo
di Halloween. Guarda il suo doppio destreggiarsi con
le cinque posizioni, e sente i muscoli allungarsi e
flettersi anche se lei  ancora l, immobile fra gli
sconosciuti.  diventata sia pubblico sia artista,
e quando la musica inizia a vibrare da uno stereo
portatile nascosto in un angolo - una raccolta di
motivetti per piano, delicati ma trascinanti, affiancati
da scampanellii e da un sottofondo di basso-, i
suoi movimenti sinuosi vengono frammentati dalle luci
stroboscopiche in una serie di fotogrammi: braccia
sollevate e gamba slanciata in alto, testa piegata
in avanti e braccia allargate sui lati, in punta di
piedi che piroetta attraverso la stanza come le ha
insegnato la signora Ransom.
Una calma particolare s'impadronisce di Sydney,
quella calma che arriva solo quando si esibisce. La
Sydney osservatrice sfuma, fondendosi con la Sydney
ballerina. Solleva una gamba come un uccello - crois
derrire - gira su se stessa una, due, tre volte, e
alla terza rotazione si ritrova seduta sul letto in
camera di Eunice, che  seduta alla scrivania e sta
leggendo ad alta voce un volume spropositatamente
grande della biblioteca.
Il glioblastoma  un tumore che si sviluppa dagli
astrociti, ovvero dalle cellule a forma di stella
che forniscono il tessuto di supporto del cervello,
il collante che tiene tutto insieme.  un tumore
estremamente maligno...
Cosa vuol dire maligno?, la interrompe Sydney.
Potenzialmente letale, dice Eunice. Molto pericoloso.
Ricomincia a leggere.  un tumore estremamente
maligno perch le cellule si riproducono velocemente
e sono sostenute da un ampio reticolo di vasi sanguigni.
Esistono due tipi di glioblastoma. Quello
primario o de novo, si forma e si fa sentire in tempi
brevissimi. Poi c' quello secondario, che si sviluppa
pi lentamente e ci mette pi tempo a crescere, ma
 comunque molto invasivo.
Di che tipo  quello di pap?, domanda Sydney.
Primario, le risponde Eunice.
Le due sorelle restano sedute in silenzio, cercando
un modo per convivere con le implicazioni apocalittiche
di quell'informazione.
Tu mi credi, vero?, dice Eunice. Ci credi che ho
visto un uomo alla finestra?
Sydney si alza ed esce dalla camera - ma non appena
attraversata la porta si ritrova in una stanza
d'ospedale.
Pap  nel letto, non ha pi i capelli, il suo
corpo  devastato, consunto. Mamma ha avvicinato la
sua sedia a lui. Accanto a pap ha un'aria grottesca,
come se stesse guadagnando peso nell'esatta
proporzione in cui lui lo sta perdendo.  come se lo
stesse risucchiando per alimentare il bambino che
deve nascere. Le bambine sono sedute in un angolo su
un divano, stanno guardando una trasmissione in TV
con il volume al minimo. Sembra che sia sulla pesca.
Mamma ha un quaderno in bilico sulla pancia, prende
appunti e traccia schizzi a seconda di ci che
le detta pap. Stanno lavorando alla casa infestata
dell'anno successivo, come se pap potesse essere
ancora in giro per realizzarla. La sua idea sarebbe
di costruire una citt intera, e adesso lui e mamma
la stanno riempiendo di palazzi.
C' un hotel, dice pap in quel momento. Non isolato
come in Shining, ma in centro, lussuoso... ed 
stato abbandonato. Le finestre sono aperte e le tende
ondeggiano, il vento fa entrare la neve, e c' roba
strana, tipo circo o Natale dappertutto. Un po' un
incrocio fra una casa matta del luna park e Winter
Wonderland.
Margaret alza il quaderno per mostrarglielo. Cos?
Harry agguanta il quaderno insieme alla matita.
Cambia foglio e con la matita imprime con violenza
alcuni rapidi tratti. Giuro su Dio, Margaret, preferirei
morire da solo piuttosto che passare un altro
minuto con te.
Eunice si prende il viso tra le mani, Sydney invece
tiene alta la testa.  malato. Non vorrebbe dire
davvero delle cose cos terribili, anche se in questo
caso Sydney sotto sotto  d'accordo con lui. Mamma 
fragile. Sydney riesce a cogliere il dolore scritto
sul volto inespressivo della donna. Non  abbastanza
forte. Non merita pap. Si  arresa a vederlo morire.
Se dovesse scegliere fra la morte e passare la
vita con mamma, considera Sydney, anche lei preferirebbe
morire.
E di colpo si ritrova sul palco, nella Tomba.
E gira, gira, gira. Campanelle tintinnanti e uno
strimpellio di piano con un basso in sottofondo, e
ogni tanto una netta esplosione di rumore interrompe
la musica come uno spavento di quelli che ti fanno
saltare sulla sedia in un film slasher. Un tumore
che si sviluppa dagli astrociti. Cellule a forma di
stella, carine da immaginare, simili a marshmallow
in una tazza di dolcissimi cereali. Respiri brevi,
controllati. Il pubblico non deve capire che sul
palco sta facendo fatica. Lei deve essere in tutto
e per tutto la Sydney artista. Fare in modo che lo
sforzo non si veda. Gira, gira, gira. Disinibizione,
radiazioni, antipsicotici. Crisi epilettiche, alterazioni
della personalit, inoperabile. Gira, gira,
gira, pi veloce adesso, perch per quanto forte sia
Sydney, il resto non lo vuole vedere.
Ma lo vede comunque. A dispetto della danza perde
la calma, diventa la piccola, triste Sydney, e di
nuovo  trascinata nella stanza d'ospedale.
 l con pap quando succede. Sono passate due settimane
dalla nascita di suo fratello, Noah. Pap non
 riuscito a tenerlo in braccio, era troppo debole,
e del resto non sembrava importargliene. Sydney lo
capisce. Perch scomodarsi a conoscere un neonato che
tanto non potrai veder crescere? Eunice  in un'altra
stanza, insieme alla mamma e al bambino. Sydney
li va a trovare di rado. Vuole stare con pap. Le 
sempre piaciuto stare da sola con lui, averlo tutto
per s, ma negli ultimi tempi, per qualche ragione,
anche quando nella stanza ci sono solo loro due, lei
percepisce un'altra presenza. Qualcosa che non pu
vedere, ma che li guarda entrambi.
E come se non bastasse questa spaventosa sensazione,
pap negli ultimi giorni  peggiorato. Prima
scriveva e disegnava molto, adesso non ne ha pi la
forza. Ha lo sguardo fisso nel vuoto, il respiro irregolare.
Sydney, in piedi accanto a lui, gli tiene
la mano. Lui non sembra rendersi conto della sua presenza,
sembra intrappolato nella propria mente, solo
con se stesso. Ma di colpo le stringe la mano. Fa
un profondo respiro, come se stesse patendo un gran
dolore. Si volta verso di lei, lo sguardo  lucido,
presente, ed  anche terrorizzato.
Eunice aveva ragione.
Cos'hai detto, pap?, gli chiede Sydney. Sono le
uniche parole che riesce a tirare fuori sotto lo
sguardo tagliente con cui lui la fissa, pi intenso
della luce di qualsiasi riflettore.
Margaret, le dice.
Sydney. Sono Sydney, pap.
I disegni. I progetti.  tutto l. Tu devi...
Devo cosa?
Ci ha visto. Conosce il nostro odore.
Pap chiude gli occhi. Il respiro adesso  profondo
e tranquillo. Sydney lo chiama ancora un paio
di volte, ma a un tratto si accorge che il suo petto
non si muove pi.
Gira, gira, gira. Sydney  di nuovo sul palco nella
Tomba ed  a sua volta a corto di ossigeno. Rallenta
per eseguire un quarto arabesque, dopodich  al
funerale del padre con Eunice, la mamma, il signore
e la signora Ransom, tutti i vicini, nonna e nonno
Byrne, nonna Turner, riuniti tutti quanti intorno a
una fossa aperta, con un sacerdote che parla a ridosso
della bara di pap. Noah piange e mamma lo passa a
Sydney, chiedendole di portarlo altrove finch non
si sar calmato. Sydney avrebbe voglia di chiederle
perch non pu occuparsene nonna Turner, ma il perch
lo sa bene. L'anziana donna ha un aspetto tremendo,
la pelle cerea, gli occhi infossati. Meno di sei mesi
dopo morir per un'overdose di sonniferi. Diranno
tutti che  stato un incidente, pur sapendo che non
 andata cos.
Ma questo viene dopo. Adesso Sydney attraversa il
cimitero con Noah in braccio, pronunciando tutte le
peggiori parole che conosce ma con voce pi dolce
e suadente possibile: Bastardo. Coglione. Stronzo.
Figlio di puttana. Merda. Maledetto. Via via che le
supera, esamina le lapidi a una a una. Sembrano tutte
dure e taglienti. Quanto sarebbe facile mettere a
tacere Noah una volta per tutte. Nessuno sentirebbe
la sua mancanza, tranne forse Eunice, ma lei non conta,
si affeziona a chiunque. Facile che, quando si
soffia il naso, Eunice rimpianga perfino la perdita
del moccio.
Sydney non abbandona Noah. Lo porta avanti e indietro,
gli d dei colpetti sulla schiena, lo maledice
e detesta sua madre per averla mandata via proprio
mentre stava dando l'addio a pap. Quello  l'ultimo
nella lunga lista dei fallimenti di mamma. Ha messo
in vendita la casa, e la famiglia si sta trasferendo
a vivere in un appartamentino, come i poveri. Stanno
perdendo tutto.
Sydney  di nuovo sul palco. E gira, gira, gira.
Pi veloce che pu e ancora pi veloce. La Sydney
artista deve essere l'unica Sydney. Capir di che
cosa aveva bisogno pap. Far la cosa giusta. Lui
sar fiero di lei.
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PARTE TERZA.
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LA COSA SULLA SOGLIA.
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CAPITOLO 1.
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Toglitelo, Noah.
Lascialo divertire un po'. Qual  il problema?
 ridicolo.
Nessuno ci far caso.
Ma dov' andato? Noah, vieni fuori. Non abbiamo tempo per
queste cose.
Era l'agosto del 1989, avevo sei anni e mi ero nascosto dietro le
tende ingiallite del salotto del nostro schifoso, sgangherato appartamento,
mentre mamma, Eunice e la socia in affari di mamma, Sally
White, discutevano dell'abbigliamento che mi ero scelto per la serata.
Stavamo gi facendo tardi per la rappresentazione di Tutti insieme
appassionatamente alla Vandergriff High School, ma io volevo andarci
con il mio costume: un'imitazione da due soldi poco convincente
della maschera e del mantello di Batman, realizzati per fare cassa
con il film che era uscito quell'estate. Da quando Sally me lo aveva
regalato una settimana prima, non l'avevo mai tolto.
A quello che stavano dicendo badavo poco. Le tende del salotto
erano appese davanti alla porta scorrevole che dava sul terrazzino
dell'appartamento, e io mi ero girato a guardarlo. Ogni unit abitativa
nel nostro condominio era dotata di uno spazio scoperto in balia
degli elementi, tre metri per tre metri e mezzo, chiuso su tre lati dai
muri dell'appartamento (nel nostro caso, su un lato c'era la finestra
di camera mia, sul lato opposto la parete del bagno cieco di mia madre
e, trasversalmente rispetto a entrambi, la porta a vetri scorrevole
del salotto), con un quarto muro a separare il terrazzino da quello
del vicino. Per avere un'idea pi chiara, immaginate una versione
da poveri di un portico sul retro o di una terrazza vera e propria, un
fazzoletto di cielo tutto tuo senza per la vista dei dintorni, nemmeno
di un parcheggio. Una persona particolarmente ottimista potrebbe
parlare della privacy concessa da un simile terrazzino, ma per quanto
mi riguarda su quella minuscola superficie di cemento crepato veniva
difficile non sentirsi in prigione, punto.
Noah, riesco a vedere le tue scarpe da ginnastica, disse la
mamma. Esci subito di l o resterai a casa e perderai lo spettacolo.
Uscii malvolentieri da dietro le tende, ero di nuovo completamente
visibile. Mia madre, Eunice e Sally erano al centro del tappeto beige
pieno di macchie, la mamma con le braccia conserte, Eunice con lo
zaino in spalla, Sally che nascondeva un sorriso dietro una mano.
Toglitelo, ripet mamma.
A Eunice per il suo zaino lo fai portare, ribattei.
Eunice si porta dietro i compiti.
Nello spettacolo sono tutti in costume, aggiunsi.
Levalo, subito.
Slacciai il cordino che avevo annodato al collo e mi sfilai la maschera.
Tutto l'armamentario si afflosci sul pavimento dietro di me.
Hai i capelli che sono un disastro, riprese mia madre.
Margaret, intervenne Sally, se  un po' in disordine non ci
far caso nessuno.
Mamma si strinse fra le dita il setto nasale come per riflettere. E
va bene. Andiamo.
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CAPITOLO 2.
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Quando arrivammo nel parcheggio della scuola regnava il caos, e
mia madre fu costretta a mettere l'auto lontano dall'entrata, procedendo
con cautela con la sua Ford Torino vecchia e spompata fra gli
accrocchi di persone che marciavano lentamente. Indispettita e in
affanno, mi trascin attraverso tutto il piazzale. Per starle dietro dovetti
correre. Il liceo sembrava mastodontico e sofisticato in confronto alle
scuole elementari che frequentavo io, e rimasi di stucco davanti alle
innumerevoli bacheche di trofei e alla distesa di armadietti mentre
ci dirigevamo in fretta nell'auditorium, con le sue sedie pieghevoli
imbottite e il sipario blu notte. Vicino al palco trovammo quattro
posti liberi consecutivi.
Non devi offenderti per l'umore di tua madre, piccolo, non ce
l'ha con te, mormor Sally mentre ci sistemavamo. Abbiamo
avuto una giornataccia in negozio. Si riferiva al Bump in the Night,
il negozio di fumetti e cimeli che avevano aperto insieme nel 1984,
investendo ci che aveva fruttato la vasta collezione horror del mio
defunto padre. Comunque, se l'umore di mamma doveva essere una
cartina di tornasole, in negozio erano tutte giornatacce.
Seduta accanto a me dall'altra parte, Eunice aveva gi svuotato
il suo zaino. Era concentrata sul libro di testo che si era aperta sulle
gambe, e scarabocchiava dei numeri su un quaderno ad anelli.
Che compiti sono? le chiesi.
Algebra.
 difficile?
Solo quando qualcuno mi interrompe. Mi strizz l'occhio per
farmi capire che non parlava sul serio.
Nell'auditorium si spensero le luci, e un silenzio eccitato cal fra
il pubblico.
Le campane iniziarono a risuonare nella buca dell'orchestra, e alla
mia destra e alla mia sinistra si lev un coro di voci femminili. Due
file di suore fluttuarono lungo i corridoi della platea, candele in mano,
cantando una splendida e solenne canzone di cui non comprendevo
le parole. Le loro voci volavano sopra di noi, soavi e ammalianti.
Quando raggiunsero il fondo dell'auditorium, le suore salirono sul
palco, si sistemarono di fronte al pubblico e proruppero insieme in
un gioioso Alleluia. Defluirono poi dietro le quinte con le voci che
sfumavano via via, lasciando il palco sgombro e buio.
Un momento dopo s'insinu un riflettore, che illumin un'unica
sagoma davanti a un fondale dipinto. Era vestita come un'umile
campagnola e teneva un secchio di legno con entrambe le mani. Era
Sydney, ai tempi diciassettenne, nei panni di Maria. A differenza della
Maria pudica e materna di Julie Andrews, i lunghi capelli castani di
Sydney erano legati in una coda, e malgrado il vestito molle e abbondante,
risplendette nella luce intensa mentre cominciava a cantare.
Gli archi dell'orchestra partirono per farle da contrappunto e accompagnarla
mentre roteava lenta su se stessa da una parte all'altra del
palco, dando modo alla canzone di proseguire. Non era un'imitazione
di Julie Andrews o un calco della cantante che l'aveva interpretata
nella prima mondiale a Broadway, c'era qualcosa che apparteneva
unicamente a Sydney: ferito, anelante, crudo, era qualcosa di privato
reso pubblico. Serrai le mani sulla bocca, e le lacrime scorrendo mi
solleticavano le nocche. Non volevo emettere neanche un suono,
interrompere quel delicato incantesimo.
Ehi, sussurr Eunice. Mi fece cascare qualcosa in grembo.
Spostai le mani pi in basso e sentii il tessuto scivoloso da due soldi.
Il mio Bat-mantello e la maschera. Li appallottolai fra le mani, tastai
le Bat-orecchie flosce e un po' appuntite. Vedere Sydney cantare era
ancora straziante, ma qualcosa dentro di me si allent. Era diventato
sopportabile.
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CAPITOLO 3.
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Quando alla fine venne richiamato alla ribalta, il cast ricevette una
standing ovation, ma all'uscita di Sydney per l'ultimo inchino si scaten
il delirio. Dopodich le famiglie ciondolarono un po' nella sala in
attesa dei figli che facevano parte del cast e della troupe, e anche per
fare due chiacchiere con il regista dello spettacolo, il signor Ransom.
Nel 1989, sette anni dopo essersi trasferito con la moglie accanto alla
vecchia casa della mia famiglia e aver aiutato mio padre ad approntare
la Tomba, Daniel Ransom era ingrassato e i capelli scuri si erano
fatti pi radi, ma aveva ancora un tono di voce profondo, autorevole.
Rideva spesso, e quando sorrideva a me mi sentivo sempre come se
fossi io.in persona a illuminare il mondo.
Tu guarda che gigione, bofonchi mamma, vedendolo raggiante
mentre riceveva complimenti, con la sua risata che riecheggiava
nell'auditorium.
Stagli alla larga e non guardarlo, le raccomand Sally.
Troppo tardi, eccolo che arriva. Daniel. La mamma gli strinse
la mano.
Lo spettacolo  stato una meraviglia, si compliment Sally.
Il signor Ransom, modesto e al tempo stesso compiaciuto di s,
le fece segno di lasciar perdere. Te lo ha detto Sydney che l'inizio
con le suore nei corridoi  stata una sua idea?
Non mi stupisce, se  questo che intendi, rispose la mamma.
Il sorriso del signor Ransom si pietrific, divenne falso.  una
ragazza speciale.
Sono speciali tutti quanti, no? osserv la mamma. Se non altro
quando  il momento di raccogliere fondi.
Il sorriso dell'uomo spar. Non sto chiedendo soldi, Margaret. 
solo che tengo molto a tua figlia.
Le riferir che hai detto cos, comment mia madre. Apr la
borsetta e cominci a frugare distrattamente all'interno.
Gi che siamo in argomento, comunque, riprese lui non cogliendo
o ignorando l'evidente manovra di congedo, Halloween  proprio
dietro l'angolo. Hai per caso ripensato alla mia proposta?
Ti ho gi risposto.
Quando il signor Ransom accenn un saluto militare, storsi il
naso.  sempre un piacere, Margaret. Sally, Eunice, Noah, salut
con un cenno del capo ciascuno di noi e batt in ritirata nella folla
di ammiratori.
Lo sai che sta passando un brutto periodo, disse Sally.
Si riferiva al fallimento del suo matrimonio, di cui eravamo tutti
a conoscenza ma di cui parlavamo con giri di parole, con espressioni
come brutto periodo o guai.
Alle spalle del signor Ransom, mamma alz gli occhi al cielo.
Poverino! Mi lanci un'occhiata e quando si accorse del mantello
che stringevo fra le mani si accigli. E quello da dove salta fuori?
...
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...
CAPITOLO 4.
...
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...
Dopo lo spettacolo, Sydney usc a cena con qualche amico; si fece
viva solo per ricevere le nostre congratulazioni e informarci dei suoi
programmi, prima di sparire nuovamente dietro le quinte. Mamma si
lament del tempo sprecato ad attenderla, ma il serbatoio della sua
rabbia era rimasto a corto di carburante. Era stanca.
Quando tornammo nell'appartamento, Sally diede a tutti un bacio
sulla guancia e se ne and. A quel punto nostra madre ci augur la
buona notte e scomparve nella sua stanza, lasciando me ed Eunice
soli in salotto.
Domani bisogna andare a scuola, signorino, mi fece presente
Eunice con una pacca sulla spalla. E tu dovresti essere a letto gi da
un po'. Vai a lavarti i denti e mettiti il pigiama.
Mi leggi qualcosa? le domandai.
Qualcosina, magari, ma solo se ti sbrighi.
Feci come mi era stato ordinato, e dopo aver appeso nell'armadio il
mio mantello mi infilai nel letto. Quando poco dopo mia sorella entr
nella mia stanza con un libro in mano, per raggiungermi dovette fare
una specie di balletto attraversando un campo minato di giocattoli
sparsi e di biancheria sporca sotto i piedi. Perfino quando arriv al
letto e m'invit a farle posto, le tocc tirare via astronavi e pupazzetti
da sotto le coperte per avere spazio a sufficienza.
Si pu sapere come fai a dormire con tutta questa robaccia?
disse riponendo un Ghostbusters sul mio comodino.
Ho sempre avuto problemi a addormentarmi la sera, e siccome
non ero in gamba come lo era stata Eunice alla mia et, per prendere
sonno giocavo anzich leggere o scrivere. Scivolai contro la parete
per farle posto. Lei si piazz accanto a me e si sistem gli occhiali,
il suo braccio ossuto, lentigginoso e freddo appiccicato al mio. Apr
il libro, Kadath, e cominci a leggere:
Improvvisamente, videro a prua le punte frastagliate di una costa
cancrenosa, e Carter scorse le numerose torri grigie e sgradevoli
di una citt. Il modo in cui quelle torri pendevano e si piegavano,
nonch il modo in cui erano raggruppate, e il fatto che non avessero
finestre, erano tutti particolari che resero inquieto il prigioniero;
allora rimpianse amaramente la follia che gli aveva fatto bere quello
strano vino del mercante dal turbante rigonfio. Mentre si avvicinavano
alla costa e cresceva il fetore insopportabile di quella citt,
sulle montagne frastagliate vide numerose foreste e si accorse che
molti di quegli alberi somigliavano al solitario albero lunare che si
trovava nella foresta incantata della Terra, dai cui frutti i piccoli Zoog
ricavavano il loro strano vino fermentato.
Avevamo iniziato a leggere Kadath un paio di sere prima. Avevo
qualche problema a seguire la storia, con le caratterizzazioni dei
personaggi cos succinte e un sacco di parole strane tipo zoog, ma
mi piaceva stare ad ascoltare la voce di Eunice. Il suo modo lento e
chiaro di esprimersi, il modo in cui sembrava gestire ogni parola come
fosse un particolare e delicato oggetto ha sempre avuto il potere di
tranquillizzarmi. Quando per quella sera chiuse il libro e si alz per
rimboccarmi le coperte, mi ero gi mezzo appisolato sulla sua spalla.
A chi  che voglio pi bene? domand.
A me, risposi risvegliandomi appena.
E tu a chi vuoi pi bene?
A te.
Mi baci la fronte. Sogni d'oro, piccolo principe. Accese la lucina
per la notte, spense la lampada appesa al soffitto e fece per andarsene.
Eunice, la chiamai.
Si ferm.
Per un attimo aprii la bocca, sforzandomi di trovare le parole
giuste. Volevo farle sapere che avevo paura, che la volevo accanto a
me, ma temevo anche che se avessi detto qualcosa avrebbe pensato
magari che per una storia della buona notte Lovecraft fosse troppo
forte, e avrebbe smesso di leggermelo.
Niente, dissi. Buona notte.
'Notte. E chiuse la porta dietro di s.
Iniziai a sentir grattare non appena la porta si fu richiusa. Un
rapido, insistente raspare sul vetro della finestra. Succedeva gi da
settimane. Avevo unito con una spilla da balia le tende in modo che
nessuno potesse guardare dentro, anche se la finestra affacciava sul
nostro terrazzino senza accessi dall'esterno. Nello spazio fra le tende
era rimasta una fessura, e attraverso quella vedevo solo il buio.
Il grattare si fece pi intenso, una melodia stridula e colma di
paura. Sarebbe stato meglio se avessi nascosto il mantello di Batman
sotto il cuscino anzich appenderlo nell'armadio. Con il mantello
mi sarei sentito coraggioso e al sicuro, ma ormai per prenderlo avrei
dovuto per forza passare davanti alla finestra. Ficcai invece la testa
sotto il cuscino, in attesa che quel rumore si fermasse. Sembr andare
avanti per ore.
...
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...
CAPITOLO 5.
...
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...
Nelle loro migliori giornate, quelle pi piacevoli, mamma e Sydney
s'imponevano una sofferta tregua, ed erano gentili e accomodanti
l'una con l'altra, anche se mai affettuose. Per la maggior parte del
tempo, tuttavia, erano in guerra. Eunice e io tiravamo il fiato durante
le settimane che precedevano un saggio di danza o uno spettacolo,
ma una volta che Sydney si concedeva un po' di riposo la storia si
ripeteva tale e quale. La settimana dopo Tutti insieme appassionatamente,
per esempio, eravamo in macchina dopo la scuola, io ed
Eunice dietro, Sydney e mamma davanti, e dopo diversi minuti di
silenzio Sydney esplose: Il signor Ransom mi ha raccontato quello
che hai detto di me.
E sarebbe...? chiese mamma. Aveva un tono stanco. Annoiato.
Hai detto che non sono speciale. -
Mamma si accasci sul volante. Mi sa che quel tipo dovr tirarlo
sotto in macchina.
Be', se hai intenzione di coglierlo di sorpresa a bordo di questa
trappola mortale, buona fortuna, ribatt Sydney.
Io non ho detto che non sei speciale. Era una battuta. Capisco
che tu non la veda cos, hai diciassette anni, ma non  professionale
da parte sua rigirare le mie parole e farti innervosire in questo modo.
Dovrei fare una chiacchierata con il preside. Mamma questa minaccia
la faceva spesso, era tanto per dire, per, e Sydney lo sapeva.
Mi ha detto anche che hai rifiutato ancora la sua proposta,
continu mia sorella.
L'ho sempre fatto. Perch dovrei cambiare idea proprio adesso?
Cambiare idea su cosa? domandai io.
E se tu ne restassi fuori? le domand Sydney. Se mi dai i vecchi
fogli di pap potrei occuparmene io.
La macchina ripiomb nel silenzio. Nessuno parlava mai di pap
in mia presenza, nemmeno Eunice. Se le chiedevo di lui, ogni tanto
mi concedeva qualche informazione (era alto, aveva i capelli scuri
come me e Sydney, ed era morto di cancro), ma di solito cambiava
argomento o cercava di distrarmi. Capisco perch mamma evitasse
di parlarne, ma non Eunice e Sydney. Forse la sofferenza per quella
malattia e per la sua morte aveva segnato anche loro, e per la famiglia
il silenzio era stato un modo di tirare avanti. Non saprei. Vivere con
una famiglia colpita da un lutto che tu non puoi ricordare  come
essere seduti al cinema dietro una persona alta. La gente intorno a te
ride, piange, reagisce in qualche modo a qualcosa, tu per non hai
idea di cosa si tratti.
Sai bene che non devi farmi una richiesta simile, disse mamma
a bassa voce.
Quei fogli sono miei quanto... inizi a controbattere Sydney, il
cui volto per la rabbia repressa si era fatto grottesco.
Quali fogli? m'intromisi.
Zitto, Noah, disse Eunice strizzandomi cos forte un braccio
da farmi male.
Sydney, ti consiglio di lasciar perdere, la avvert mamma.
La rabbia scorreva fuori da mia sorella a ondate calde e palpabili.
La temperatura in macchina sembrava pi alta. Possibile? Mi allungai
verso il finestrino aperto, volevo prendere un po' d'aria. Ma la macchina
vibr, sobbalz, e io picchiai la testa contro la cornice del finestrino.
Che succede? chiese Eunice.
Mi sfregai la testa. Mamma tolse le mani dal volante e le alz
come farebbe un criminale che si arrende alla polizia. Sydney la fiss,
mentre la rabbia si tramutava in confusione.
Non saprei, disse mamma. Io...
Un dirompente fiotto di luce arancione schizz fuori dal cofano,
troncando la sua frase e diffondendo di punto in bianco all'interno
della macchina una vampata soffocante di calore.
Che succede? ripet Eunice.
La luce arancione cominci a oscillare e a danzare. Il cofano era
in fiamme.
Accanto al finestrino di mamma apparve un tale che si mise a tirare
manate sul vetro. Aveva le mani incrostate di sporcizia, e c'era una
bandana a dividere il sudicio ammasso dei suoi capelli dalla faccia.
Credo fossimo tutti troppo sconcertati per urlare.
Tira fuori i bambini da l ! grid, con la voce attutita dal finestrino.
Eunice con un unico, rapido movimento si allung e mi slacci
la cintura. Mamma e Sydney scesero dall'auto e aprirono le portiere
posteriori. Mamma afferr Eunice per un braccio, e Sydney mi sollev
come un neonato, stringendomi al petto. Arretr di diversi passi e per
poco non inciamp nel cordolo del marciapiede, mentre mamma ed
Eunice correvano dall'altra parte della strada.
L'uomo appiccicato al finestrino si era fermato con il suo furgone
Volkswagen azzurro proprio dietro l'auto della mamma. Apr il
portellone scorrevole, rovist in mezzo a un impressionante arsenale
di cartacce da fast food e biancheria sporca, e localizz un estintore
rosso. Mormorando fra s e s lesse le istruzioni stampate su un lato,
poi torn davanti all'auto che bruciava, piant bene i piedi a terra e
premette il grilletto. La schiuma bianca ricopr il cofano, soffocando
le fiamme.
Porca trota! esclam il tizio. Teneva ancora l'estintore puntato
verso la nostra macchina, come se potesse prendere fuoco di nuovo.
Voglio dire, quando uno compra un affare come questo  perch la
sicurezza viene prima di tutto o roba cos, ma nessuno pensa mai che
lo user davvero. Ci lanci un'occhiata, eravamo ancora sparsi su
entrambi i lati della strada, mamma ed Eunice mano nella mano, io
fra le braccia di Sydney. State tutti bene? ci domand.
La macchina era ferma in una zona residenziale deserta, c'eravamo
solo noi e quel trasandato pompiere dilettante.
Sydney sembr rendersi conto che mi teneva ancora in braccio e
si chin per mettermi gi.
S, stiamo bene, credo, rispose la mamma.
L'uomo torn al suo furgone, gett l'estintore sul tappeto di rifiuti
da cui l'aveva recuperato, chiuse il portellone, balz sul sedile e ci
fece ciao con la mano. Buona giornata. Se ne and, lasciandoci
soli in mezzo alla strada con la macchina fuori uso.
...
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...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Mamma fece rimorchiare la macchina fino a casa e chiam Rick. Eunice
mi aveva detto che era un vecchio amico di pap, un compagno
di lavoro del dipartimento autostrade. Ecco dunque un altro sottile
collegamento con il segreto delle mie origini: un brav'uomo panciuto
con gli stivali da cowboy che a volte veniva a dare una mano per vari
lavoretti, ma che, come tutti quanti, non mi parlava di pap neanche
quando riuscivo ad attirare la sua attenzione.
Quel giorno non ebbi modo di scocciarlo. Quando arriv con il
suo pick-up, mia madre gli and incontro nel parcheggio con una
birra in mano. Rick apr il cofano annerito della macchina, mentre
io e le mie sorelle eravamo seduti davanti a casa nel portico condominiale.
La mamma era a braccia conserte accanto a lui. Dopo aver
indagato solo pochi istanti, Rick si raddrizz e si ripul le mani con
uno straccio. Tracannata la birra diede il suo verdetto. A mia madre
casc la testa in avanti.
Brutte notizie, a quanto pare, disse Eunice.
Be', la macchina  andata a fuoco, e dico a fuoco, comment
Sydney.
Le macchine vanno a fuoco tante volte? chiesi.
Praticamente mai, mi rispose Eunice.
Mamma strinse la mano a Rick, che ci salut con un cenno e torn
al suo pick-up. Mamma tir un calcetto alla ghiaia e arranc lungo
il vialetto.
Allora? le domand Sydney.
Devo fare qualche telefonata.
Port il telefono in camera e rest l per ore. Per cena Eunice
prepar pasta al formaggio e hamburger, mentre io, appollaiato su uno
sgabello vicino a lei, le passavo qualsiasi cosa mi chiedesse. Quando fu
pronto in tavola, mamma non era ancora uscita da camera sua, cos le
mettemmo da parte un piatto nel microonde e mangiammo senza di lei.
Riemerse tardi, non molto prima che per me fosse ora di andare
a letto. Si sedette a tavola, con noi radunati intorno. Dopo aver mangiato
met della cena disse: Il motore  completamente andato. Rick
dovrebbe ricostruirlo da zero.
Cos' successo? chiese Sydney.
Mamma bevve un lungo sorso d'acqua. Il fuoco ha cancellato
qualsiasi indizio, quindi non lo sapremo mai con esattezza.
Ma Rick pu sistemarlo, vero? chiese Eunice.
Ricostruire un motore costa un sacco di soldi, spieg mamma.
Quanti? domandai.
Molto pi di quelli che possiamo permetterci al momento. Chiuse
le mani a pugno. Avevo appena fatto cambiare l'olio.
E come facciamo? domand Eunice.
Sally accompagner a scuola in macchina te e Noah, poi porter
me al lavoro e mi riporter a casa. Sydney, tu dovrai chiedere a un
amico di darti un passaggio a scuola e alle prove.
Sydney si regolava gi cos pi o meno sempre, ma chiese comunque:
Per quanto tempo?
Per un po'. I soldi scarseggiano e non credo che le cose cambieranno
tanto in fretta.
Non deve per forza andare cos, le disse Sydney.
Sydney, la riprese mamma. Si premette i pugni sugli occhi.
Per me  stata una giornataccia. Potresti fare a meno per una volta
di punzecchiarmi e stare dalla mia parte?
Ci sto provando, rispose mia sorella, imitando il toso angosciato
della mamma con notevole precisione. Qui non si sta pi parlando
solo dei tuoi sentimenti. Ci siamo fatti andar bene questo schifo di
appartamento, la carne macinata di pessima qualit e la pasta oscena,
la macchina rantolante che va in fiamme... Abbiamo fatto a modo
tuo per anni, ed ecco come siamo finiti. Potresti accettare il fatto che
stavolta, magari, sarebbe il caso di regolarsi diversamente?
Mamma appoggi i gomiti sul tavolo e si prese il mento tra le
mani. Guard il piatto ancora mezzo pieno, poi la stanza. I suoi occhi
si posarono su di me e aggrott la fronte. Sotto il suo sguardo mi feci
piccolo, di solito mi fissava cos tanto solo quando ne avevo combinata
una.  per questo che ho sempre detestato essere guardato.
Mamma sospir. Di' al signor Ransom che sono disposta a fare
due chiacchiere sulla casa infestata.
Sydney si alz e si diresse al telefono.
Non prometto altro, aggiunse mamma. Solo due chiacchiere.
Se Sydney la sent, fece finta di niente.
...
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...
CAPITOLO 7.
...
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...
Il sabato sera Sally ci accompagn in macchina a casa del signor
Ransom, ci aveva invitati a cena. Viveva ancora accanto alla casa
in cui aveva abitato la mia famiglia, e volli stare a ogni costo sul
sedile davanti, cos arrivando sarei riuscito a vedere bene. Un altro
pezzo della storia dei Turner di cui avevo solo sentito parlare, ma
che non avevo mai visto coi miei occhi. A volte, girando in macchina
per la cittadina, mi capitava di guardare a casaccio qualche casa, e
cercavo di immaginare le mie sorelle che giocavano in cortile, pap
che falciava il prato, mamma che leggeva un libro dietro una grande
vetrata, tutti distribuiti in uno spazio immensamente grande, in cui
volendo uno avrebbe potuto trascorrere un'intera giornata senza
vedere anima viva.
Non appena rallentammo nel vialetto del signor Ransom ed Eunice
indic la nostra vecchia casa, la realt mi deluse. Era una casetta di
mattoni con un albero nel praticello incolto e un furgone arrugginito
parcheggiato davanti.
Tutto qui? dissi.
Quando era nostra, il giardino era in condizioni migliori, osserv
mia madre.
Sydney, seduta dietro di me, guardava fisso dalla parte opposta.
Era un buon posto per vivere. Migliore di dove siamo adesso.
Neanche la casa del signor Ransom sembrava granch. Per arrivare
alla porta percorremmo un vialetto fiancheggiato da erbacce,
calpestammo alcuni giornali fradici e passammo sotto il ramo di un
albero che penzolava basso. Quando mamma suon il campanello, il
signor Ransom ci accolse con una camicia e tracce di carta igienica
insanguinata appiccicati al collo, nei punti in cui si era tagliato facendosi
la barba. Aveva il colletto sbilenco.
Dentro, la casa aveva un aspetto pi gradevole - stampe incorniciate
alle pareti, foulard ornamentali appoggiati sui paralumi, mobili
ricoperti di stoffe candide e protetti da lucida plastica - ma puzzava di
chiuso e di polvere come un posto in cui non viveva nessuno da un po'.
Ho ordinato qualcosa, disse il signor Ransom guidandoci fino
al tavolo grande, su cui erano impilati cartoni di pizza, piatti di carta,
bicchieri e posate di plastica. Tutta roba che sarebbe andata bene per
la squallida festa di compleanno di un bambino, mancavano solo i
cappellini a punta e una tovaglia fantasia.
... quasi un banchetto, comment mamma.
Hanno consegnato le pizze molto prima del previsto, disse lui.
Forse saranno gi fredde.
A riscaldarle ci si mette un attimo, intervenne Sally. Apr uno
dei cartoni, tast la crosta e port quella pizza in cucina come se
fosse casa sua.
C' un bagno? chiesi io.
Non sarebbe una vera casa se non ci fosse, non credi? rispose il
signor Ransom, e subito sorrise per farmi capire che era una battuta.
 in fondo al corridoio, a sinistra.
Attraversai il soggiorno polveroso e m'inoltrai nel corridoio,
troppo timido per ammettere che non distinguevo ancora la destra
dalla sinistra. Trovai tre porte, ne scelsi una a caso e l'aprii. Non
appena accesi la luce mi resi conto di essere entrato nella stanza di
un bambino, un maschio. Le lenzuola dei Masters of the Universe,
le tende di Superman e un modellino della Batcaverna posizionato
al centro della camera, con il pupazzetto di Batman a pancia in gi
di fronte, come se fosse stato abbandonato di colpo a met del gioco.
Poich quell'anno di soldi ce n'erano davvero pochi, non avevo
ricevuto molti giocattoli nuovi. Quando la marea di prodotti legati a
Batman aveva inondato gli scaffali dei negozi, avevo messo le mani
su molti di essi, senza per entrare in possesso di nessuno, e la
Batcaverna era un po' come il santo Graal: un ammasso di plastica grigia
modellata per sembrare roccia, con scale rosse e alcune piattaforme
blu su cui Batman poteva stare in piedi a riflettere, un Batcomputer
con un enorme monitor dove risolveva i misteri e, dietro, una cella per
i criminali e una piattaforma trabocchetto in grado di far precipitare
un cattivo (o l'eroe) in un pozzo profondo.
Mi chinai sulla Batcaverna, per la bramosia avevo la bocca secca,
e raccolsi Batman. Mi infilai la mano libera in tasca, controllando
quanto fosse ampia. Qualcuno avrebbe fatto caso al bozzo? Non sarebbe
stato veramente rubare: la famiglia del signor Ransom se n'era
andata, chi avrebbe notato l'assenza di un solo giocattolo?
Ti sei perso?
Lasciai cadere il pupazzetto e per poco non mi scapp un urlo.
Il signor Ransom era nella stanza. Nell'imbarazzo intrecciai le mani
dietro la schiena. Non so qual  la destra o la sinistra. E poi ho visto
tutti questi giocattoli.
 la stanza di mio figlio Kyle.
Pensavo che non vivesse pi qui.
Spero che torni, prima o poi, almeno per farmi visita. Voglio che
la sua stanza rimanga identica a come se la ricorda.
 molto gentile da parte sua, signor Ransom, dissi avvampando
per la vergogna.
Il bagno  dall'altra parte del corridoio, m'inform.
Mi fece uscire dalla stanza e chiuse la porta. Io aprii quella del
bagno e lui si incammin nel corridoio, ma prima che riuscissi a
entrare mi chiam.
La sinistra  il lato del corpo dove c' il cuore, disse mettendoci
una mano sopra. Lo imitai, e per un attimo restammo a fissarci come
se stessimo stringendo un'alleanza.
Da allora ho pensato parecchio a quel momento, nel corso degli
anni. Ai vecchi tempi, il lato sinistro era ritenuto quello oscuro e
malevolo. Essere mancini era di solito considerato indice di un animo
abietto. I maestri di scuola ti appioppavano un colpo di righello, se
ti pescavano a scrivere con la sinistra. Perci mi sembra giusto che
il cuore, il simbolo dell'amore, l'organo che teoricamente indirizza
le decisioni pi importanti della nostra vita, batta nel lato sinistro
del corpo.
Quando tornai, si erano messi tutti a mangiare la pizza riscaldata.
Ecco come stanno le cose, disse il signor Ransom mentre balzavo
su una sedia accanto a Eunice. Il mio corso di teatro ha speso pi del
previsto per la rappresentazione estiva di Tutti insieme appassionatamente,
e quest'anno abbiamo soldi forse solo per un altro spettacolo.
Il problema  che avevamo in programma di realizzarne altri quattro.
Quindi abbiamo entrambi problemi economici, osserv mia
madre.
Il signor Ransom si gratt il pizzetto. Tu e la tua famiglia avevate
gi dato prova di un certo talento nel progettare un particolare
tipo di intrattenimento, e io ho qualche soldo da parte e un gruppo di
ragazzi che muoiono dalla voglia di esibirsi di fronte a un pubblico.
Pensavamo quindi, indic Sydney, che il corso di teatro quest'anno
potrebbe collaborare con la tua famiglia per una casa infestata. Faremo
a met e, se funziona, il mio corso guadagner abbastanza per un altro
anno di spettacoli, e tu potrai permetterti di riparare la macchina, o
addirittura di comprartene una nuova.
Mamma fece scorrere un polpastrello sul bordo del suo calice di
vino. Stava riflettendo. Hai gi i soldi e i ragazzi. Non vedo perch
tu abbia bisogno del mio aiuto.
Abbiamo bisogno della visione della tua famiglia, altrimenti
verr fuori solo l'ennesima casa infestata, disse il signor Ransom.
Quella "visione", disse mamma facendo risaltare le virgolette,
apparteneva al mio defunto marito. Per quanto mi riguarda, ho fatto
solo i costumi.
Anche io ed Eunice abbiamo lavorato a qualche progetto, disse
Sydney. Non ha fatto tutto pap.
Voi facevate dei disegni buffi e vostro padre vi assecondava,
disse mamma.
Stronzate, replic Sydney.
Sydney, la richiam Sally.
Fottiti, Sally.
Sydney, disse la mamma.
Comunque stiano le cose, riprese il signor Ransom alzando la
voce, mi  sembrato di capire che Harry abbia lasciato molti progetti
non utilizzati, no?
Quelli non si toccano, dichiar mia madre.
Non  che puoi tenerli per te, non sono mica tuoi, protest Sydney.
Lo sono eccome.
Sydney sembrava pronta a saltarle addosso dall'altra parte del tavolo.
Mamma la fiss. Non sfidarmi o stanotte li brucer tutti quanti.
Mi ficcai in bocca la pizza. Non che fossi affamato, avevo un po'
di nausea, in realt, ma avevo bisogno di fare qualcosa.
Forse non  stata una buona idea, osserv il signor Ransom.
Non volevo causare problemi. Ti sar sicuramente venuto in mente
qualcos'altro per rimetterti in sesto.
Mamma diede un grosso morso alla pizza. Dopo averla inghiottita,
fin il vino in un solo sorso. Se avessi un altro piano, non sarei qui.
Sally, i soldi ci sono?
Sally vers il fondo della bottiglia di vino nel bicchiere di mamma.
Ce li faremo bastare.
Coster meno di quello che credete, disse il signor Ransom. A
scuola abbiamo un laboratorio di scenografia da cui potremo attingere
i materiali necessari. Gli studenti in cambio del loro lavoro guadagneranno
dei crediti extra, quindi non dovrete pagarli, e possiamo
vendere i biglietti a scuola, il pubblico  garantito. Potrete tenere gli
scenari, le attrezzature, i costumi e met dei guadagni, di qualsiasi
cifra si tratti.
Credi davvero che guadagneremo qualcosa? gli chiese mia madre.
Lo credo eccome.
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CAPITOLO 8.
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Quella sera mi sedetti sul pavimento in camera delle mie sorelle,
con la schiena appoggiata alla cassettiera che condividevano e i piedi
premuti contro il letto di Eunice. La loro stanza, sebbene pi grande
della mia, all'apparenza era molto pi piccola per via dei due letti
all'interno e delle locandine degli spettacoli di Sydney attaccati alle
pareti, insieme a un enorme poster della cantante e coreografa Paula
Abdul. L'unico tocco decorativo di Eunice era una foto della scrittrice
Ursula K. Le Guin appesa sopra il suo letto, come un crocifisso o un
acchiappasogni. Sopra di me le mie sorelle continuavano a passarsi
avanti e indietro un turbine di pigiami, lozioni struccanti, emollienti
per il corpo, creme per il viso e spazzolini da denti.
Perch la famiglia del signor Ransom se ne  andata via? domandai.
Anche se avevo gi sentito parlare della separazione ai tempi
in cui era avvenuta, non avevo pensato ai Ransom come a gente vera
e propria - come a una famiglia - finch non avevo messo piede in
quella casa vuota, silenziosa, e avevo percepito che il signor Ransom,
che si tagliava sbarbandosi e non sapeva neanche mettere insieme un
pasto caldo a base di pizza, soffriva per quelle assenze.
Non sono affari tuoi, disse Sydney scacciandomi dalla cassettiera.
Devo prendere una cosa nel cassetto in basso.
Mi rifugiai nel letto di Eunice a sfogliare le pagine del suo pesante
libro di algebra. La sequenza incredibilmente complessa di lettere e
numeri che c'erano stampati dentro ricordava una lingua aliena, e
guardarli mi faceva venire il mal di mare. Richiusi il libro.
D'accordo, ma perch  successo? domandai.
Eunice sgusci fuori dal bagno e balz nel letto con me. Prese
la sveglia dal comodino tra i due letti e se l'appoggi addosso per
puntarla. Ogni tanto qualcuno si sposa con la persona sbagliata, e
quando capita o rimangono insieme odiandosi, o decidono di fare la
cosa giusta e allora si separano.
Non cercare di giustificare lei, comment Sydney. Tir fuori
una canottiera dal cassetto.
Mamma ha sposato la persona sbagliata quando ha sposato pap?
domandai.  per questo che non parla mai di lui?
Non voglio mai pi sentirti parlare cos di pap, mi sgrid Sydney.
Usc subito dalla stanza e chiuse sbattendo la porta del bagno.
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CAPITOLO 9.
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Pi tardi, dopo esserci concessi dieci pagine di Kadath prima di
dormire, chiesi a Eunice: Com' una casa infestata?
Neanch'io ne ho mai vista una. A parte quella che abbiamo costruito
con mamma e pap quando avevo la tua et.
Faceva paura?
A me no, ma avevo dato una mano a costruirla, quindi sapevo
gi tutto quello che succedeva dentro. Credo per che ai visitatori
facesse paura.
E a mamma e pap?
Sembravano tutti e due quasi sempre arrabbiati e preoccupati.
Litigavano un sacco.
E allora come mai mamma vuole riprovarci?
Eunice fece una smorfia. Non  che lo voglia, Noah. Deve. L'unica
a volerlo davvero  Sydney.
Come mai Sydney lo vuole cos tanto? E perch mamma non
vuole usare i vecchi disegni di pap?
Non saprei, mi rispose. E per la prima volta in vita mia non le
credetti.
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CAPITOLO 10.
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Non sentii grattare alla finestra quella notte, ma un forte rumore mi
svegli di soprassalto. Aprii gli occhi e mi drizzai a sedere. Intorno a
me l'appartamento era buio e tranquillo, significava che erano tutte a
letto. O quel rumore me l'ero sognato oppure proveniva dal terrazzino.
Saltai gi dal letto, aprii le tende e incollai la faccia al vetro. Sparsi
a terra dove li avevo lasciati c'erano alcuni giocattoli, e qualcosa di
piccolo e scuro, quasi invisibile al buio, era su una seggiola arrugginita.
Ancora mezzo addormentato, tolsi la sicura che bloccava la finestra
scorrevole e feci scivolare il vetro il pi silenziosamente possibile.
Sotto i miei piedi nudi il cemento era freddo e ruvido, l'aria era
umida e puzzava di gas di scarico. Mi avvicinai alla seggiola e afferrai
l'oggetto che c'era sopra: un pupazzetto di Batman, brillante e
immacolato come se fosse appena stato tirato fuori dalla confezione.
Era il giocattolo che per poco non avevo rubato a casa del signor
Ransom. Girando lentamente su me stesso mi guardai intorno, ma a
non c'erano sagome nascoste nell'ombra.
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CAPITOLO 11.
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Mamma e Sydney approntarono il loro quartier generale in un vecchio
magazzino dalla parte opposta della cittadina. Per pagare l'affitto
mamma vendette un numero raro delle avventure dell'Uomo Ragno,
e nel fine settimana dopo la firma del contratto, in macchina con Sally
ci dirigemmo al vecchio deposito di pap. Avevamo appuntamento
l con il signor Ransom e un paio di altri ragazzi del corso di teatro.
Insieme tirammo fuori tutti gli attrezzi, i costumi e le scenografie
che erano stati utilizzati per la Tomba. Guardavo con meraviglia e al
tempo stesso con disappunto quell'accozzaglia di roba che tornava
alla luce pezzo dopo pezzo. Con meraviglia, perch vedevo finalmente
quel pezzo misterioso della storia di famiglia, e con disappunto,
perch sotto le impietose luci al neon risultava tutto dozzinale: sottili
fogli di compensato dipinti in modo da somigliare a mattoni di pietra
calcarea per la tomba di una mummia, maschere mostruose di cartapesta
screpolata, costumi che erano stati cuciti apporta per sembrare
sbrindellati e che sarebbero riusciti a far venire una crisi isterica a un
protagonista lovecraftiano. Nelle mie fantasie avevo edificato grandi
saloni da incubo, e la verit, cos come la vecchia casa di famiglia,
si rivelava una delusione. Mamma, Sydney ed Eunice, d'altra parte,
sembravano a disagio e turbate.
Una volta che fu tutto caricato e fissato - il contenuto dell'intero
box riempiva due pick-up - partimmo per il nuovo magazzino al
confine della cittadina, in fondo a un lungo e stretto viale alberato.
Sydney scese dalla macchina per aprire il cancello, poi ci fermammo
in un gigantesco parcheggio di fronte a un edificio che ricordava una
scatola rettangolare, smorto e grigio come un blocco di cemento
armato. Mamma ci condusse al di l della porta a vetri all'ingresso,
in uno spazio destinato alla reception, con una grande scrivania e
un paio di sedie impolverate addossate alla parete, dopodich attraversammo
una serie di porte a doppio battente che portavano nel
magazzino vero e proprio, un grande open space con il pavimento
di cemento e le travi a vista, un paio di bagni in un angolo e, lungo
il muro che fronteggiava il parcheggio, una fila di saracinesche tipo
garage. I nostri passi sollevavano polvere, e l'aria calda e soffocante
mi faceva pizzicare il naso.
Aprirono due saracinesche e portarono dentro la roba, lasciandola
qua e l sul pavimento sgombro. Mentre i ragazzi del teatro bevevano
bibite nel parcheggio, mamma, Eunice, Sydney e il signor Ransom
ispezionarono tutto quanto, valutando che cosa potesse essere riutilizzato
e di che cosa invece ci si potesse sbarazzare. Si resero conto in
fretta che l'idea iniziale di mamma - ricostruire la vecchia attrazione,
la Tomba, dando una rinfrescata alla vernice e aggiungendo una o
due stanze - non avrebbe funzionato. Per prima cosa, gran parte del
legname che pap aveva recuperato durante i lavori di costruzione
era marcito o si era spezzato, il che lo rendeva inutilizzabile. Seconda
cosa, ora che l'avevano disposta in uno spazio cos ampio e illuminato,
la roba sembrava poca e da due soldi.
Invitare qualcuno a venire fino a qui per questo, fece notare il
signor Ransom indicando il materiale di scena sparso a terra, sarebbe
una truffa.
Non deve assolutamente succedere, comment mamma.
In questo caso, allora, ci resta qualche settimana per inventare
qualcosa di completamente nuovo, consider lui. Si pass le mani
tra i capelli.
Non  detto che sia necessario, intervenne Sydney. Apr l'onnipresente
zainetto di Eunice e ne estrasse una cartelletta, da cui sfil un
malloppo di fogli. Li distribu a tutti. Sul foglio che ricevetti io c'era
disegnato un gruppo di adolescenti accalcati in una camera, che con
una torcia facevano luce sotto il letto mentre qualcosa li scrutava dal
suo nascondiglio nell'armadio. Mentre ci scambiavamo i bozzetti,
mi accorsi che in ognuno era raffigurato lo stesso gruppo di ragazzi
in una scena diversa. In uno si aggiravano in un obitorio, e alle loro
spalle, seduto in un loculo aperto, c'era un cadavere ancora avvolto in
un lenzuolo. In un altro, il gruppo attraversava una pozza saltellando
di pietra in pietra, e una mano palmata ricoperta di scaglie emergeva
dalle acque per afferrare la caviglia di una povera ragazza. In un altro
ancora - lo studio di un ricco signore con le pareti costellate di teste
d'animali - c'era la stessa ragazza catturata dal mostro che veniva
trascinata via mentre gli altri si abbracciavano terrorizzati. In ogni
disegno c'era una sola torcia per tutti i ragazzi.
Li hai fatti tu? domand mamma.
Sydney annu.
Non avevo idea che sapessi disegnare.
Com' che c' sempre una sola torcia? chiesi io.
L'idea  proprio questa, rispose Sydney, lieta di cambiare argomento.
Scegliamo qualche classica ambientazione horror fra le pi
semplici - e queste riusciremmo a tirarle su in poche settimane - e
aggiungiamo l'ingrediente dell'inseguimento. Cos, oltre ai soliti
brividi, ci sarebbe un mostro a darti la caccia, e tu che cerchi di fuggire
prima che ti scovi. Faremo entrare le persone quattro alla volta,
e l'unica fonte d'illuminazione sar una torcia, una sola. Magari ogni
tanto infiltreremo in un gruppo anche qualcuno di noi, e sar quella
la persona che il mostro acciuffer. Costerebbe poco, e non saremmo
costretti a reinventarci tutto da zero in un paio di settimane.
Restituimmo i disegni a Sydney, tranne la mamma. Il suo volto
sembrava teso, come se la pelle fosse stata tirata. Ma come ti sono
venuti fuori?
Sydney armeggiava con i fogli. Il signor Ransom dice sempre
che la necessit aguzza l'ingegno, giusto? Ho solo provato a pensare
a quale sarebbe stata la cosa pi semplice. Tese la mano per avere
indietro il foglio.
Questi disegni sono buoni, osserv la mamma. Pi che buoni.
Aveva un tono infelice e restitu il bozzetto a Sydney con evidente
riluttanza.  davvero questo che vuoi?
Segu un momento di silenzio, rotto solo da un colpo di tosse del
signor Ransom. Ges, Sydney. Non mi piacerebbe per niente essere
te quando la notte vado a dormire. Con un mezzo sorriso, diede
un'occhiata a tutti quanti. Il sorriso svan quando not che nessuno
stava ridendo.
A proposito, intervenne Eunice,  il caso che Noah sia presente
durante questa chiacchierata?
Cosa? chiesi io. Ma perch, cosa ho fatto?
Niente, rispose mia sorella. Ma non voglio che poi tu abbia
incubi.
Mamma indic un punto dietro di noi. Eunice, porta tuo fratello
in ufficio finch non abbiamo finito di parlare.
Ma io voglio dare una mano, cercai di farmi valere.
Tu adesso vai a giocare con tua sorella.
Lo porto di l, ma poi torno subito, disse Eunice. Di questa
cosa faccio parte anch'io.
E va bene, concluse mamma, dopo aver riflettuto per un momento.
Non toccate nulla! grid mentre Eunice mi trascinava via.
...
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...
CAPITOLO 12.
...
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...
Non  giusto. Eunice mi stava rimboccando le coperte.
A essere ingiusta  la vita, caro mio.
Mamma mi avrebbe lasciato aiutare, se tu non le avessi detto
niente.
Mamma non  attenta come dovrebbe, ribatt mia sorella. Io
per lo sono, e devi fidarti di me se dico che ti farebbe troppa paura.
Si chin e mi baci sulla fronte. A chi  che voglio pi bene? Per
questa domanda era ancora troppo presto. Ehi, aspetta, vuol dire
che non mi leggi nulla?
Mi spiace, stasera devo iniziare a scrivere il copione. Il signor
Ransom mi ha messo al lavoro con una ragazza del suo corso di
drammaturgia, quindi devo inventarmi qualcosa prima di incontrarla
domani. Ma magari entro un paio di giorni avremo di nuovo tempo
per le nostre letture. Attravers rapidamente la stanza e premette
l'interruttore della luce. Buona notte, piccolo principe.
Sdraiato nel buio, fumavo dalla rabbia. Perch la mia famiglia mi
escludeva sempre? Perch non potevo mai partecipare a nulla?
Quando udii grattare alla finestra, invece che paura avvertii nello
stomaco una solida palla di rancore. Scesi dal letto e spostai di scatto
una delle tende. Il furore si dissolse tutto d'un colpo, rimpiazzato
dalla meraviglia.
Sulle prime mi sembr che a impedirmi di vedere il terrazzino ci
fosse una grossa roccia scura, alta e monolitica, che tuttavia ribolliva
nero su un fondo tetro come un ammasso di nuvole di fumo amoreggianti.
Mi sporsi in avanti, volevo capire quanto grande fosse, e fu
allora che si mosse e ci che era in cima sembr scendere in picchiata.
All'altezza della mia faccia ce n'era un'altra, oblunga e pelosa, con
il naso premuto contro il vetro. Sprigionava volute di fumo. I suoi
occhi erano di un arancione acceso.
Stavo per ritrarmi, ma mi resi conto che lo stavo facendo solo
perch sarebbe stato scontato. Era quello che facevano tutti, in TV e
al cinema, quando vedevano un mostro. Io non avevo paura, in realt.
Volevo vedere quella cosa.
La creatura rest immobile, come se capisse e assecondasse i miei
desideri. I miei occhi indugiarono sui ciuffi castani della pelliccia,
sugli occhi color arancione e sul naso sporgente, sugli artigli contro
il vetro e sul mantello che indossava, che come un'ombra animata si
contraeva e s'incurvava, e a momenti sembrava nero e a momenti rosso.
Misi una mano sul vetro freddo e allargai le dita. La testa della
creatura ciondol da una parte, poi imit il mio movimento, piazzando
la zampa dai lunghi artigli esattamente in corrispondenza della mia
mano. Le guard entrambe, zampa e mano, poi di nuovo mi fiss negli
occhi. Non riuscivo a non pensare a un cane, e mi venne un po' da
ridere. La creatura espir con forza, appannando il vetro. Preso alla
sprovvista, arretrai. Forse somigliava a un cane, ma i cani possono
anche mordere.
Mi spostai per osservarla attraverso la parte di vetro non appannata.
La creatura si era avvolta nel suo mantello, perci a essere visibile in
quel momento era solo il naso. Mi sbirciava da l dentro, un bagliore
arancione luccicava nelle orbite.
Mi avvicinai ancora un po' alla finestra e sollevai un dito. Aspetta
un attimo. Tu mi capisci?
La creatura sollev un dito a sua volta e annu lentamente, come
se stesse sperimentando quel gesto per la prima volta. Portai il dito
alle labbra, perch capisse che non dovevamo far rumore. Di nuovo
mi imit.
Lasciai ricadere la tenda e attraversai la stanza, diretto alla mia
scatola di giocattoli. La aprii cercando di fare meno rumore possibile,
poi ficcai un braccio in mezzo a tutti quei rigidi contorni di plastica fino
a raggiungere il fondo, dove avevo nascosto il pupazzetto di Batman.
Dopodich presi dal comodino la torcia di Kermit la Rana. Sbloccai
la finestra e la aprii quanto bastava a sgattaiolare fuori.
Ero sul cemento del terrazzino, a piedi nudi. La creatura continuava
a tenersi a distanza. Dritta in piedi doveva essere alta ben pi di due
metri, e tale notevole estensione era coperta per la maggior parte dal
mantello informe.
Accesi la torcia per vederci meglio, ma la creatura sollev le zampe
e distolse lo sguardo.
Questo non ti piace, dissi.
Scosse la testa. No.
Scusa, dissi spegnendo la torcia.
La creatura torn a guardarmi, il respiro era pesante e umido.
Quello sguardo fisso e sfavillante mi metteva sempre pi a disagio.
Non ero abituato a spiccare, o semplicemente a essere notato. Sollevai
il pupazzetto di Batman.
Sei tu che l'hai portato qui? chiesi.
La creatura annu.
Perch?
Si accovacci e raccolse da terra un gessetto rotto. Lentamente e
con scarsa disinvoltura, tracci alcuni segni sul pavimento del terrazzino.
Li illuminai con la torcia e lessi un'unica parola composta da
lettere irregolari a malapena comprensibili: AMICO.
Amico, dissi. Vuoi che diventiamo amici?
La creatura annu.
E perch?
Rest accucciata davanti a me senza darmi una risposta.
Sollevai di nuovo Batman. Non  che per caso questo lo hai
rubato?
La creatura scosse la testa. No.
Alle sue spalle si accese la luce del soggiorno. Ci aveva sentiti
qualcuno? La creatura non si volt nemmeno e sembr rimpicciolire,
come se bastasse quella debole luce a farle male.
Ora devo andare, sussurrai. Ciao.
Mi girai verso la finestra aperta e mi rannicchiai per sgusciare
all'interno.
La creatura mi pos una zampa sulla spalla. Ebbi la sensazione di
fluttuare, come capita appena prima di addormentarsi. Intorno a me
tutto era soffice, carezzevole come una coperta.
Tirai una capocciata alla finestra e mi ritrovai di nuovo sul terrazzino,
rannicchiato l davanti con la zampa di un mostro sulla spalla. Me
la scrollai di dosso imbarazzato, come se mi avessero beccato nudo.
Cosa vuoi? domandai.
La creatura scarabocchi un altro messaggio con il gessetto, e per
leggerlo puntai di nuovo la torcia verso il basso: ENTRO?
Se mi avesse rivolto la stessa domanda prima di toccarmi probabilmente
avrei detto di s, ma in quel momento, ridestatomi da quella
dolce nebbia, rifiutai.
Potrei finire nei guai, spiegai. Poi, dopo aver discusso fra me e
me per un secondo, aggiunsi: Puoi tornare domani, se ti va.
Mentre tornavo di nuovo in camera non prov a fermarmi, rest
invece con lo sguardo fisso finch richiudevo il vetro che ci separava.
Buona notte, mormorai premendo la mano contro la finestra.
La creatura - il mio mostro, l'Amico - appoggi la zampa all'altezza
della mano e gratt il vetro, lamentandosi solo un po'.
...
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...
CAPITOLO 13.
...
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...
Stabilita la linea da seguire, la mia famiglia e il gruppo di teatro
del liceo di Vandergriff si misero a lavorare alacremente. Non mi fu
pi permesso andare al laboratorio, quindi non vidi nulla. Trascorsi
invece quei pomeriggi nel retrobottega del Bump in the Night a fare
i compiti e a giocare da solo. Sally veniva a prendermi a scuola e
mi riportava a casa la sera. Controllava i miei compiti, mi metteva a
letto e stava l fino a che non tornavano mamma, Sydney ed Eunice.
Loro le vedevo solo la mattina quando, preparandosi per la giornata,
si trascinavano e s'incrociavano per casa ancora mezzo addormentate.
Eunice mi mancava, ma tutte le sere veniva a trovarmi l'Amico, che si
presentava dopo che Sally mi aveva gentilmente ma meccanicamente
augurato la buona notte, mentre gi mi trovavo in quello strano spazio
sospeso fra la veglia e il sonno. Grattava delicatamente sul vetro della
finestra, come se mi stesse scuotendo per una spalla.
Se fossi stato pi grande, o un po' pi cauto, o se gli adulti si fossero
presi pi cura di me da piccolo, mi sarei preoccupato che potessero
sorprendermi l fuori. Ma ero abituato a essere invisibile, e del resto era
dura preoccuparsi per qualsiasi cosa una volta che arrivava l'Amico.
All'inizio giocavamo con i miei pupazzetti, ma le zampe forti e
impacciate della creatura facevano saltare via le teste e le braccia.
Provammo allora con i giochi da tavolo, ma a quanto pareva la creatura
faceva fatica a memorizzare le regole, e vincere sempre si fece via via
pi noioso. Cominciammo dunque a dedicarci alla mia collezione di
libri. Prima glieli leggevo, poi copiavamo le frasi e le illustrazioni.
La sua scrittura non cess di essere terribile, ma quando provammo
a copiare i disegni di Danny and the Dinosaur, le riproduzioni della
creatura somigliavano davvero a quelli del libro.
A fare questo sei bravo, gli dissi, sentendomi in difetto mentre
confrontavo le nostre opere sul pavimento con il libro. I miei disegni
erano delle accozzaglie di colore grossolane e incomprensibili. Mi
piacerebbe saper disegnare come te.
La creatura mi porse un tozzo gessetto blu. Si spost dietro di me,
mi mise una zampa sulla spalla destra, con l'altra cinse il mio polso
sinistro, e inizi a guidarmi la mano lungo il pavimento. Di nuovo
m'invase quell'incredibile sensazione di deriva estatica, di tepore,
di benessere e di appagamento. Ero solo vagamente consapevole del
cemento che mi stava di fronte, allo stesso modo in cui si  consapevoli
di una strada attraverso un parabrezza striato e lurido.
Quando la creatura moll la presa, la sensazione sfum e mi ribellai,
frustrato e disorientato, con il gessetto alto nel pugno come se fossi
pronto a colpire. L'Amico apparve un po' spiazzato, la testa gli ballonzolava
da una parte all'altra. Mi rivolse uno sguardo interrogativo.
Scusa. Non volevo.
La creatura mi fece segno di guardare dietro di me. Recuperai da
terra la torcia e illuminai il punto dove, guidato, avevo fatto il mio
disegno. Una vasta e tentacolare citt in miniatura, come vista dall'alto
di una collina, si estendeva in una serie di cerchi concentrici formati
da imponenti grattacieli, e nel centro, nel nucleo di quella cellula
bizzarra, c'era una torre che si allungava fino al cielo. Mi sembr
familiare, era come se ci fossi gi stato.
Questo l'ho disegnato io? domandai.
La creatura indic me, poi se stessa, e subito incroci due dita di una
zampa. Significava che lo avevamo fatto insieme. Si pieg in avanti e
come ogni sera scarabocchi sul pavimento la sua richiesta: ENTRO?
Come ogni sera gli diedi la mia risposta: Oggi no.
Non raccontai della creatura a nessuno, per quanto all'epoca non
mi fosse ben chiaro il motivo. Chiamiamolo istinto. A ripensarci oggi,
non  che temessi di passare per pazzo, piuttosto ero felice di avere
qualcosa di completamente mio, qualcosa che la mia famiglia non
poteva nascondermi o portarmi via.
...
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CAPITOLO 14.
...
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...
La costruzione della casa infestata (battezzata Wandering Dark)
termin a met settembre, ma il signor Ransom e i ragazzi del teatro
facevano sempre pi tardi con le prove rispetto all'ora in cui mi toccava
andare a letto. Poich l'arrivo di Sydney a casa (segnalato dalla luce
che vedevo accendersi in soggiorno da dietro la tenda del terrazzino)
era diventato il mio nuovo richiamo per coricarmi, finivo per fare
sempre pi tardi con il mostro. I miei voti a scuola, che non erano
mai stati astronomici, iniziarono a precipitare. Sally si assicurava che
finissi i compiti e che andassi a letto, ma in classe non superavo le
verifiche e mi addormentavo. Non disturbavo in alcun modo, quindi
la mia insegnante, la signora Column, non s'impegnava granch nel
tentativo di tenermi sveglio.
Le mie giornate assunsero una connotazione onirica, distaccata,
irreale, come se stessi guardando un film lungo, noioso, che si vedeva
male ed era difficile da capire. Le donne di casa, quando le vedevo,
erano nervose. Volevano sempre parlare del Wandering Dark, il che
di fronte a me avveniva solo con giri di parole. Era distaccata perfino
Eunice. Mi mancava, ed ero geloso di questo nuovo impegno che me
l'aveva strappata.
Finch una sera, stufo di essere tagliato fuori, domandai al mostro:
Come riesci a venire qui tutti i giorni?
Inclin la testa, ma non rispose.
Sai volare?
Non mi cap, o si rifiut di rispondere. Mi passai una mano fra i
capelli e sospirai: Non potresti portarmi da qualche parte?
La creatura si chin, raccolse un gessetto e sul pavimento scarabocchi
una domanda: DOVE?
Voglio vedere la casa infestata. Portami al Wandering Dark.
L'Amico si drizz e fece un passo indietro. Gli artigli della zampa
sinistra si allungarono. Sembrava pi la mano di un essere umano
adulto che quella di un qualche orrore inenarrabile, e non appena
mi trascin fra le sue braccia, sentii calore, vigore. Rapidamente mi
strinse a s e mi avvolse nel suo mantello. Sotto, la creatura indossava
una tunica abbondante e ruvida che mi grattava la faccia.
Si accovacci al suolo, nel mentre i muscoli delle sue gambe si
contrassero, poi mi manc il terreno sotto i piedi e al suo posto ci
fu solo l'aria aperta. Colsi qualche sprazzo del mondo sottostante,
interrotto a tratti dalla stoffa svolazzante del mantello: il terrazzino
si fece sempre pi piccolo - e vidi cos i sette palazzi da cui era formato
il condominio in cui vivevamo -, poi virammo, la prospettiva
cambi e allora vidi solo il nero violaceo del cielo inquinato dalle
luci elettriche che sovrastava Vandergriff.
Ogni timore era distante, come un flebile segnale radio proveniente
da un Paese straniero. Appiccicato alla creatura vagavo, un po' infreddolito
ma pacificato, del tutto a mio agio e lontano dal mondo.
La creatura aveva un odore particolare, un profumo in cui c'era per
anche un che di terroso, come nel reparto giardinaggio di un supermercato,
e a invadermi la mente fu l'immagine di un immenso prato
fiorito sotto un cielo cupo e minaccioso, e, al di l di quello, un vasto
panorama urbano, guglie, arene e torri che sembravano materializzarsi
solo in controluce.
Fui ridestato di soprassalto dalle mie fantasticherie quando atterrammo,
non appena l'Amico mi lasci andare dopo essersi gettato
il mantello all'indietro. Barcollai, le mie gambe erano molli, la testa
frastornata e offuscata. Crollai al suolo e mi sbucciai le mani. Il dolore
mi schiar la testa. Ci trovavamo nel parcheggio di fronte al magazzino.
Il pick-up del signor Ransom era parcheggiato vicino a una delle
saracinesche. Avevano messo un teschio di polistirolo a incorniciare
l'ingresso principale. Rischiarato dai lampioni del parcheggio, in un
suo modo sinistro risultava convincente. La creatura mi si avvicin,
e le feci segno di non preoccuparsi.
 tutto a posto, dissi. Respirai a pieni polmoni e dopo un attimo
lo stordimento pass. Mi avvicinai al teschio all'entrata. L'Amico era
rimasto fermo nel punto in cui eravamo atterrati.
Tu non vieni?
Scosse la testa. Armeggiai con la maniglia della porta principale,
ma non si mosse. Stavo per voltarmi e spiegare all'Amico che non
c'era niente da fare e che potevamo tornare a casa, ma proprio in
quell'istante la porta cedette. Non sentii scattare nulla, e non fu questione
di magia. Un momento prima non voleva saperne di muoversi,
e quello dopo era spalancata.
Varcato l'ingresso, le luci della reception erano spente, e le lasciai
cos. Accesi invece la mia torcia. Da quando ero stato l l'ultima volta,
la stanza era stata ripulita. Avevano tolto il banco della reception e le
sedie tipo sala d'attesa, e le porte a doppio battente che conducevano
nel magazzino erano occultate da una parete nera con una porta
bianca al centro, il cui pomolo d'ottone era opaco e ammaccato. Lo
girai senza sforzo con una mano, e la porta si apr verso l'interno
senza emettere suono. Percorsi il corridoio nero, che curvava a destra
prima di sbucare in uno studio, il genere di posto in cui nei vecchi
film si riuniscono a discutere medici e professori. Avevano steso sul
pavimento un tappeto rosso e oro, e un divano di pelle consunto stava
di fronte a un colossale scrittoio dall'aria antica. Dietro il divano
c'era un caminetto finto, scuro e vuoto. Le pareti della stanza erano
costellate di teste di animali imbalsamati: cervi, per lo pi, a cui si
alternava ogni tanto un alce o un pesce incorniciato.
Sopra il caminetto c'era un pannello vuoto con un buco in mezzo.
Guardai dentro, volevo vedere cosa ci fosse dall'altra parte, ma il buio
impenetrabile si estendeva fino a non so dove.
Ripensai allo spunto iniziale di Sydney: un mostro che ti inseguiva
in un labirinto di tenebra, e solo una torcia a disposizione del visitatore
per trovare la strada. Sapevo che era tutta una finta, un gioco,
ma non mi aiutava affatto rendermene conto adesso che ero nel bel
mezzo della faccenda con un mostro in carne e ossa che mi aspettava
nel parcheggio. Un mostro che si era rifiutato di accompagnarmi l
dentro. Chi, a quel punto, avrebbe saputo dire come stessero davvero
le cose? Proseguii, addentrandomi ancora di pi nel Wandering Dark.
Dopo lo studio, fu il turno di una lunga stanza rettangolare. Contro
le pareti erano allineati quelli che mi sembravano degli schedari. Il
pavimento era di piastrelle blu, con alcune griglie di scolo disposte a
intervalli regolari. Al centro, vicini, si stagliavano due lunghi tavoli
di metallo vuoti, e sulla parete opposta c'era una porta di legno e
vetro smerigliato, oltre a una scritta che non mi era chiara: UFFICIO
DEL MEDICO LEGALE. Subito a destra della porta c'era un vaso con
una grande pianta.
Mi avvicinai a uno dei grandi cassetti addossati alla parete destra.
Giusto al centro vidi un'etichetta bianca, e stampate sull'etichetta, in
caratteri minuscoli e ordinati, le parole J. Ransom. Provai a tirarlo per
la fredda maniglia di metallo, ma non si apr. Lasciai stare e iniziai
a illuminare con la torcia tutti i nomi sui cassetti: Vogler, Goldman,
Daniels, Price. Li scandii uno dopo l'altro, pronunciandoli il pi silenziosamente
possibile, godendomi il suono che facevano quando da
scritti che erano diventavano orali: Sangalli, Smith, Stephens, Turner.
Fu quest'ultimo nome a interrompere ci che sovrappensiero stavo
declamando. H. Turner. Come dire Harry Turner? Afferrai la maniglia
del cassetto e tirai forte. Si apr.
Illuminai con la torcia un loculo rettangolare profondo pi di due
metri, che conteneva una stretta barella completa di rotelle. Sulla barella
spiccava un'ampia protuberanza che alla lontana poteva ricordare una
sagoma umana, coperta da un lenzuolo bianco. Feci per agguantarlo.
Un fragoroso scroscio di risate allegre e chiassose rimbomb per
tutto l'edificio. Mi dimenticai in un lampo della protuberanza sotto
il lenzuolo. Abbandonai subito il cassetto aperto e, lasciandomi alle
spalle il vaso con la pianta, attraversai la porta dell'ufficio del medico
legale, sbucando in un ampio spazio ben illuminato, considerato il
posto, con il pavimento di legno e un palco ricoperto di strumenti. Un
riflettore puntava su un microfono isolato; sopra c'era uno striscione
rosso, bianco e blu che diceva BENTORNATI, RAGAZZI! Sparsi per
terra, diversi palloncini, e in mezzo, su una sedia pieghevole, se ne
stavano avvinghiate due figure umane. Anche se mi dava le spalle,
riconobbi il signor Ransom. Le sue braccia robuste cingevano la ragazzina
senza maglietta che teneva in braccio. Lei gli stava spingendo
il volto nell'incavo del seno; aveva la testa rovesciata all'indietro, gli
occhi chiusi e la bocca aperta. Riconobbi anche lei: Sydney.
Dimmelo, gli disse.
Il signor Ransom mugol, emettendo rumori famelici come un
maiale al trogolo. Sydney gli agguant i capelli e li tir per obbligarlo
a guardarla. In un film sconcio lei sarebbe stata sorridente, provocante.
Invece sul suo viso c'era qualcosa di fragile e vulnerabile.
Dimmelo, ripet.
Ti amo, replic lui senza fiato, con la voce roca.
Sydney strinse ancora di pi i capelli del signor Ransom. Dillo
ancora. Probabilmente nelle intenzioni avrebbe dovuto suonare come
un ordine, ma lei sembrava piuttosto sul punto di scoppiare in lacrime.
Ti amo, Sydney.
Lei si port la mano libera dietro la schiena e si slacci il reggiseno.
Le bretelline le scivolarono gi per le spalle lungo le braccia.
Lui fece un altro verso soffocato, famelico, contro il suo petto, e lei
grid come se stesse soffrendo. Quel rumore mi prese alla sprovvista,
la torcia mi sfugg dalle mani. Cadde sul pavimento con un tonfo,
al che gli occhi di Sydney si spalancarono di scatto, illuminati dallo
stupore e dalla paura.
Moll la presa dalla testa del signor Ransom e punt i suoi occhi
nei miei. Noah?
Il signor Ransom inizi a guardarsi intorno. Me la diedi a gambe.
Mentre schizzavo a ritroso prima nel dedalo di stanze e poi nel parcheggio,
li sentivo muoversi, ma per quanto fossi piccolo, impacciato
dai vestiti e terrorizzato, riuscii a venirne fuori senza essere acciuffato
e senza un graffio. L'Amico era ancora dove l'avevo lasciato, e io
corsi fra le sue braccia.
Riportami a casa, lo pregai. La creatura chiuse subito il mantello,
i miei piedi si staccarono dal suolo e il tepore mi avvolse.
Atterrammo pochi secondi dopo, o se non altro cos mi sembr.
La creatura apr il mantello: ero di nuovo nel nostro terrazzino. Mi
piegai in avanti, accorgendomi a malapena che la creatura accovacciata
accanto a me si fosse messa a scarabocchiare qualcosa per terra con un
gessetto. Stavo tornando lucido e allungai il braccio verso la finestra,
intenzionato ad aprirla, ma una zampa si pos sulla mia spalla, e le
cose in un attimo si rimescolarono di nuovo. Mi divincolai.
Che c'? domandai. Cosa succede?
La creatura mi fece segno di guardare a terra, e aguzzai la vista
per vedere quello che aveva scritto al buio: ENTRO?
No.
La creatura sbuff, e prima di guardarmi nuovamente scribacchi
altre due parole:
AMICO
AIUTA
Sottoline la seconda parola tre volte, e alla terza il gesso si spezz.
Da come la creatura si era afflosciata e dalla curva rigida del collo
capii che era dispiaciuta.
No, ribadii, scuotendo la testa con vigore. Quando aprii la finestra
e mi infilai dentro casa, l'Amico non cerc di fermarmi, e quando mi
voltai a richiuderla, se n'era gi andato.
Quando Sydney rientr, si present subito davanti alla mia stanza.
Attraverso la fessura sotto la porta vedevo l'ombra dei suoi piedi;
respirava in modo strano, rumorosamente e a fatica. Sembrava che
avesse appena finito una maratona e che stesse assorbendo aria a pi
non posso, pi o meno come se avesse il fiatone, espirando in modo
incostante e irregolare. Ma dopo un po' se ne and via.
...
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CAPITOLO 15.
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Attraversai il giorno successivo con il pilota automatico, durante e
dopo la scuola rimasi in trance. Trascorsi il pomeriggio nel retrobottega
del Bump in the Night a leggere con occhi velati dal sonno una
vecchia rivista di fumetti, finch non mi accorsi che di l in negozio
Sally stava parlando con qualcuno. Quando quel qualcuno si mise
a ridere, mi resi subito conto che si trattava del signor Ransom. Mi
guardai attorno alla ricerca di una via di fuga, ma quando sentii Sally
dire: Certo,  qui dietro, accomodati, restai inchiodato alla sedia.
Il signor Ransom entr barcollando nella stanza che usavamo
per le pause, fra le mani aveva una grossa scatola. Eccolo il nostro
ometto! esclam, con la voce che risuonava di un'allegria artificiosa.
La scatola sembrava grande abbastanza da poterci ficcare dentro un
bambino, con un po' di creativit al momento di imballare il corpo.
Lui era in piedi davanti a me, non riuscivo a vedere la porta. Mi fa
piacere averti trovato qui. C' qualcosa che vorrei darti. Appoggi
la scatola sul tavolo e si fece da parte. Avanti, forza.
Posai il fumetto e mi arrampicai sulla sedia. Stavo per mettere le
mani sui lembi del cartone, ma esitai. Non morde mica, disse il
signor Ransom, e dal suo tono trapelava un lieve fastidio.
Costrinsi le mie mani a proseguire, e dischiusi i lembi. Di fronte
al contenuto della scatola mi manc il respiro. Era la Batcaverna. Il
giocattolo che avevo bramato per settimane era l davanti a me.
Ti piace? mi chiese il signor Ransom.
Non  di suo figlio? domandai.
Lo era, ma di giocattoli lui ne ha fin troppi, e quando sei venuto
a cena con la tua famiglia, ho visto che ti brillavano gli occhi. Inarc
un sopracciglio, aspettando che replicassi in qualche modo.
Ritirai le mani dalla scatola.  molto gentile da parte sua, signor
Ransom, ma il fatto  che non ho un pupazzetto di Batman. Era una
bugia, del resto come spiegare in maniera credibile il modo in cui
avevo ricevuto quel giocattolo? Potrei solo guardarla.
Lui sospir. Avevo intenzione di portarti anche il Batman di
Kyle, ma per quanto lo abbia cercato non sono riuscito a trovarlo.
So benissimo che Kyle non lo ha portato via con s, e da quando 
venuta la tua famiglia in casa mia non ho pi avuto ospiti. Ti sembra
il caso di continuare a fingere che non ce l'hai?
Non l'ho rubato io il Batman di Kyle, dichiarai.
Io so tenere un segreto, se sai tenerlo anche tu. Lo sai tenere un
segreto, Noah?
Guardai il nuovo giocattolo senza rispondere.
Quello che hai visto ieri sera, continu, tra me e Sydney... era
qualcosa di privato, una cosa da grandi. Se tu dovessi mai parlarne
a qualcuno, sia io sia la tua famiglia finiremmo in un mare di guai.
Fece il giro del tavolo, e con una manona da orso mi strinse forte la
spalla. Non vorrai creare problemi alla tua famiglia, proprio quando
sta per inaugurare la sua nuova attivit, giusto?
Giusto. Gli avrei dato ragione su tutto, purch la smettesse di
toccarmi.
Stava per uscire, ma si ferm e si volt. Noah.
S, signor Ransom?
Come ci sei arrivato fino al magazzino?
Visto che ci eravamo ripromessi di custodire ognuno i segreti
dell'altro, non vidi ragione per mentire: Volando, risposi.
Mi lanci una strana occhiata indagatoria, poi se ne and.
...
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CAPITOLO 16.
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Una volta a casa mi rifugiai nella mia stanza, e mi raggomitolai nel
letto con la coperta in testa. Dissi a Sally che non mi sentivo bene, e
lei mi lasci solo. A un certo punto Eunice rientr e venne in camera
mia. Si sedette sul letto vicino a me e mi mise una mano sulla spalla.
Cosa c' che non va? domand.
Nulla.
Di solito a me le bugie non le dici.
Rimasi nascosto sotto la coperta a considerare i segreti di cui ero
a conoscenza: quello di Sydney, quello del signor Ransom, il mio.
Mi misi a piangere.
Noah, bisbigli Eunice, facendomi scorrere la mano su e gi
lungo la schiena. Noah, Noah, Noah. Va tutto bene. Qualunque cosa
sia,  tutto a posto.
Non le confessai nulla comunque. Bench quando era ora di dormire
continuassimo ad attenerci al Ti voglio bene di rito, un'invisibile
barriera ci divideva. Il suo affetto somigliava pi a un automatismo,
e io ero ormai un bugiardo.
Sdraiato nel letto, mi sarebbe piaciuto che la mia famiglia non si
fosse mai messa in testa di costruire una casa infestata. Non importava
se avrebbe significato essere poveri per sempre, non se questo
avesse fatto tornare le cose com'erano prima. Quando iniziai a sentir
grattare alla finestra, mi sbarazzai delle coperte e raccolsi il Batman
dal pavimento. L'Amico era l, strisciava gli artigli contro il vetro.
Gli feci segno di spostarsi, e lui ubbid. Aprii la finestra e andai fuori.
Una volta che fui all'aperto, la creatura cerc di colmare la distanza
fra di noi. La fermai sollevando Batman. Lo hai rubato a casa del
signor Ransom?
La creatura scosse la testa. No.
Stai mentendo, vero?
Abbass lo sguardo.
Perch lo hai fatto?
La creatura prese da terra un gessetto, e disegn un riquadro intorno
alle parole che aveva vergato la sera prima: AMICO, AIUTA.
Aiuta? dissi. Aiuta? Si pu sapere come mi avresti aiutato?
Ero furioso per l'ingiustizia di tutto ci, per il modo in cui ero stato
messo in trappola ed ero rimasto schiacciato. Potrei finire in un mare
di guai per colpa tua. Vattene via.
La creatura rest l, gli artigli stringevano ancora il gessetto con
un'insolita delicatezza. Inclin la testa, sembrava perplessa.
So che mi hai capito. Vattene. Le feci segno di andar via. Rest
immobile. Le scagliai contro Batman, e la colpii proprio sopra l'occhio
sinistro. La testa scatt all'indietro e il gessetto cadde a terra. I suoi
occhi scintillarono con una sfumatura pi intensa di arancione, e un
ringhio sordo inizi a sgorgarle dalla gola. Alle sue spalle si illumin
la porta a vetri, la luce del soggiorno si era accesa. Notandolo a sua
volta, la creatura si volt. Mi abbassai, rientrai e richiusi la finestra.
Rimasi immobile dietro le tende, in attesa di grida di sgomento, perfino
un po' di brutalit. Udii invece sul cemento i tipici passi felpati
di mia madre, che si ferm per un attimo davanti alla mia finestra
prima di ripiegare nuovamente dentro casa. Se anche vide le scritte
che c'erano per terra, non me ne parl mai.
Ero ancora sveglio quando intorno a mezzanotte rientr Sydney,
che and dritta in bagno. Chiuse la porta e apr un rubinetto, ma
riuscivo comunque a sentire la sua voce, stridula e rotta, nonostante
il rumore dell'acqua che scorreva. Mia sorella singhiozzava da sola
in piena notte.
...
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CAPITOLO 17.
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Due giorni prima che il Wandering Dark aprisse i battenti, il signor
Ransom invit ancora la mia famiglia a cena a casa sua, promettendo
cibo genuino fatto in casa. Sally quella volta non si un a noi, ma
prest la macchina a mia madre. Quando arrivammo a casa Ransom,
trovammo una Ford Fiesta parcheggiata nel vialetto vicino al fuoristrada
del padrone di casa.
Chi altro c' a cena? domand Eunice.
A me non ha detto nulla, rispose mamma.
Sydney, silenziosa sul sedile davanti, fissava di fronte a s, e
guardandole la nuca cercai di indovinare cosa potesse significare. Da
quando l'avevo beccata con il signor Ransom, eravamo riusciti brillantemente
a evitarci, e quella era la prima volta in pi di una settimana
che ci trovavamo insieme nello stesso posto per pi di due minuti.
Il giardino era stato falciato, i giornali per terra non c'erano pi e
il ramo pendulo era stato tagliato per liberare il passaggio.
Quando suonammo il campanello, ad aprire fu una donnina minuta,
appena pi alta di Eunice. Se non fosse stato per le rughe agli angoli
della bocca, avrei scambiato la signora Ransom per una ragazza.
Subito strinse mamma in un abbraccio. Margaret, sono cos felice
di vederti!
Mamma ricambi l'abbraccio con un secondo di ritardo; la sua
postura rivelava quanto fosse stupita e a disagio. La signora Ransom
lasci libera lei e strinse Eunice e me in una solida e dolorosa morsa.
Eunice, sei diventata una signorina, esclam. E tu, Noah,
sembri una versione in miniatura di tuo padre.  impressionante.
Nessuno me lo aveva mai detto, e stavo ancora riflettendoci su, quando
la signora Ransom destin a Sydney il pi intenso e lungo dei suoi
abbracci. Oh, Sydney, disse, reggendo la nuca di mia sorella come
quella di un neonato.
Sydney come mia madre ricambi l'abbraccio in ritardo. Ma
guarda chi c'!
Sulla soglia apparve il signor Ransom. Si stava asciugando le mani
con uno strofinaccio. Sorpresa, disse con voce fioca.
Non sgridatelo,  stata una mia idea, precis la signora Ransom.
Entrate, forza!
Avevano arieggiato la casa, dentro adesso c'era profumo di fresco.
Le luci risplendevano, e lo strato di polvere che ricopriva i mobili
era stato rimosso. Seduto sul pavimento del soggiorno, un bambino
giocava con una Nintendo che prima non c'era.
Kyle, lo richiam il signor Ransom, un po' di educazione!
Il bambino sospir e si alz in piedi. Strinse la mano a tutti quanti.
Tu devi essere Noah, disse quando fu il momento di stringerla
a me, e la sua noia si tramut a quel punto in aperta ostilit. Hai il
mio Batman e la mia Batcaverna.
Che significa, Noah, hai rubato i giocattoli di Kyle? mi chiese
mamma. Da oltre una settimana la Batcaverna si trovava in camera
mia nella sua scatola, ma lei non se n'era'accorta.
 stato il signor Ransom a darmeli.
Davvero? Guard verso la cucina, dove il signor Ransom si
muoveva avanti e indietro per controllare il forno e rimestare alcuni
ingredienti in una grossa pentola.
Daniel si  molto affezionato a Noah, disse la signora Ransom,
e suppongo che quel giorno si sia sentito particolarmente generoso.
Il suo sorriso sembrava fin troppo largo, come se, a dispetto delle
parole che le uscivano di bocca, mi giudicasse senz'ombra di dubbio
colpevole di furto nei confronti del figlio.
Lo sguardo che mamma stava rivolgendo al signor Ransom si
adombr. Comunque sia, se Kyle rivuole indietro i suoi giocattoli,
sono sicura che Noah sar lieto di restituirglieli.
Figuriamoci, replic la signora Ransom. Non abbiamo nessuna
intenzione di riprenderci un regalo, vero, Kyle?
No, conferm cupamente lui.
Perch non fai vedere la tua stanza a Noah? aggiunse sua madre.
Andiamo, mi disse Kyle, e io lo seguii nel corridoio.
La stanza era pi o meno identica all'ultima volta che c'ero stato,
era solo meno polverosa. E mancava la Batcaverna. Sul tappeto, sparsi
qua e l, c'erano parecchi Ghostbusters.
Ti piacciono i Ghostbusters? gli chiesi.
Mi piace di pi Batman, rispose lui.
Te lo ridar.
Era chiaro che nulla gli avrebbe fatto pi piacere, ma era anche
troppo intelligente per accettare. Finirebbe male.  assurdo. Quando
ha saputo della Batcaverna, mia madre si  infuriata con mio padre,
per non vuole neanche che me la faccia restituire. Mio padre per
farsi perdonare mi ha comprato la Nintendo. E mamma si  infuriata
anche per questo.
Si infuria spesso?
Kyle fece un sorrisetto. Sempre.
A quel punto il signor Ransom ci chiam per andare a tavola. Io
e Kyle ci sedemmo vicini, il clima fra di noi non era pi ostile, era
rilassato. Mentre gli adulti parlavano, noi mangiavamo in silenzio.
Allora, disse mia madre quando ognuno fu a suo agio, dopo
i soliti commenti su quanto sembrasse tutto buonissimo e sul buon
profumo. Indic il signore e la signora Ransom seduti a capotavola.
Ci avete fatto davvero una sorpresa.
Da quant' che le cose stanno cos? domand Sydney.
Sydney, un po' di educazione, la riprese mamma.
Un mese o gi di l, credo, disse la signora Ransom.
Un mese? Sydney lanci un'occhiataccia al signor Ransom. Lui
lanci un'occhiata a lei, poi incroci il mio sguardo. Kyle si guard
intorno, disorientato dall'improvvisa tensione. Io continuavo a ficcarmi
in bocca cibo, fingendo di essere all'oscuro di tutto.
Qualcosa non va, Sydney? chiese mamma.
Mia sorella stringeva forte nel pugno un tovagliolo di carta appallottolato.
Con pollice e indice ne ridusse un'estremit in minuscoli
brandelli, che lasci cadere sul tavolo. Respirava anche con un po'
d'affanno, non credo per che nessun adulto si sia accorto della lieve
alterazione nel movimento delle spalle, del petto e del dorso. Sydney
sapeva recitare. Era un cambiamento cos sottile che solo un fratello
poteva coglierlo.
Ci vediamo tutti i giorni, signor Ransom, disse Sydney. Non
mi aveva detto nulla.
Il signor Ransom non  tenuto a parlarti della sua vita privata,
le disse mamma.  il tuo insegnante, non un tuo amico.
L'uomo bevve un sorso di vino. Non mi sembrava il caso, Sydney.
Daniel mi ha detto grandi cose sulla coreografia che hai inventato
per la sala da ballo della casa infestata, disse la signora Ransom.
Si allung per prendere la mano di Sydney. Mi piacerebbe venire a
vederla e darti magari qualche dritta.
Sydney ingoi il rospo; notai che cercava di tenere il respiro sotto
controllo. Ma certo, rispose. Mi farebbero piacere un po' di consigli.
Il luccichio agli angoli degli occhi, visibile per pochi istanti
prima che il suo sguardo s'indurisse di nuovo, mi colp spezzandomi
il cuore.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Quando fummo di nuovo a casa, mentre noi altri andavamo in soggiorno
per toglierci scarpe e giacconi, Sydney si ferm sulla soglia.
La sua sagoma si stagliava in mezzo alla porta aperta, con le braccia
strette intorno alla vita.
Cosa c', Sydney? le chiese mia madre con le mani sulle stringhe
delle scarpe da ginnastica.
 tutto sbagliato, dichiar mia sorella.
Che vuoi dire?
La testa di Sydney ebbe un breve tremito. Voglio dire che mollo.
Mamma si blocc mentre si stava sfilando una scarpa. Che molli
cosa?
Il Wandering Dark. Mollo. Basta.  tutto sbagliato e non voglio
averci pi niente a che fare.
Ma apriamo dopodomani, obiett mamma.
Non  un problema mio, ribatt Sydney. S'incammin nel corridoio,
verso la camera che condivideva con Eunice.
 un tuo problema eccome, signorina, disse mia madre. Si alz
in piedi per attraversare la sala e correre furiosa dietro a mia sorella,
ma per via delle scarpe slacciate inciamp. Riusc a non cadere
sostenendosi con un braccio alla parete del corridoio, e con cautela
prosegu balzelloni verso la stanza delle ragazze. Non richiuse la
porta, cos io ed Eunice sentimmo la loro conversazione.
Tutto questo, tutto questo stupido, faticoso, sconsiderato progetto,
lo abbiamo fatto tutto per te, disse mamma. L'hai partorito tu,  la
tua idea, il tuo sogno. Non puoi mollare cos.
Tu hai ostacolato tutta la maledetta faccenda fin dall'inizio! la
accus Sydney. Non  colpa mia se ti sei tenuta per te i progetti di
pap e hai rovinato tutto quanto.
Non ci sono progetti, replic mamma. Non ci sono mai stati!
Ci sono solo le assurdit assortite che ha disegnato tuo padre mentre
stava morendo per un tumore al cervello.  qualcosa che abbiamo fatto
tanto per passare il tempo mentre aspettavamo la fine. Non c' nulla.
Fuori dalla stanza e lungo il corridoio filtr un silenzio lungo
abbastanza da permettere a me e a Eunice di scambiarci un'occhiata,
anzich continuare a fissare il corridoio.
Stai mentendo, riprese mia sorella dopo un po', con voce sottile.
No che non mento, replic mamma. Regol il proprio tono su
quello di Sydney, moderandolo come sarebbe lecito aspettarsi da una
madre che conforta una figlia. Una simile dolcezza mi fece avvertire
una fitta di invidia sincera. Mamma quel tono non lo usava quasi mai.
Perch li hai tenuti, allora? Perch non mostrarli a nessuno?
chiese Sydney.
Non sono obbligata a rendere conto di niente, spieg la mamma
sempre con voce tranquilla, dietro alla quale si celava per la durezza
abituale.
E io non sono obbligata a lavorare ancora a quella merdosa casa
infestata. Buon divertimento a te e al signor Ransom.
Non sono certo di chi abbia sbattuto la porta quando mia madre
lasci la stanza. Si avvi lungo il corridoio per tornare in soggiorno
e di nuovo inciamp nelle stringhe. Stavolta non riusc a mantenersi
in equilibrio, e casc imprecando sul pavimento di linoleum. Atterr
sulle mani e sulle ginocchia, si mise seduta e si strapp via le scarpe,
scagliandole in salotto. Segu le scarpe un attimo dopo, furente. Quando
il suo sguardo infuocato si pos su di me e su Eunice, rabbrividii.
Avete per caso idea di cosa stia succedendo? domand.
No, rispose Eunice, e sembrava sinceramente sorpresa. Per
poco non mi lasciai andare e non le raccontai ci che avevo visto.
Desideravo sbarazzarmi di quel fardello, di scaricare su un adulto il
compito di occuparsene, ma avevo fatto una promessa. Avevo perfino
accettato un compenso in cambio del mio silenzio.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Mia madre e il signor Ransom rimpiazzarono Sydney con un'altra
ragazza del corso di teatro. Mia sorella trascorse in pigiama, nella
sua stanza, gran parte dei due giorni che precedettero l'apertura. Non
chiese nulla del Wandering Dark, e al contempo smise di accapigliarsi
con nostra madre. Quando mamma le diceva di fare qualcosa, lei
eseguiva senza protestare.
E anche se a quel punto doveva farmi in pratica da baby-sitter, io
e lei continuammo a evitarci. Rimanevo fuori dalla camera delle mie
sorelle, ed era come se l dentro Sydney parlasse ininterrottamente
per ore da sola, a voce troppo bassa perch potessi origliare a dovere.
Non capivo se parlasse al telefono o se stesse leggendo i suoi
copioni preferiti, e mantenevo le distanze. Quando rispuntava fuori
per guardare la TV, io mi ritiravo in camera mia. Alcune volte provai a
giocare con il nuovo Batman e la nuova Batcaverna, ma quei tentativi
si rivelarono frustranti, tristi. Era la prima volta che ottenevo nel modo
sbagliato ci che avevo tanto agognato, rovinando di conseguenza ci
che avevo ottenuto.
La sera della prima, mia madre ed Eunice mi abbracciarono e mi
fecero promettere di comportarmi bene con Sydney, che augur loro
in bocca al lupo. Mamma per l'ennesima volta le lanci uno strano
sguardo inquisitorio, come se sapesse che qualcosa non andava, forse
sospettandone addirittura il motivo, e avesse per paura a indagare
oltre e trovarne conferma.
Dopo che se ne furono andate, mia sorella si sedette sul divano
accanto a me, che stavo gi guardando la TV. Quando mi alzai per
sgomberare il campo, mi mise una mano sulla spalla e mi domand
di restare. Rimanemmo seduti in silenzio per un po'. Ero talmente
concentrato sul programma che quando a un certo punto Sydney
parl, mi fece sobbalzare.
C' una cosa che non capisco, mi disse. Come ci sei arrivato
al magazzino?
Non le risposi. Sydney alz gli occhi al cielo, fece un verso esasperato
e scatt in piedi. Proprio mentre stava tornando in camera,
sentimmo bussare alla porta.
Vai tu a vedere chi ? mi domand.
Andai ad aprire, ma il pianerottolo era deserto. Uscii per guardare
meglio. Il parcheggio sembrava altrettanto deserto, sotto le luci tremolanti
c'erano solo delle macchine vuote. Un silenzio simile non
lo avevo mai sentito. Di solito i rumori delle macchine, o dei vicini
sui loro pianerottoli, si sentivano. In quel momento invece il mondo
era come una TV con il volume a zero.
Ehil? risuon chiara la mia voce in quel silenzio innaturale.
Dentro l'appartamento, Sydney grid.
Rientrai di corsa senza richiudere. Spalancai la porta della sua
stanza. Era un caos - cassetti aperti, vestiti ammucchiati alla rinfusa,
i letti sfatti, libri capovolti - e, a parte me, non c'era nessuno. Le
tende ondeggiavano leggermente davanti alla finestra aperta. Dava
sul pianerottolo condominiale. Era gi aperta quando ero andato ad
aprire la porta di casa? Non riuscivo a ricordarmene, mi sembrava
per che fosse chiusa.
Tornai alla porta di casa e dall'esterno guardai la finestra spalancata.
Al di l del fatto che fosse aperta, sembrava perfettamente
normale. Niente sangue, nessuno si era perso nulla lungo la strada e
non c'erano vetri rotti.
Sydney? chiamai.
Alle mie spalle, tutte le luci dell'appartamento si spensero di botto.
Restai immobile, in ascolto.
Dal nulla iniziai a sentire qualcosa, un rumore cos flebile che
riuscivo appena a percepirlo: scric-scric-scric.
Andai nella mia stanza. Quello scricchiolio leggero ed esitante
proveniva dalla mia finestra. Pi mi avvicinavo pi il rumore aumentava,
era sempre pi insistente. Scostai le tende. Sul terrazzino c'era
l'Amico, curvo con i palmi appiccicati al vetro. Sembrava spaventato,
in un modo o nell'altro trasmetteva la sua preoccupazione attraverso gli
occhi, che in quel momento erano di un arancione spento. Appoggiai
la mano al vetro davanti alla sua, e attraverso quella barriera sentii il suo incredibile calore.
Tolsi la sicura alla finestra e la spalancai del tutto. Mi spostai e gli feci segno di entrare.
Amico, dissi. Aiuta.
...
.
...
La sequenza dei Turner 3: Eunice.
...
.
...
Quando Eunice arriva nella Citt, la mettono a lavorare
a una scrivania. Nella sua mente di scrivanie non
ne vede una, ne vede diverse. Prima di tutto quella
della sua stanza nella vecchia casa in cui abitava
quando il padre era vivo. Crede di essere sveglia
a tarda ora, a picchiettare sulla tastiera del suo
Commodore 64. Eunice ama il suono che fanno le sue
dita, una tranquilla musica ticchettante che porta i
pensieri via con s. A volte chiude gli occhi, perch
le parole fluiscono meglio nel buio assoluto, libere
dal suo sguardo giudicante. Altre volte tiene gli
occhi aperti ma li punta altrove, per concedere alla
vista una pausa dalla luce penetrante dello schermo.
Adesso, in questa imitazione della sua vecchia camera,
Eunice volta la testa a destra, verso la stretta
finestra in alto sulla parete, e in quel momento vede
il muso che la sbircia da fuori.
Nella vita reale aveva urlato ed era saltata nel
letto, adesso invece resta in piedi e si avvicina alla
finestra per vedere meglio. Quanto si avvicini per
non conta, la forma resta una chiazza d'inchiostro
nero al di l del vetro, solo una vaga suggestione,
e sembra tremolare, congelata fra due posizioni,
come un'immagine in pausa di un videoregistratore.
In un certo senso quella cosa  in trappola. Eunice
dovrebbe sentirsi sollevata, invece si sente appesantita.
Fiacca. Si sente male in un modo che non
riesce neanche a definire, come se fosse malata ma
senza nessun sintomo: niente febbre, niente mal di
testa, niente nausea eppure fiacca. La sensazione
si intensifica mentre fissa la forma alla finestra.
Inquieta, torna alla scrivania e si siede, ma non
appena lo fa scopre di trovarsi in uno spazio ampio
e luminoso. Anzich su quella rigida della scrivania
della sua infanzia,  seduta su una sedia pieghevole
di metallo, e al posto della scrivania e del computer
ci sono un tavolino da campeggio e una brutta macchina
da scrivere marrone.  seduta in mezzo al magazzino
della sua famiglia nel 1989, sul finire dell'estate,
e sta scrivendo la sceneggiatura originale per il
Wandering Dark.
Se lavorasse da sola, Eunice si sarebbe sistemata
nell'ufficio all'entrata, dove tutto  tranquillo, ma
chi scrive insieme a lei, Merrin Price, vuole starsene
l. Si tratta, dopotutto, di un progetto di gruppo, e
secondo Merrin scriveranno una sceneggiatura migliore
con gli altri ragazzi intorno, dandogli la carica.
Eunice non sa se crederle, ma Merrin  pi grande,
lascia quindi che a decidere sia lei.
Eunice  sempre stata la scrittrice di famiglia,
perci si  sentita offesa quando il signor Ransom ha
insistito che Merrin dovesse fare da coautrice. Non
pu scrollarsi di dosso la sensazione che la ragazza
le sia stata scaricata sul groppone.  un po' troppo
in carne per interpretare i ruoli principali e ha una
vocetta sottile che se sforza troppo tende a spezzarsi.
Quando recita sul palco, appare agitata, e qualsiasi
cosa ci sia di unico o di speciale in lei rimpicciolisce,
in special modo se paragonata a Sydney.
Con quest'ultimo aspetto Eunice riesce a immedesimarsi:
per tutta la vita ha visto il mondo spalancarsi
e fare largo a sua sorella come il Mar Rosso
davanti a Mos, mentre lei si affretta a starle dietro
sperando di non affogare. Ciononostante, non le
fa comunque piacere avere Merrin alle spalle mentre
lei prova a scrivere. Non se ne lamenta, perch non
si lamenta mai. Con mamma e Sydney perennemente in
guerra, tocca sempre a lei portare la pace, al di l
di ci che prova.
Eunice cambia posizione sulla sedia e accanto a
s vede Merrin. La ragazza pi grande le sorride, e
lei sente smuoversi qualcosa nel petto. Respira meglio.
La sagoma scura alla finestra della sua stanza
abbandona i suoi pensieri. Il ricordo si fa lieve,
sfocato, come una brutta fotocopia espulsa da una
macchina a corto d'inchiostro.
Da dove vuoi incominciare?, le chiede Merrin.
Eunice guarda la macchina da scrivere, posa le mani
sulla tastiera. Prende un bel respiro, chiude gli
occhi e inizia a battere. A ogni tasto che schiaccia
sente come un minuscolo sparo, e il carrello squilla
ogni volta che finisce una riga:
A far entrare in un magazzino voi visitatori
 una specie di buttafuori.  lui a contare i
membri del gruppo, e se risulta un numero primo
(tre, cinque, o sette persone), prende il
suo walkie-talkie e pronuncia una sola parola:
Innsmouth. Non appena siete dentro, una ragazza
vi si para davanti.
Nel mio gruppo c'era troppa gente, dice la
ragazza. Spero non sia un problema se mi aggiungo
a voi. Mi chiamo Katie. Sorride. A nessuno
verrebbe in mente di rifiutare una cos.
Il vostro gruppo entra in una stanza buia. Il
buttafuori chiude la porta, e voi vi ritrovate
nella pi completa oscurit. Vi lasciano cos
quanto basta perch vi accorgiate del lugubre
silenzio che aleggia. Il respiro dei vostri amici
si fa pi rumoroso. Vi domandate se si sono
dimenticati di voi, o se dovete proseguire anche
senza l'aiuto degli occhi. Sentite un click, e
di colpo spunta un unico fascio di luce puntato
dritto in faccia a voi, accecandovi.
Non dovreste essere qui, dice una voce. 
come se vi avessero infilato sotto la camicia un
cubetto di ghiaccio che scivola lungo la schiena.
Quella  LA GUIDA.
Il campanello della macchina da scrivere squilla,
segnalando la fine di un'altra riga. Eunice preme
il tasto per andare a capo, e il carrello torna di
scatto nella posizione di partenza. Si sgranchisce
le mani intorpidite e si volta a guardare Merrin.
Gli occhi della ragazza pi grande si spostano dalla
pagina al volto di Eunice.
Mi hai fatto venire i brividi, dice. Eunice si
accorge per la prima volta che Merrin ha gli occhi
azzurri.
La stanza cambia di nuovo, adesso Eunice  a casa,
seduta a tavola a fare colazione di fronte al fratellino,
Noah. Lo vede ormai solo di mattina. Lo sveglia
ancora per andare a scuola, ancora si preoccupa che
si vesta e si nutra, non ha per il tempo di leggergli
niente o di rispondere all'interminabile sfilza
di domande che lui le fa sul mondo. Qualunque sia il
motivo, Noah ha smesso di interrogarla su simile cose.
La presenza del fratellino si  fatta evanescente,
silenziosa, sotto i suoi occhi esausti ci sono occhiaie
scure.  strano. Eunice si sente pi soddisfatta,
come se fosse pi presente, in un certo senso. Si
chiede per un attimo se in un modo o nell'altro la sua
ascesa sia collegata al precipitare del fratellino.
Questa idea non le piace. Smette di guardarlo e si
trova di nuovo nel magazzino, davanti alla macchina
da scrivere. Mentre lei e Merrin vanno avanti con la
sceneggiatura, il lamento di seghe e trapani e il
rimbombo dei martelli riempiono l'edificio. A questo
va aggiunto il rumore mitragliante delle macchine da
cucire e il sibilo metallico delle forbici che tagliano
le stoffe. Intorno alle autrici prende forma
l'intelaiatura dello spettacolo: la camera mortuaria,
lo studio, la sala da ballo e una serie infinita di
corridoi. Eunice si sente piena di luce, una luce cos
splendente che non si stupirebbe a vedersela sbucare
dai denti. Non sapeva che fosse possibile sentirsi
cos. Non si era resa conto di quanto fosse repressa,
grigia, stanca e frustrata fino a ora che se ne sta
seduta vicino a Merrin a escogitare sistemi con cui
spaventare e divertire degli sconosciuti.
In realt, Eunice inventa sistemi con cui spaventare
e divertire Merrin. Se la sua coautrice reagisce in
qualche modo a un'idea o a una riga di ci che scrive,
se ride o sussulta, o se le d una pacca sulla
schiena, lei sa che va tutto bene. La prima volta
che Merrin tocca Eunice, lei fa un balzo sulla sedia
e imprime sulla pagina qualche sciocchezza.
Scusa, le dice Merrin, e si ritrae. Senza contare
le volte in cui  stata urtata accidentalmente da
uno sconosciuto in un luogo pubblico, sono anni che
nessuno la tocca, a parte Noah.
Va tutto bene, dice Eunice mentre dalla spalla
il calore le sale alle guance e alle orecchie. Ero
concentrata e mi hai colto di sorpresa, tutto qui.
Scusa, ripete Merrin. Non capiter pi.
Va tutto bene, davvero, ribadisce Eunice. Si ricompone
sulla sedia e guarda la macchina da scrivere.
Eccomi. Riprovaci. Comportati come se io avessi
scritto qualcosa di magistrale.
Per un attimo non succede nulla, ed Eunice teme di
aver reso il tutto irrimediabilmente strambo. Poi la
mano di Merrin si posa sulla sua spalla.
Un lavoro magistrale, Eunice, dice con la bocca
attaccata al suo orecchio. Eunice avvampa.
Si prendono una pausa, pranzano insieme direttamente
dai sacchetti di carta. L'aria condizionata 
accesa, ma le serrande del magazzino sono aperte e
l'aria  immobile e appiccicosa. Il sudore si raccoglie
nell'incavo del collo di Merrin, luccica, ed
Eunice non sa bene se per i gusti dell'altra ragazza
si sia seduta troppo vicino o troppo lontano da lei.
Ce l'hai un ragazzo?, le chiede Merrin.
Eunice scuote la testa. Non ancora.
Quanti anni hai?
Tredici.
Masticando un acino d'uva, Merrin annuisce.
E tu?, chiede Eunice. Scommetto che di ragazzi ne
hai un sacco.
Merrin si mette a ridere, un suono gutturale e
stupito. Non sono molti i ragazzi che vogliono stare
con una cicciona.
Ma tu non lo sei. Sa che  quello che bisogna dire
quando uno parla male di se stesso.
Merrin le fa segno di lasciar perdere. Non fa
niente, me ne sono fatta una ragione. Tu invece... sei
magra, immagino quindi che per te sia solo questione
di tempo.
Eunice piega la testa in avanti per darsi un'occhiata.
 magra, piatta, ha i fianchi stretti e il sedere
piccolo. A tredici anni Sydney aveva cambiato forma,
sulla superficie piana del suo corpo erano apparse
curve che l'avevano resa pi donna. Il corpo di Eunice,
invece, rimane ancora testardamente mascolino.
Torna a guardare Merrin, osserva la sua bocca che
si d da fare con l'uva. Tiene in una mano il prossimo
boccone e con l'altro braccio si copre la vita, come
se cercasse di nascondersi. Indossa una maglietta
nera e dei jeans che le fasciano il corpo abbondante
e generoso. Ha le unghie dipinte di rosso, ma lo
smalto  sbeccato. I suoi occhi sono di un azzurro
vivo, le guance tonde sono rosee, accese, i capelli
castano scuro tagliati corti le incorniciano il viso.
Eunice esamina la morbida curvatura delle spalle, il
sedere ampio e pronunciato, e si dice che il corpo di
Merrin, dichiaratamente e aggressivamente femminile,
 l'opposto del suo.
Merrin si accorge che Eunice la sta fissando e
smette di masticare. Che c'?, chiede con la bocca
ancora piena.
Se io fossi un ragazzo, vorrei uscire con te, le
dice. Si sente la faccia calda e china il capo, ma
la stanza  di nuovo cambiata.  ancora seduta a un
tavolo, la macchina da scrivere per non c' pi e
lei  circondata da altre persone.  il giorno delle
audizioni, in cui Sydney e il signor Ransom affideranno
le parti ideate da Eunice e Merrin.
Eunice non ha mai avuto occasione di sentire qualcuno
recitare ci che lei ha scritto, e mentre gli
aspiranti attori leggono il suo copione s'irrigidisce
spesso. Butta gi un'infinit di appunti su come aggiustare
i numerosi errori che ha commesso in veste di
autrice (e come essere umano). Quando viene il momento
di affidare il ruolo della Guida, Eunice solleva lo
sguardo dal taccuino e scopre che la sala da ballo 
piena di gente con gli occhi puntati su di lei.
Che succede?, domanda.
Merrin dice che vuoi concorrere per la parte, le
risponde il signor Ransom. Eunice apre bocca per protestare,
ma la coautrice le d una spintarella. Va
allora fino al centro della sala e tutti la fissano,
e vorrebbe correre via, darsela a gambe urlando. 
furiosa con Merrin: come ha osato farle questo? Ma
poi incrocia il suo sguardo, e l'altra le fa l'occhiolino.
Quando ti senti pronta, dice il signor Ransom.
Eunice si schiarisce la voce, posa lo sguardo sul
copione e inizia a leggere.
Non dovreste essere qui. Di nuovo si schiarisce la
voce, o se non altro ci prova. Non riesce a sbloccarsi.
Come siete entrati? Le pareti da queste parti
si fanno sempre pi sottili, e anche pi confuse.
Ci sono porte dove una volta c'erano muri, e invece
della luce fioriscono le tenebre. L'unico modo per
arrivare dall'altra parte  passarci in mezzo. Anche
se non posso venire con voi, posso per offrirvi il
mio aiuto. Sembra una brutta imitazione di Tolkien.
Chi l'ha scritta quella roba? Chi potrebbe pensare
che una cosa simile venga recitata ad alta voce? A
indicarvi il cammino, un unico fascio di luce. Usatelo
con giudizio. Eunice accenna un gesto per fingere di
porgere la torcia a un visitatore. Ah, un avvertimento.
Un potente demone, un tempo rinchiuso a dovere,
 ora in libert. Vaga indisturbato, senza curarsi
di porte e pareti. Devo dunque mettervi in guardia:
non importa cosa vedrete o sentirete, cercate di non
farvi sentire troppo. Qualsiasi rumore attirer la
creatura. Buona fortuna.
Eunice solleva lo sguardo, di nuovo lo rivolge
alle numerose facce che la fissano. Se solo avesse
il potere di sparire.
Grazie, dice mentre aspetta di essere congedata.
Il signor Ransom e Sydney si scambiano un'occhiata,
poi di nuovo guardano lei.
Vorresti questa parte, Eunice?, le chiede il signor
Ransom. Lo sguardo di Eunice supera il signor
Ransom, i volti riuniti, e raggiunge Merrin, la quale
alza il pollice.
Credo di s, risponde.
Allora  tua, conclude il signor Ransom.
Eunice torna al tavolo. Merrin le d un colpetto
sul braccio,  raggiante.
Che cosa bisogna fare, si chiede Eunice, per sentirsi
cos tutti i giorni?
Si volta a guardare Merrin per dirle qualcosa, ma
la stanza cambia ancora. Ora  in piedi in uno spazio
angusto, chiuso, buio, tremendamente caldo, vicino a
un tavolo con alcune torce sopra, e sotto, sul pavimento,
delle bottiglie d'acqua. Abbassa lo sguardo e
si osserva. Indossa una veste bianca con un cappuccio.
Si trova all'entrata del Wandering Dark la sera
dell'inaugurazione, a recitare la parte della Guida.
Sono stati due giorni pieni. Sydney li ha piantati
all'ultimo minuto e hanno dovuto affidare la sua parte
a un'altra, in quel momento quindi a esibirsi in un
grande numero jazz nella sala da ballo  Merrin. Noah
continua a non avere un bell'aspetto, Eunice  preoccupata,
si tratta per di una preoccupazione vaga,
remota, perch da qualche parte non troppo lontano da
lei riesce a sentire le risate e le urla degli ospiti,
sa dunque che il Wandering Dark sta funzionando.
La gente se la spassa.
S'immagina drammaturga, nascosta nell'atrio di un
teatro ad ascoltare il proprio spettacolo attraverso
le porte chiuse. Fa un inchino nel buio, rivolto
verso il centro della struttura. Le piacerebbe che
suo padre fosse vivo per vedere tutto questo.
Guarda, pensa, guarda cosa abbiamo fatto per te.
Si chiede come vadano le cose a Merrin nella sala
da ballo.
Pi tardi, mentre i ragazzi si struccano e tornano
a indossare i panni di tutti i giorni, Eunice
scorge la sua macchina da scrivere in un angolo del
camerino. Si sta cambiando e si blocca, ci appoggia
sopra una mano.
Merrin le si avvicina e da dietro l'abbraccia.
Accarezzi la tua macchina da scrivere?
Dovremmo farle un monumento, commenta Eunice, abbandonandosi
all'abbraccio. Lo hai sentito il pubblico
stasera?  sempre cos? Mettere in scena uno
spettacolo, intendo.
Nelle serate buone s, risponde Merrin prima di
liberarla dall'abbraccio. Ma ascolta, cosa fai adesso?
Niente, replica Eunice cercando di apparire disinvolta
anche se ha il cuore che batte forte. Perch,
avevi in mente qualcosa?
Merrin s'inumidisce le labbra. Io e Brian Smith
stiamo andando a casa sua a rilassarci un po'. Suo
fratello minore ha pi o meno la tua et. Pensavo
che magari potevate legare.
Eunice fa del suo meglio per non mostrarsi completamente
avvilita. Oh, accidenti.  davvero carino
da parte tua, Merrin.
Cosa c' che non va? chiede Merrin.
A Eunice  necessaria un'umiliante quantit di
tempo per elaborare la risposta. No,  tutto a posto.
Ho solo promesso a Noah che stasera gli avrei
fatto compagnia prima di dormire. Non capita da un
po', capisci?
Ho fatto qualcosa di sbagliato?, domanda l'altra.
Eunice non ha ancora finito di ripulirsi la faccia
dal trucco, ma si dirige verso il gancio a cui aveva
appeso i suoi vestiti. Merrin la segue.
Potresti spiegarmi per favore che cosa ho fatto
di male?, le chiede.
Niente, davvero. Ho solo fatto una promessa a Noah,
ripete Eunice.
Si sfila il costume, lo appende al gancio e inizia
a rivestirsi.
Sar per un'altra volta, allora, commenta Merrin.
Senz'altro. Eunice si sente addosso gli occhi della
ragazza, sta aspettando che lei si volti, ma non
lo fa. Continua a dare le spalle a Merrin finch non
se ne va via.
Di colpo Eunice non ce la fa a reggersi in piedi.
Torna alla macchina da scrivere e si siede. Non
piange. Non l. Chiude gli occhi per non vedere pi
Merrin, tenta addirittura di non pensarci. L'amica non
aveva intenzione di ferirla. Pensava di fare qualcosa
di buono.  solo che Eunice voleva che le facesse un
favore di diverso tipo. Voleva sentirle pronunciare
le parole proibite, quelle che l'avrebbero rappacificata
con il marciume che sta dentro di lei, che la
fa vergognare e avere paura di se stessa.
Quando solleva lo sguardo, la stanza  un'altra.
Fa un po' fatica a capire cosa vede, all'inizio. Le
sembra una grande sala, con i soffitti a volta e un
pavimento di marmo vasto e sgombro che riflette la
luce della luna. I muri sembrano fatti di un qualche
materiale nero e contorto, come tentacoli che scivolano
l'uno sopra l'altro. Ma subito dopo  di nuovo
nella camera da letto della vecchia casa, ha di nuovo
sei anni, e la macchina da scrivere  stata sostituita
dal Commodore 64. Guarda le parole sul monitor:
Un potente demone, un tempo rinchiuso a dovere, 
ora in libert. Vaga indisturbato, senza curarsi di
porte e pareti.
Si gira verso la finestra e vede quella sagoma,
l'ammasso tremolante al di l del vetro, che la sbircia
con i suoi occhi di un arancione acceso.
Torna a guardare lo schermo. Resta con le mani in
mano mentre sul monitor appare un'altra riga:
Non importa cosa vedrete o sentirete, cercate di
non farvi sentire troppo. Qualsiasi rumore attirer
la creatura.
Da qualche parte l vicino sente una risata, e l
nella Citt, dove Eunice esiste sia dentro sia fuori
dal tempo, la riconosce. Appartiene a Noah, il suo
fratellino, e per essere cos tardi sta facendo decisamente
troppo chiasso. Si volta di nuovo verso la
finestra per vedere se anche la sagoma l'ha sentito,
ma quella non c' pi.
Sente una fitta di dolore al petto. La sua mente
non  pi focalizzata sul volto di Merrin, al suo
posto c' un'immagine di Noah.
Un potente demone, un tempo rinchiuso a dovere, 
ora in libert.
Eunice si domanda che cosa pu aver liberato. Noah
ride ancora.
Eunice sa che dovrebbe alzarsi e andare a controllare,
capire se alla sua finestra c' qualcosa, ma
sotto sotto una sensazione la opprime, una malattia
priva di sintomi, uno sfinimento che nessun riposo
pu sanare. Sente che il suo viso sta per cascarle
sulla scrivania. Solleva le mani per provare a sostenersi,
e le dita le finiscono sui tasti del computer.
Iniziano a battere senza bisogno del suo permesso,
mentre il suo volto scivola sempre pi vicino allo
schermo:
In libert.
In libert.
In libert.
...
.
...
FINE Parte 1.